Ascoltando il respiro del Lago di Corbara: tra vini muffati e borghi storici

Un lago, quello di Corbara, con un microclima unico al mondo. Decine di paesi sulle sue rive e sulle colline intorno, che nascondono tesori medievali e rinascimentali tutti da scoprire. E vini straordinari, che nascono sulle sponde di questo lago e che già conoscevo, ma che sono diversi gustati nel loro territorio, dopo avere ascoltato la voce del lago e della nebbia. Avrete capito che è proprio questo specchio d’acqua cheta il filo conduttore di questo nuovo post di viaggio: avevo tanto sentito parlare di questo bacino artificiale tra Umbria e Lazio, nato grazie alla diga sul fiume Tevere, e del microclima che si origina nei suoi dintorni, soprattutto nel periodo autunnale. Nei tre giorni di novembre in cui ho visitato questa zona, ho ritrovato di persona tutto quello di cui avevo letto: cielo terso la notte, temperature di 3-4 gradi, nebbie fitte mattutine che si diradano col primo sole. Nei vigneti, le uve Trebbiano e Grechetto non erano ancora state raccolte del tutto, perché i produttori attendono pazientemente che una muffa, la botrytis cinerea, attacchi gli acini e faccia il suo corso. Una muffa buona, una muffa nobile. Che contribuisce a creare vini magici, capaci di ricordare – e di competere – coi grandi Sauternes francesi.

Lo possono confermare Bernardo e Niccolò Barberani, che oggi curano l’azienda di famiglia seguendo le orme del papà Luigi, pioniere di uno dei vini dolci più importanti e particolari dell’Italia vitivinicola: il muffato, che in questi territori si ottiene proprio con il Trebbiano e il Grechetto. Ma come nasce la muffa nobile? Le particelle d’acqua micronizzata presenti nella nebbia si depositano durante la notte sugli acini. La muffa si forma all’interno del grappolo, e per nutrirsi scava dei fori sulla buccia, formando degli aghi (chiamati ife) che si sviluppano verso l’alto. Questo processo provoca la disidratazione dell’acino. Si origina così un interscambio tra pianta e muffa, grazie al quale la pianta tende a produrre più glicerina e precursori aromatici, che saranno poi decisivi per il vino. L’azienda Barberani, che non è l’unica a produrlo attorno al Lago di Corbara, utilizza la muffa nobile per produrre il suo “Calcaia“: un vino suadente, dolce e allo stesso tempo acido, con profumi che vanno dalle confetture di albicocca al miele millefiori e di acacia; da accompagnare a formaggi erborinati, a dolci ricchi di burro e cioccolato, oppure anche solo da meditazione, durante una sera invernale, davanti a un camino, con un gatto che vi scalda le ginocchia. Oltre a gestire un agriturismo, la cantina Barberani lavora 55 ettari di vigneto, con una produzione in regime biologico di 300 mila bottiglie, di cui 30 mila di vino dolce nelle tre tipologie: moscato, aleatico e muffa nobile. Immersa in un ecosistema parco-bosco dalle caratteristiche uniche, con suoli di origine eocenica e terreni eterogenei, l’azienda lavora sulla qualità grazie a rese molto basse, intorno ai 50 quintali di uve per ettaro. I numeri non possono rendere nulla di quell’amore, quella dedizione con cui Bernardo e Niccolò assolvono quotidianamente il difficile compito di interpretare quello che il Lago di Corbara può dare. Un lago che è paragonato a una “grande bolla”, come amano definirla i fratelli Barberani, che protegge e modifica il clima di questa zona, regala temperature miti anche d’estate ed escursioni termiche fondamentali per gli aromi dei vini: per arrivare a creare il vino perfetto si deve ascoltare la voce del lago.

BASCHI: La zona dominata dal lago di Corbara non è solo legata al vino. C’è un patrimonio culturale e archeologico vasto e complesso, che va da Baschi a Civitella del Lago, passando per Orvieto e per i tanti paesini annidati sulle rocche tufacee. Baschi è un piccolo gioiello da non perdere: di origine etrusca, con testimonianze romane, questo borgo medioevale in miniatura è rimasto intatto nella sua struttura originaria. Vi consiglio di visitare la Chiesa di San Niccolò, che è monumento nazionale, ma soprattutto di passeggiare per gli stretti vicoli e le scalette del centro storico, tra gatti sornioni e fiori dai colori vivace. E non perdetevi gli scorci sulla vallata, che regalano insolite visioni del fiume Tevere. E, se amate l’archeologia, nei pressi del paese ci sono gli scavi archeologici di Scoppieto, con gli insediamenti produttivi di una fabbrica di ceramiche della prima età imperiale romana.

CIVITELLA DEL LAGO: Non lontano da Baschi, c’è un altro luogo incantato, un piccolissimo centro medievale da cui si gode il miglior panorama sul Lago di Corbara, soprattutto al tramonto quando le luci del sole illuminano le mura cittadine. E’ Civitella del Lago, che un tempo si chiamava Civitella de’ Pazzi, un paesino raccolto e adagiato a circa 500 metri di altezza in posizione dominante sulla Val Tiberina. In epoca antica, fu chiamata anche Massa Bindi e faceva parte dei castelli posti a difesa del territorio di Todi. E’ un paese di aspetto medioevale e rinascimentale, perfettamente intatto e conservato. Anche qui, visto le ridottissime dimensioni dell’abitato vi consiglio di passeggiare vagando per i vicoli, i sottopassi, la strada che segue la cinta muraria e guarda il lago e il tramonto. Non perdete la chiesa di San Pietro (risalente al XII secolo), la cisterna medioevale, la chiesa della Madonna del Prato, la Porta Tuderte e la Porta Orvietana, antiche vie di accesso alla città guardando rispettivamente Todi e Orvieto.

CIVITA DI BAGNOREGIO: Con la prossima meta lasciamo per un momento la verde Umbria per sconfinare nel Lazio, ma Civita di Bagnoregio è talmente vicina ad Orvieto che è impossibile non recarsi a visitarla. Per me si tratta della quinta visita e ogni volta questo paese mi toglie il respiro: circa quindici persone abitano questo borgo sospeso nel tempo e nello spazio, che dal 1965 è raggiungibile esclusivamente tramite un lungo ponte in cemento armato. Un ponte fisico ma anche metaforico, che conduce dalla città dei vivi, Bagnoregio, alla città che muore. Così è chiamata Civita infatti, ‘la città che muore’, perché ai suoi lati il Fossato del Rio Torbido e il Fossato del Rio Chiaro scavano continuamente, con le loro acque, le rocce tufacee sottostanti scavando calanchi e provocando una costante erosione che ha isolato completamente il paese. Civita (che deve il nome a Desiderio, re dei Longobardi, che secondo la tradizione guarì da una malattia bagnandosi nelle sue acque termali)  fu fondata dagli etruschi 2500 anni e fa sorge su una delle più antiche vie commerciali d’Italia, che unisce il Tevere e il Lago di Bolsena. L’impianto del paese è etrusco, ma le abitazioni di Civita risalgono al Medioevo e al Rinascimento. Già gli etruschi e i romani avevano perfettamente capito il problema dell’erosione e tentarono di arginare il corso dei fiumi costruendo canali di scolo. Ma tutto è stato inutile. Lo scorso anno la Regione Lazio ha avviato le iniziative necessarie a chiedere che Civita di Bagnoregio siano inserita all’interno del Patrimonio dell’Unesco, lanciando una petizione che ha trovato il sostegno di migliaia di cittadini e personalità della cultura italiane e straniere. Oggi per accedere si deve pagare un biglietto di ingresso di 1,5 euro, che aiutano a finanziare le opere di sostegno e conservazione di questo bellissimo borgo.

ORVIETO: Ed eccoci arrivati al ‘piatto forte’: Orvieto, una cittadina unica, posta in cima a una rupe di tufo, che vista da lontano, di sera, sembra un presepe. Di giorno, invece, il suo profilo si erge maestoso sulla valle del fiume Paglia, un affluente del Tevere. Urbs Vetus, la città antica, ossia Orvieto, fu residenza papale nel Medioevo e questo ha cambiato indelebilmente il suo volto, anche se la sua storia risale a ben prima dell’epoca medievale e romana: con il nome di Velzna fu probabilmente una delle 12 città stato nel periodo etrusco, poi si sviluppò sotto la dominazione dei Romani che la chiamarono prima Volsinii e poi Urbs Vetus. I Papi lasciarono a Orvieto oltre a palazzi e chiese magnifiche anche una eredità morale: essa è la città del Corpus Domini, istituito da Papa Urbano IV nel 1264. Imperdibile il Duomo, un capolavoro dello stile romanico-gotico italiano, da ammirare con calma sia all’esterno sia all’interno, dai bassorilievi nella facciata fino al ciclo pittorico di Luca Signorelli nella cappella di San Brizio. A mio parere il rosone centrale del Duomo di Orvieto è uno dei più belli d’Italia. Ovviamente non perdete il Museo del Duomo e i Palazzi dei Papi, oltre al Palazzo del capitano del Popolo e a una delle ‘chicche’ che questa città antichissima offre al visitatore: l’Orvieto sotterranea. Sotto la città infatti sono state scavate nel corso dei secoli numerose cavità che la percorrono interamente e che rappresentano un viaggio stupefacente dall’epoca etrusca a quella rinascimentale. E, sempre in tema di sottosuolo, ricordate di visitare il suggestivo Pozzo di San Patrizio, del Cinquecento, scavato anch’esso per volere di un Papa, Clemente VII: profondo 62 metri e con un diametro di 13,5 metri, è un vero e proprio tesoro architettonico.

DOVE MANGIARE e COSA COMPRARE: L’Umbria è una terra di grandi prodotti agricoli e enologici: fiore all’occhiello della gastronomia sono le zuppe di verdure, legumi (come non amare le lenticchie di Castelluccio Igp o di Colfiorito), farro, la pasta fatta in casa (gli umbrichelli  e gli strangozzi sono i miei preferiti), il tartufo nero, la selvaggina che qui come in Toscana è di casa, ma anche i formaggi e i salumi di Norcia (il prosciutto Igp è solo la punta di diamante di una produzione di vera eccellenza). Non si dimentichi l’olio extravergine di oliva: vi suggerisco una visita al Museo dell’olio dell’azienda Bartolomei, a Montecchio (Terni), dove si può comprare un buon olio di oliva e cosmetici a base di olio. Insomma, capirete bene che qui in Umbria si mangia bene e si ingrassa altrettanto bene: se poi si considera che, oltre ai prodotti tipici, ci sono anche ottimi ristoranti allora è chiaro che un fine settimana nell’orvietano è un incrocio perfetto tra cultura, arte e buon cibo. Ovviamente, gli appassionati di cucina conosceranno Baschi anche per essere sede del ristorante Casa Vissani, due stelle Michelin: inutile dire che non è un ristorante per tutte le tasche, ma se avete la possibilità di provare la cucina di Vissani non esitate. In tavola troverete l’eccellenza dei prodotti umbri e italiani, il menu cambia continuamente, il tocco dello chef è lieve e punta a valorizzare la materia prima senza stravolgerla. Sempre a Baschi c’è la Sala della Comitissa, un ristorante con enoteca gestito con passione dal sommelier Maurizio Filippi e dalla chef Edi: anche qui la materia prima è la base portata di una cucina improntata al contempo alla tradizione ma anche alla creatività. Tutto è fatto all’interno del ristorante, dal pane ai dolci, fino alla lavorazione di carni, selvaggina e pesci. Maurizio saprà guidarvi con estrema competenza (è un pochino prolisso, ma ha tanto da dire e lo fa con passione vera) nella scelta del vino migliore e del piatto che più vi potrà stuzzicare, anche se vi consiglio il menu degustazione, che vi farà capire il percorso culturale di questo ristorante. Quando andate a Civitella del Lago, invece, potete fermarvi al ristorante Trippini, che con Paolo Trippini ai fornelli è giunto ormai alla terza generazione. E’ un bel locale, con ampie vetrate panoramiche sul lago e un menù che spazia dal tradizionale al creativo, con una formula lunch e diversi menu degustazione serali, oltre a un’ampia carta (forse anche un po’ troppo ampia) che ripercorre i piatti storici del locale e le nuove creazioni. A Orvieto c’è Vinosus, il mio ristorante di riferimento da sempre: la scelta delle materie prime, la pasta fatta in casa, i formaggi e i salumi, la carta dei vini, la cucina improntata al rispetto del cibo e della tradizione umbra sono le peculiarità di questo ristorante, nato dalla visione di Luca Fratini e ora guidato da Rita e Riccardo.

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2 comments

rita guarnaccia 12 Dicembre 2015 at 18:02

molto bello ed interessante come vorrei visitare questi posti spero al piu presto rita guarnaccia

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Ada Parisi 14 Dicembre 2015 at 12:43

Rita grazie!!! Scusa il ritardo nella risposta ma ho avuto un fine settimana blindato in cucina! Spero che, andando in quei luoghi, proverai le emozioni che ho provato io! Ada

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