Itinerari: Paesaggi d’Abruzzo, dal Gran Sasso all’Adriatico attraverso le Colline Teramane

La bellezza austera di Santo Stefano di Sessanio, le tradizioni casearie di Castel del Monte, le vastità e i profumi dell’altopiano di Campo Imperatore, la sapienza artigiana dei ceramisti di Castelli, i vigneti di Notaresco, il mare e gli antichi sapori di Silvi Marina. L’itinerario di viaggio che vi propongo oggi si snoda attraverso i paesaggi, i gusti e i colori dell’Abruzzo, tra i territori attorno al Gran Sasso e fino al mare Adriatico, passando per le Colline Teramane, terra dell’omonimo vino Docg e vanto della regione che è patria del vitigno Montepulciano. Un itinerario di tre giorni, da percorrere in auto, straordinariamente vario, che vi farà conoscere la speciale diversità di una delle più interessanti regioni italiane.

SANTO STEFANO DI SESSANIO – Il nostro viaggio parte dalla provincia dell’Aquila, ai confini con quella di Teramo e, in particolare, da Santo Stefano di Sessanio. L’antica Sextantium, uno dei borghi più belli d’Abruzzo: nel 2009, ormai dieci anni fa, è stato anch’esso colpito dal terremoto dell’Aquila e oggi è uno dei migliori esempi di rilancio, di ricostruzione e di rinascita dell’Abruzzo. Si tratta di uno dei luoghi più frequentati, più caratteristici e interessanti da visitare. Molte case sono già state ristrutturate, ma molto resta ancora da fare anche se finalmente sono iniziati i lavori per la ricostruzione della torre medioevale Medicea, crollata a causa del sisma, uno dei simboli di Santo Stefano di Sessanio. Nel periodo medioevale, sotto la famiglia toscana dei Medici, divenne un fiorente centro per il commercio della lana.

Bellissimo segnale il fatto che per le vie del centro storico si incontrino numerosi turisti: quelli di passaggio per un pomeriggio, italiani e stranieri, ma anche quelli che scelgono di alloggiare in una delle strutture dell’albergo diffuso “Sextantio”, nato nei primi anni Duemila. Passeggiando tra i muri in pietra di questo paesino di origini medioevali, vi suggeriamo di fare una pausa alla caffetteria Tisaneria e Bottefhe, che fa parte del circuito Sextantio, per gustare una ferratella con confettura fatta in casa, accompagnata da una tisana o da uno sciroppo fresco; oppure alla gelateria, sempre aderente al circuito, situata al centro del paese dove il fior di latte, il cioccolato e la nocciola sono, secondo noi, i gusti da non perdere. Non dimenticate di acquistare anche un sacchetto di lenticchie, uno dei prodotti tipici locali.

DOVE MANGIARE A SANTO STEFANO DI SESSANIO – La Locanda del Palazzo è un antico casale fuori le mura del paese di Santo Stefano di Sessanio, attentamente ristrutturata nel corso degli ultimi anni, mantiene inalterata la struttura in pietra e legno, risalente al diciassettesimo secolo. Potete dormire in uno dei quattro appartamenti o in una delle sette camere, tutte arredate con mobili d’epoca, e poi concedervi una serata all’insegna della gastronomia tradizionale al ristorante. La cucina propone un menu basato esclusivamente su prodotti e ricette abruzzesi: lenticchie, zafferano e ceci di Navelli, ricotta e pecorino di Castel del Monte, ravioli e chitarrine, agnello e quinto quarto.

Infinita la serie degli antipasti, tra cui spiccano i formaggi abruzzesi, provenienti dai pascoli dell’altopiano di Campo Imperatore ma anche dal paese di Scanno e, in particolare, quelli di Gregorio Rotolo (Bio Agriturismo Valle Scannese), tutti custoditi nell’antica cantina in pietra, ai lati delle sale del ristorante. Ottimi anche il prosciutto di pecora, i caratteristici “coglioni di mulo”, la salsiccia di Barisciano, la coppa, il prosciutto casereccio, le salsiccia di fegato di Paganica. Delicati i ravioli con la ricotta e lo zafferano, più robuste le chitarrine al ragù di agnello, come anche l’agnello arrosto.

LA CANTINA INALTO – I vini della Cantina Inalto, di proprietà di Adolfo De Cecco, ci hanno accompagnati nella cena alla Locanda del Palazzo. Adolfo è un giovanissimo produttore che gestisce, assieme ai familiari, l’azienda De Cecco, una tra le più importanti industrie della pasta in Italia, con sede a Fara San Martino. I suoi vigneti si trovano a Ofena, un borgo della provincia dell’Aquila, non distante da Santo Stefano di Sessanio. L’idea di Adolfo, che dal 2015 ha iniziato la sua avventura nel campo vitivinicolo, è quella di produrre vini eleganti, fini, che rappresentino una nuova espressione di questo territorio e del suo Montepulciano d’Abruzzo. Un vitigno che, al 100%, forma l’uvaggio del suo “Inalto rosso”: vino elegante, con tannini delicati, equilibrato e fresco. Brillante, sapido e di facile beva anche “Inalto Bianco”, prodotto con un blend di uve Trebbiano d’Abruzzo e Pecorino.

 

CASTEL DEL MONTE E IL FORMAGGIO CANESTRATO – Da Santo Stefano di Sessanio si percorre in pochi minuti di auto la strada panoramica che porta al paese di Calascio, altro borgo di alta montagna, dove si trova la famosa Rocca di Calascio, risalente al dodicesimo secolo, che è stata sede di importanti set cinematografici (da Ladyhawk a Il nome della rosa) e di cui vi parlerò in un’altra occasione.

Qualche chilometro prima del centro di Castel del Monte si incontra l’azienda agricola Gran Sasso, di Giulio Petronio. Allevamento e caseificio convivono sotto lo stesso tetto. Qui si produce tutto l’anno un particolare formaggio pecorino, inserito nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali (Pat) della Regione Abruzzo e anche presidio Slow food. E’ chiamato anche il formaggio della transumanza. Castel del Monte, infatti, si trova lungo la linea dei tratturi che dall’Abruzzo conducono alla Puglia. Il suo disciplinare di produzione è chiaro: un prodotto a latte crudo, ottenuto da pecore allevate, nei mesi estivi, negli altipiani di Campo Imperatore, sul versante aquilano del Gran Sasso; e nei mesi invernali nelle stalle o in recinti esterni. Un formaggio ottenuto da tre ingredienti (sale, latte e caglio), dal gusto inconfondibile, con una pasta cremosa che si fa più piccante nei casi di forme più stagionate. Il piccolo Consorzio dei produttori del Canestrato di Castel del Monte è oggi un custode attivo di questo prodotto di eccellenza.

DOVE MANGIARE A CAMPO IMPERATORE – Campo Imperatore e il suo altopiano, che guarda dal basso verso l’alto il complesso di montagne del Gran Sasso, è certamente uno dei luoghi più suggestivi di questo nostro itinerario. Ci si arriva da Castel del Monte, percorrendo in auto una bella strada panoramica (la statale 17 bis) fino a quota 1400 metri, ai piedi del Monte Camicia. E’ qui che, tra primavera ed estate, si possono incontrare le greggi di pecore, il cui latte servirà a produrre il formaggio Canestrato di Castel del Monte. Luogo di villeggiatura e di lunghe passeggiate all’aria aperta, per gli amanti del trekking ma anche dell’arrampicata, Campo Imperatore è una vasta area con numerosi rifugi e punti di ristoro. Due di questi (il ristoro Mucciante e il ristoro Giuliani, nella foto) si trovano proprio lungo il nostro itinerario. In queste case di legno, dotate di barbecue messi a disposizione dei clienti con le braci già accese, si possono gustare i famosi arrosticini e le carni di agnello arrosto. Una sosta è d’obbligo. Qui non c’è servizio al tavolo: si acquista la carne e la si griglia all’esterno da soli. Invece, se si vuole mangiare comodamente seduti, uno dei ristorantini più caratteristici è il Rifugio Fonte Vetica, che propone piatti tradizionali di montagna come le chitarre ai funghi, al sugo di maiale, l’agnello arrosto, i formaggi e dei saporiti salumi.

CASTELLI, CITTA’ DELLA CERAMICA – Oltre 40 botteghe artigiane, una prestigiosa scuola di formazione per giovani ceramisti, un panorama mozzafiato. Questa è Castelli, città italiana della ceramica: un centro della provincia di Teramo, ai piedi del Gran Sasso, famoso a livello internazionale già tra il 1500 e il 1600, per le sue ceramiche che oggi si trovano nelle dimore dei più potenti sovrani europei, compresi gli Zar di Russia. Ancora oggi, Castelli è uno dei punti di riferimento, un modello e un vanto del made in Italy. La nascita dell’Istituto d’arte ceramica risale al 1906, con il nome di “Regia scuola d’arte ceramica”, con l’obiettivo di rilanciare l’attività della maiolica italiana, entrata in crisi a partire dal 1800. Le opere degli allievi di questa scuola furono esposte per la prima volta nel 1911 all’Expo di Torino.

La scuola è dedicata a Francesco Angelo Grue, esponente di una delle più importanti famiglie di ceramisti castellani del XVII secolo. Nel 1961, la scuola divenne istituto statale e poi, nel 2009, è stata trasformata in Liceo artistico per il design. Oltre a formare i giovani allievi, è anche un museo che vanta una vasta raccolta di documenti, incisioni, spolveri e disegni di maestri della ceramica castellana del XVII e XVIII secolo. Da non perdere sono la Raccolta internazionale d’arte contemporanea (oltre 300 artisti da 50 nazioni) e il famoso presepe monumentale: 54 sculture, realizzate dagli stessi studenti, negli anni tra il 1965 e il 1975. Oggi, a dirigere la scuola c’è Mirella Censasorte mentre Giovanni Giacomini è il direttore del Museo della ceramica di Castelli.

IL MUSEO E COLLEZIONE GIACOMINI – La collezione Giacomini è un altro dei tesori da non perdere a Castelli. Io sono appassionata di ceramiche, e per me le preziose maioliche decorate dai vari esponenti della famiglia Grue valgono, da sole, una visita. Non solo: questo comune di circa 1.200 abitanti può vantare anche la cosiddetta Cappella Sistina della Ceramica. Si trova nella chiesa di San Donato. Ed è uno dei più straordinari esempi della capacità degli artigiani abruzzesi di lavorare la ceramica. Si tratta di una volta maiolicata, composta da oltre 800 mattoni decorati, tra il 1615 e il 1617. Un’opera che vale una visita a questo grazioso paese, dove l’amministrazione comunale è molto impegnata nel valorizzare cultura e tradizioni.

LE CERAMICHE DI SIMONE – Il modo migliore per capire la bellezza e la difficoltà dell’arte ceramica, è sicuramente visitare la bottega del maestro Vincenzo Di Simone e di suo figlio Antonio, che si trova nel centro storico di Castelli. Qui si torna a respirare davvero l’aria di una volta, quando le ceramiche erano lavorate e decorate interamente a mano e i colori si fissavano alle forme dopo lunghe cotture in grandi forni a legna. Le sfumature cromatiche tipiche di Castelli, il maestro le ottiene selezionando personalmente (ad 85 anni) le pietre raccolte nel vicino torrente Leomogna e miscelandole assieme a stagno, piombo, silice, secondo precisi rapporti di peso, utilizzando le alte temperature dei forni.

Entriamo in silenzio nella vecchia bottega maiolicara di Via del Giardino e troviamo il maestro Vincenzo Di Simone che sta terminando un lavoro al tornio. Il maestro è uno strenuo e orgoglioso difensore dell’antica arte del ceramista a 360 gradi. Siccome il tempo è poco, ci mostra la preparazione di un tradizionale “fischietto” in terracotta, che realizza in pochissimi minuti con una velocità da brividi. Poi, il maestro Di Simone racconta se stesso. E ci spiega del suo ancestrale rapporto con il fuoco, le preghiere e la devozione a Sant’Antonio Abate, del grande forno che ancora accende e chiude con una muratura provvisoria per alcuni giorni, in modo da fissare i vividi colori e le decorazioni all’argilla smaltata. Colori che Vincenzo Di Simone ottiene dalle ossidazioni dei metalli, che sono custoditi nella sua tavolozza personale. Rame, antimonio, cobalto. Il loro mix, sapientemente dosato, è in grado di generare tutte le sfumature. Altro che tecnologia moderna e apparecchiature industriali, il lavoro dell’artigiano ceramista è proprio questo: gesti precisi e riti consolidati, un’esperienza secolare destinata a proseguire, che fanno di questa bottega un museo unico nel suo genere e un vanto di tutto il paese di Castelli.

LA DOCG COLLINE TERAMANE E LA FATTORIA NICODEMI – Nel 2003, un gruppo di aziende fonda il Consorzio di tutela vini Colline Teramane Docg, per valorizzare al meglio il vino ottenuto dal Montepulciano d’Abruzzo. Il territorio gestito dal consorzio (dal 2018 presieduto da Enrico Cerulli Irelli) si estende dal Gran Sasso al mare Adriatico, dove sono prodotte anche la Doc Controguerra e la Igt Colli Aprutini. Sono oltre 40 le aziende iscritte, che lavorano per far conoscere questi vini ai consumatori italiani e internazionali. Notaresco è uno dei centri più noti del territorio delle Colline Teramane, dove viene prodotto l’omonimo vino a Denominazione d’origine controllata e garantita. Gestita a conduzione familiare, la Fattoria Nicodemi è una tra le più moderne cantine del territorio. L’azienda fu creata negli anni 70 da Bruno Nicodemi e oggi è gestita da Alessandro ed Elena, figli di Bruno, che hanno accettato la sfida della vitivinicoltura. I due fratelli insieme hanno fatto crescere questa cantina, che oggi esporta circa l’80% dei vini prodotti. Condotta con i metodi dell’agricoltura biologica, la cantina è autosufficiente dal punto di vista energetico, grazie a un efficiente impianto fotovoltaico. Sui 38 ettari totali, di cui 30 ettari vitati a corpo unico, vengono prodotte 200 mila bottiglie. I terreni si trovano intorno ai 300 metri di altitudine: da un lato il monte Gran Sasso e, dall’altro, il mare a una distanza di dieci chilometri. I migliori assaggi per noi sono stati tre: il “Neromoro” (Montepulciano d’Abruzzo riserva, Colline Teramane Docg), il “Notari bianco”, un Trebbiano d’Abruzzo Doc superiore che profuma di fiori bianchi, con una elegante sapidità; “Le Murate”, Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg: un rosso dalla grande bevibiiltà, con profumi intensi di frutta rossa (amarene e ribes) e spezie, dal gusto fresco, equilibrato, grazie a tannini morbidi e un’acidità sempre in evidenza.

L’ABBAZIA DI PROPEZZANO E L.A CANTINA DE STRASSER – A meno di dieci minuti di auto da Notaresco si trova l’Abbazia di Propezzano, uno dei monumenti più interessanti di tutta l’area delle Colline Teramane. La prima struttura dedicata a Santa Maria propiziatrice risale all’anno 715, ma è dal 1285 che il primo insediamento dei monaci benedettini apportò dei grandi cambiamenti strutturali. Da quel momento, partirono i lavori per la costruzione dell’Abbazia che conosciamo oggi, in stile romanico. Il complesso è visitabile su prenotazione, e vi assicuriamo che ne vale la pena. Al suo interno, si trovano numerosi affreschi risalenti al sedicesimo secolo. All’esterno, la cosiddetta Porta Santa, attribuita all’artista Raimondo del Poggio e risalente al Trecento.

La particolarità, e l’unicità, di questo luogo, è che l’intero complesso dell’Abbazia è proprietà privata della Famiglia Savini De Strasser, che la acquistò nel 1871 dopo la soppressione dell’ordine dei frati minori osservanti, nel 1811. Dal 2011, la famiglia Savini De Strasser ha fatto partire un lavoro di ristrutturazione degli spazi interni ed esterni del complesso. Oggi, i visitatori possono assaggiare, degustare e acquistare i vini nati dai vigneti dell’abbazia. La Cantina De Strasser sarà presto trasferita interamente negli spazi interni al chiostro, in modo da unificare la zona produttiva con quella di affinamento e quella dedicata alla commercializzazione. La famiglia De Strasser produce anche un olio extravergine di oliva (monocultivar Tortiglione) dagli oliveti centenari limitrofi alla Abbazia.

DOVE MANGIARE IN VAL VIBRATA: RISTORANTE ZENOBI – La Val Vibrata, tra le Colline Teramane, è una delle zone più caratteristiche. Questo territorio, e in particolare il comune di Colonnella, ospita il ristorante Zenobi, una delle tappe obbligate per chi, in vacanza da queste parti, vuole provare una genuina cucina tradizionale. Zenobi è anche azienda agricola e, pertanto, nel ristorante si trovano prodotti come olio, vino, erbe officinali, verdure di stagione che provengono dai dieci ettari coltivati dalla famiglia Zenobi. Da non perdere: le polpette di ricotta al sugo, i maccheroncini all’abruzzese (con le polpettine), le “scrippelle” (il timballo teramano), la capra alla Neretese (una capra stufata). Tra i dolci, la pizza dolce teramana. Tra i vini, abbiamo degustato un corposo Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg, Castellum Vetus, prodotto dall’azienda agricola Centorame (Casoli di Atri), annata 2014.

DOVE DORMIRE A GIULIANOVA – Cinzia e Salvatore, dal 2008, gestiscono il bed and breakfast “l’Orso e l’Ape”. Un’oasi di pace nel cuore dei vigneti delle Colline Teramane. Cinzia ha una lunga esperienza nel mondo dell’hotellerie mentre Salvatore è un instancabile tuttofare, che gestisce la vigna, la cantina, gli orti e i giardini. Una bellissima coppia che ha scelto di trasferirsi nelle Marche, dopo tanti anni passati tra Canton Ticino e Lombardia. La struttura ha sei camere, maniacalmente arredate e estremamente pulite e rifinite, che affacciano sulle vigne della cantina Podere San Massimo. La colazione viene servita su una terrazza panoramica, da cui si vedono sia il mare Adriatico sia le montagne circostanti. Cinzia è maestra nella preparazione dei dolci, sempre diversi e gustosi. Provate le sue crostate con le confetture di frutta: sono eccezionali.

TERAMO E MONTEGUALTIERI – E’ il momento di partire per la zona sud-est del lungo e vasto territorio delle Colline Teramane. Dall’area di Giulianova ci si sposta a Teramo, per una rapida visita al centro storico, alla piazza Martiri, dove suggeriamo di visitare il Duomo, intitolato a Santa Maria Assunta. Proseguendo per un breve tratto autostradale, si esce a Basciano, un paese molto piccolo che è sede della sagra del prosciutto abruzzese, che si svolge ogni mese di agosto. Per raggiungere Atri, da Basciano bisogna prendere la statale 81, una via che attraversa i crinali delle colline e consente di godere di interessanti panorami tra piccoli centri urbani e scorci sulle tipiche formazioni dei calanchi. Arrivati al paese di Cermignano, suggeriamo di fare una breve sosta a Montegualtieri, per vedere la famosa (e molto rara) torre medioevale. Alta circa 18 metri, risalente al tredicesimo secolo, ha una pianta triangolare e fu costruita per sorvegliare il percorso della Val Vomano. Un’altra torre triangolare in Abruzzo è “Sutrium”, a Bussi sul Tirino.

COSA VEDERE: ATRI – Magnifico borgo che da una collina a 300 metri di altitudine guarda al Mare Adriatico, Atri è un luogo denso di curiosità. Per alcuni storici, fu un antico insediamento di origine illirico-siculo, popolato fin dal VIII secolo avanti Cristo. Divenne colonia e provincia durante il periodo Romano. Nel Medioevo si schierò a difesa del Papa, durante la lotta tra gli Svevi e il papa Innocenzo quarto. Per tale motivo, Atri divenne un Comune autonomo. Nel 1305, fu inaugurata la bellissima Cattedrale dedicata (come a Teramo) a Santa Maria Assunta, i cui lavori iniziarono 50 anni prima. Dalla fine del secolo quattordicesino, Atri passò sotto il dominio dei Duchi di Acquaviva che dominarono per quattrocento anni. In questo lasso di tempo, Atri è stata abbellita con Palazzi nobiliari, chiostri, piazze, chiese. Da visitare, oltre alla Cattedrale, sicuramente c’è il maestoso Palazzo dei Duchi degli Acquaviva, la chiesa di Santa Reparata, la chiesa di San Francesco, l’Auditorium Sant’Agostino, il Teatro Comunale, costruito nel 1881 sul modello del celebre Teatro alla Scala di Milano.

COSA COMPRARE AD ATRI – Lungo le vie del centro storico, fermatevi alla panetteria “Il Fornaccio”, per gustare i tipici fiadoni: una pasta cotta al forno che viene riempita di ricotta (ricetta tradizionale), ma anche con il tonno o con il prosciutto. I fiadoni hanno anche una variante dolce, con miele, ricotta e uvetta. Tra i souvenir enogastronomici, oltre ai vini delle Colline Teramane Docg, non dimenticate la liquirizia, prodotto tradizionale del luogo e che ha origini lontane: ovvero dal 1500, da quando i frati domenicani estraevano il succo dalle radici. Consigliamo di acquistare alla Bottega della Liquirizia, tra la piazza Duomo e il Palazzo dei Duchi degli Acquaviva, dove si trovano oltre trenta tipi di liquirizie diverse, compreso il famoso marchio Menozzi-De Rosa (dal 1836), che ad Atri ha il suo stabilimento produttivo. In questo negozio, che ha una storia di alcuni decenni, si può anche acquistare un dolce tipico abruzzese: il pan Ducale, la cui ricetta base è composta da uova, zucchero, farina e mandorle, accompagnate talvolta con il cioccolato. Nei dintorni, nelle piccole botteghe (come la Salumeria degli Acquaviva, da Domenico), non dimenticate di comprare le confetture d’uva, lo zafferano d’Abruzzo, i salumi caratteristici, come la ventricina abruzzese, nella versione dolce o piccante.

DOVE MANGIARE A SILVI MARINA – E dalle Colline Teramane si giunge al Mare Adriatico. In particolare, vi suggeriamo di spostarvi a Silvi Marina, dove potrete cambiare menu, abbandonando formaggi, salumi e carni, e gustare una sontuosa cena a base di pesce. I ristoranti sono decine, e molti hanno un target turistico. Ma quello che vi suggeriamo è in grado di offrirvi un’ottima cucina tradizionale di pesce, letteralmente sul mare. E’ il ristorante Costa Verde, il regno della signora Michelina Belmonte. Qui, in un ambiente familiare, grazie alla cortesia e professionalità di Gabriella e di Lolita, si possono gustare alcune ricette storiche di Silvi Marina, che ci riportano indietro nel tempo, alla sua antica marineria, risalente al periodo romano e poi medioevale.

Tradizione quindi, ma non senza una certa attenzione alla leggerezza e a cotture rapide che valorizzano al meglio il gusto del pesce fresco. Arrivano in tavola: ostriche e cannolicchi, seppie in saor, sgombro alla silvarola con olive e pomodoro, cannolicchi scottati alle olive, calamaretti spillo crudi con melone, scampi e granchi in umido, le delicatissime linguine alla crema di sogliola (un piatto speciale).

DOVE DORMIRE A SILVI – La torre Martinetti Bianchi è un posto d’altri tempi. Se scegliete di dormire in questo edificio medioevale, splendidamente conservato, prendetevi i vostri ritmi, perché questo è un luogo da assoluto relax. La torre è collocata in cima al Colle Cancello, a Silvi, risale al 1450 circa. Svolgeva funzioni militari, di sorveglianza delle coste dalle incursioni dei pirati saraceni, nel periodo in cui sulle terre d’Abruzzo governavano i vice re spagnoli di Napoli. Oggi, la torre è ancora di proprietà dei discendenti dei Marchesi Martinetti Bianchi, che la ottennero dopo che i Duchi d’Acquaviva di Atri, a metà del 1700, nominarono Andrea Martinetti governatore di Atri, affidandogli il compito di far rispettare le leggi in quel territorio. Nell’anno 2000, la torre è stata restaurata e oggi viene gestita con cura da Elisabetta Ruscitti Sarra, discendente delle famiglie Martinetti Bianchi e dalla famiglia Vinditti. Dalle finestre della torre Martinetti si possono ammirare il mare, gli uliveti e il profilo della torre di Cerrano. Dagli uliveti nei dintorni, nella Contrada Piomba Alta, nasce l’olio “Podere del Colonnello”, prodotto dalla famiglia D’Orazio Vinditti, grazie al lavoro di Giorgio d’Orazio Vinditti, impegnato a mantenere vive le tradizioni agricole di quest’angolo del teramano. Quest’olio extra vergine d’oliva è ottenuto da quattro varietà: Dritta, Castiglionese, Leccino e Moraiolo: un fruttato leggero con note di amaro e piccante, molto equilibrato e davvero versatile negli abbinamenti in cucina.

INDIRIZZI E LINK UTILI

Consorzio Colline Teramane – Corso Umberto I – Montepagano Roseto degli Abruzzi (Teramo), tel. 085.8071699

Torre Martinetti Bianchi – Silvi

Ristorante Costa Verde, piazza Marconi 3 – Silvi Marina (telefono 085 935 1400)

Locanda del Palazzo, via Gabriele d’Annunzio 12 – Santo Stefano di Sessanio (telefono 328 161 5128)

Vecchia bottega maiolicara Di Simone, via del Giardino 20 – Castelli (telefono 0861 979003)

Comune di Castelli e Museo delle Ceramiche

Ristorante Zenobi, contrada Riomoro –  Colonnella (Teramo) – (telefono 0861 70581)

B&B L’orso e l’ape, via Colle San Massimo 13 – Giulianova (telefono 339 851 2963)

Abbazia di Propezzano, Morro d’Oro (Teramo), telefono 392.2318864

 

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1 comment

elisabetta corbetta 5 ottobre 2018 at 08:42

Grazie per i preziosi suggerimenti

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