Recensioni: Modì, una (bella) sorpresa mediterranea a Torregrotta

Giuseppe Geraci non ha mai pensato di andare via da Torregrotta, dove è nato. Anzi, ha creduto profondamente nelle risorse del territorio e nella possibilità di realizzare il suo ristorante in un luogo che nessuno potrebbe definire ‘turistico’, nonostante la vicinanza con Milazzo e le isole Eolie. Così questo giovane chef di  29 anni, insieme all’altrettanto giovanissima moglie Alessandra Quattrocchi, oggi guida il ristorante Modì, un locale che ha aperto i battenti nel 2011 (a soli 21 anni) e che, da marzo 2017, ha trovato la sua sede definitiva in una moderna villetta appena fuori Torregrotta, con una grande terrazza che guarda il mare e le isole. Per me, che conosco Torregrotta e i suoi dintorni, e che conosco l’offerta della ristorazione locale, ben fatta, di qualità ma decisamente rustica, oppure focalizzata sui ricevimenti per matrimoni e catering, trovare un ristorante con la misura e l’eleganza di Modì è stata una sorpresa. Diplomato all’Istituto del turismo di Milazzo e poi all’alberghiero. La prima parola che mi viene in mente per definire lo stile in cucina del ristorante Modì è “pulito”, perché senza eccessi e senza fronzoli, leggero, che si basa saldamente sulla tradizione siciliana e sull’utilizzo delle materie prime locali, cui lo chef aggiunge quel pizzico di personalità che rende un piatto originale. Il ristorante Modì di Torregrotta fa parte de Le soste di Ulisse e di Chic-Charming Italian Chef.

AGGIORNAMENTO: siamo ritornati da Giuseppe Geraci nell’agosto del 2019 e abbiamo trovato conferma del giudizio già espresso nel 2017. Alla fine dell’articolo l’aggiornamento della recensione con il nuovo menu e le foto.

 

Il locale ha circa 30 coperti, che restano invariati sia in inverno sia in estate, nonostante la terrazza consenta di raddoppiare i posti. In cucina, oltre allo chef, ci sono due persone mentre la sala è affidata alla ferma cortesia della giovane Alessandra, sommelier Ais. La carta del ristorante Modì cambia a seconda delle stagioni e si limita a sei antipasti, sei primi e sei secondi, oltre ad alcuni piatti del giorno che lo chef Geraci improvvisa con ciò che di nuovo e fresco trova sul mercato. Per la quasi totalità si tratta di un menu di pesce, con piccole proposte di carne e vegetariane. Il rapporto qualità prezzo è sicuramente molto vantaggioso, le porzioni sono abbondanti ma servite in modo elegante.

L’arredamento è semplice e scarno, con belle pareti in cui dominano il bianco e il color tortora. I tavoli moderni e minimali sono illuminati da lampade a sospensione. Poche ceramiche bianche ad ingentilire l’ambiente, anche perché le vere protagoniste del locale sono le grandi vetrate (con bellissimi infissi in legno) che danno sulla terrazza facendo filtrare l’inconfondibile luce del cielo siciliano. L’attenzione al cliente comincia con la degustazione di olio extravergine di oliva, varietà Biancolilla della azienda Val Paradiso di Favara (Agrigento) e con i grissini di farina di Tumminia fatti in casa. Il pane è, invece, fornito al ristorante Modì da un panificio esterno ed è l’unico elemento che non viene preparato in sede. Tra gli antipasti, ho scelto il crudo di pesce (13 euro): calamari a julienne, gamberoni rossi di Mazara del Vallo, pesce spada con arancia candita, pesce lampuga (capone) con pesca bianca e carpaccio di ricciola. Il crudo è accompagnato da sale di Mozia e olio extravergine di oliva.

Ho assaggiato anche uno sfizioso gambero rosso di Mazara del Vallo, marinato al rum e servito con mela verde e granita al mojito: bella presentazione, abbinamento azzeccato tra l’acidità della mela verde croccante, la freschezza della granita e il sentore di rum vaporizzato sul piatto al momento del servizio. Sicuramente un piatto freschissimo e molto centrato per la stagione estiva.

Poi ho provato il mosaico di mare (13 euro), vario e sfizioso: nove piccoli bocconcini caldi e freddi a base di pesce che lo chef elabora quotidianamente. In questo piatto si trovano assaggi di stampo tradizionale, come l’insalata di polpo, le cozze, le polpette di pesce, la sarda allinguata (impanata e fritta), ma anche sfizi più creativi come l’ombrina impanata nel cocco rapé (a scaglie), un’insalata di calamari al pesto, una tartelletta di zucchine con gambero rosso, un cannolo di pane con melanzane e pesce azzurro.

 

Tra i primi piatti, ho ordinato uno dei piatti storici dello chef Geraci: le chicche di pasta fresca con melanzane, crema di ricotta salata e gamberoni (12 euro). Un piatto sempre in carta, anche se con ripieni diversi a seconda della stagione: sei tortelli ripieni, serviti su una bisque di gamberoni, realizzati con una sfoglia di pasta fresca all’uovo, cotta al dente e saporita. Persistente e piacevole la farcia di melanzane e ricotta salata e accattivante l’abbinamento con i gamberoni appena scottati.

Ancora, ho assaggiato un mischiato di pasta di Gragnano  in zuppa di pesce e crostacei (12 euro). Una porzione molto abbondante, anche un po’ eccessiva, ma decisamente golosa per il gusto e l’equilibrio dei sapori, tendenti al dolce ma ben calibrati. La pasta è stata risottata all’interno della zuppa, che ha assunto una consistenza cremosa, con ricchi pezzi di polpa di pesce e gamberi. Pur conoscendo la difficoltà di cottura del mischiato, che contiene formati che necessiterebbero di cotture diverse, avrei però preferito una pasta leggermente più al dente. Oltre alla pasta fresca fatta in casa, il ristorante Modì utilizza soltanto due tipologie di pasta siciliana, firmate dal pastificio Piazza (Moio Alcantara) o dal pastificio Campo (Erice, Trapani).

Visto che in carta ho trovato anche un risotto, ho voluto mettere alla prova lo chef su uno dei piatti cruciali per ogni cucina che si rispetti. Quindi ho assaggiato il carnaroli “Pilavecia”, con caciocavallo ragusano Dop, tartare di ricciola, limone e pepe rosa (12 euro). Davvero un risotto ben eseguito, all’onda, con tempi di cottura perfetti, accompagnato da un bel sentore di limone, non tale da sovrastare la delicatezza della ricciola cruda. Piatto in equilibrio tra grasso e acido, con il limone che bilanciava il grasso del caciocavallo. Personalmente, non amo il pepe rosa, ma ho molto apprezzato questo piatto.

Tra i secondi piatti, ho provato un secondo del giorno e un secondo di carne. Ottimi i filetti di lampuga (pesce capone), con cipolle caramellate, menta e salsa di arance (14 euro). Si tratta di una variazione di un piatto siciliano (il pesce con la cipuddata), che trova una buona espressione nell’abbinamento tra il gusto agrumato della salsa di arance e il dolce della cipolla. Cottura perfetta della lampuga, con pelle croccante e interno morbido e rosa, al cuore.

Buono, anche se decisamente nel solco della cucina tradizionale, il filetto di maiale nero dei Nebrodi alle erbe aromatiche, glassato con miele di ape nera dei monti Nebrodi, nocciole e una riduzione di aceto balsamico. Mi è piaciuta la nota lieve del miele, in grado di esaltare la carne di maiale.

 

Chiudiamo con i dolci, realizzati tutti in casa (5-6 euro). Anche in questo caso la carta consente di scegliere tra sei referenze. Prevalgono i dolci al piatto. Ho provato un tortino di mele, accompagnato da gelato alla vaniglia e salsa al cioccolato bianco. Un classico, ben eseguito, che appaga sicuramente il palato ma senza stupire.

Poi un ottimo gelato alla Malvasia delle Lipari, con terra di piparelle (un biscotto tipico messinese a base di mandorle) e capperi di Salina canditi. Davvero buono il gelato, cremoso e dal gusto intenso di Malvasia, servito alla giusta temperatura. Piacevole l’abbinamento con la nota speziata delle briciole di piparelle, e con la nota ancora sapida, nonostante la canditura, del cappero. Un dessert che mangerei nuovamente più che volentieri.

Buona (ma decisamente da rivedere per quanto riguarda la porzione, troppo abbondante a fine pasto) la crema di ricotta, con cialda di cannolo, cannella e gel di arance amare. Si tratta di una delle numerose variazioni, e scomposizioni, del cannolo siciliano. Croccante, non unta, ma un po’ troppo spessa la scorza del cannolo; gustosa la crema di ricotta che immagino possa essere molto più ricca di sapori in autunno inoltrato e non ai primi di settembre. Ho trovato molto interessante l’abbinamento con le arance amare. Chiusura con biscottini al limone e caffè espresso, offerti dallo chef. Carta dei vini prevalentemente di impronta siciliana, con qualche buona etichetta italiana, con ricarichi medio alti. Ottima scelta di liquori e di vini dolci e passiti. Il prezzo pagato per il pasto è decisamente leggero per la qualità del cibo che è arrivato in tavola. Il servizio è cortese e preciso, i piatti sono spiegati molto bene, con dovizia di particolari su ingredienti e tecniche di cottura. Un indirizzo sicuro per chi si trova a Messina.

(visitato nel settembre 2017 e nell’agosto 2019)

  • AGGIORNAMENTO DELL’AGOSTO 2019

A due anni dalla prima recensione, Giuseppe Geraci ha affinato la sua capacità di costruire piatti equilibrati, con pochi ingredienti e ben rappresentanti il territorio. La sua cucina resta una cucina di sostanza, le porzioni (fortunatamente) sono più calibrate, meno abbondanti, l’estetica del piatto più raffinata e severa. Geraci ha imparato l’importante arte di togliere il superfluo. I prezzi sono leggermente più alti, ma il rapporto qualità prezzo resta sempre convenientissimo. In carta ci sono ancora alcuni piatti-simbolo, come il risotto al Ragusano, polvere di limone e pepe rosa, l’ottimo arancino di pesce spada (senza riso) e Vastedda del Belice, il gambero rosso di Mazara con mela verde e granita di Mojito, accanto a piatti nuovi. Il benvenuto è un rotolo croccante di pane con pomodoro, basilico e melanzane, il pane e i grissini sono fatti in casa con grani antichi siciliani e con il pane viene fatto degustare l’olio extravergine siciliano (Lorenzo degli oleifici Barbera). Tra i piatti nuovi abbiamo provato il polpo croccante alla brace con crema di spinaci, pomodorini confit e frolla salata al sesamo, leggero, saporito e gustoso. Nel 2019 il costo degli antipasti è compreso tra 10 e 19 euro (i crudi di mare), quello dei primi tra 10 e 15 euro, quello dei secondi è compreso tra 15 e 19 euro. Dolci tra 6 e 7 euro. Il cliente può scegliere anche tra tre menu degustazione, serviti per almeno due persone: il primo (Isola di sapori) è composto da quattro portate di pesce al costo di 40 euro; il secondo (profumi di Sicilia) è composto da 9 portate (tra carne e pesce) a 70 euro; il terzo (Fai tu) una degustazione di 7 piatti a scelta dello chef, al costo di 55 euro.

Due spaghetti tra i primi. Buona, anche se leggermente troppo untuosa, la carbonara rivisitata, preparata con un leggero intingolo aglio, olio e peperoncino, guanciale croccante, pepe e tè  nero e zabaione salato. Cottura ottimale della pasta, al dente, come anche nella versione dello chef dello spaghetto con le vongole, preparato sempre con una leggera base aglio e olio cui viene aggiunta una emulsione di acqua di mare e la tradizionale ‘muddica atturrata’ siciliana, ovvero briciole di pane tostato. Un primo piatto ben equilibrato dal punto di vista del sale e dalla notevole cremosità.

Tra i secondi piatti abbiamo scelto una succosa ricciola affumicata al legno di mandorla, con melanzana bruciata: un piatto leggero e ben calibrato, con la nota fumosa non fastidiosamente persistente, e un tenero filetto di maiale (già mangiato nel 2017 ma oggi vestito a nuovo) condito con il suo fondo emulsionato con miele di ape nera dei Nebrodi e la leggera nota acida dell’aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia.

Geraci ha affinato la mano sui dolci, rendendoli un fine pasto piacevole e proporzionato: abbiamo scelto gli stessi dolci del 2017 e, soprattutto sul cannolo, la differenza si vede e si sente. Il cannolo siciliano scomposto è diventato una delicata cornucopia (frittura croccante e non unta) con una crema di ricotta leggermente aromatizzata alla cannella e limone candito. Sempre buono anche il gelato alla Malvasia delle Lipari con capperi canditi e piparelle (un biscotto tipico del messinese) sbriciolate. Piccola pasticceria finale a base di mini sospiri di ricotta, paste di mandorla e sablè alle nocciole.

Merita nuovamente un plauso il servizio in sala, guidato con mano ferma da Alessandra Quattrocchi, sommelier di grande esperienza e passione, che in due anni ha ulteriormente guadagnato in sicurezza e competenza. Alessandra cura una carta vini davvero ben fatta, con una prevalenza di piccoli produttori siciliani ed escursioni intelligenti e ricercate in italia e nel mondo. I prezzi della lista vini sono più corretti del 2017 e c’è anche la possibilità di bere una bottiglia portata da casa (diritto di tappo a 5 euro) o di portare via il vino non finito. In carta, anche una scelta di caffè artigianali e, per il fine pasto, oltre ai tradizionali vini dolci siciliani, anche una selezione di amari dell’isola.

Modì
via Bucceri – Contrada Maddalena
Torregrotta (Messina)
telefono: 345 092 8345

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