Itinerari di viaggio: Pantelleria, un battito di Sicilia nel cuore del Mediterraneo

Non sbaglia chi definisce Pantelleria la “perla nera del Mediterraneo” e non sbaglia chi dice che quest’isola è un’isola assoluta: la si ama o la si odia. Perché Pantelleria è tagliente, violenta, intensa, isolata, pura e dura come il diamante. E non tutti sono in grado di affrontare questa purezza. Noi, in quattro giorni appena, ci siamo innamorati di Pantelleria, gioiello siciliano dall’animo discreto, dove l’accoglienza è sempre di casa e dove il tempo trascorre più lento che altrove. Il mare blu intenso è solo uno degli aspetti di Pantelleria, che al suo interno conserva tutto il suo carattere terreno, caldo e genuino. Abbiamo provato a cogliere questo carattere, attraversando l’isola in lungo e in largo e scoprendone i protagonisti, i sapori e le tradizioni. Perché Pantelleria è la Sicilia al quadrato, e se la amerete la amerete per sempre. Oppure potreste anche scappare via dopo poche ore: ci hanno raccontato che è già accaduto, e non una volta sola. Pantelleria è la casa di uno straordinario vino Passito, di capperi in fiore arrampicati sui muretti a secco in pietra lavica (la cui tecnica di costruzione è patrimonio intangibile Unesco), di ulivi che crescono come bonsai, di pietre consumate del vento e dalle onde, di buganvillee opulente e fichi d’India a picco sul mare, ma è anche la casa di uomini legati a doppio filo a questo destino isolato, a queste rocce vulcaniche disegnate dal vento.

Proprio al vento Pantelleria deve il suo nome arabo: “bent-al-riyah”, che significa “figlia del vento”. Invece, per i Greci prima e poi per i Romani l’isola prese il nome di Cossyra. Oggi, incastonata nel mar Mediterraneo, più vicina alle coste della Tunisia che della Sicilia, lontana dal turismo di massa, Pantelleria conta circa 8.000 abitanti, che nel periodo estivo aumentano sensibilmente, ma senza mai alterare gli equilibri di un territorio piccolissimo. Per poter girare l’isola è necessario affittare un’auto, uno scooter o una bici. Noi abbiamo scelto di soggiornare nell’isola all’inizio del mese di settembre, quando il turismo è ormai un’onda calante, durante il Pantelleria Doc Festival, evento dedicato al vino che in una settimana coinvolge tutte le principali borgate, con iniziative legate alla cultura del vino, dei prodotti dell’isola e delle tradizioni gastronomiche.

Terra di esuli cristiani e di invasioni saracene dal mare, Pantelleria, nonostante la sua condizione di isola, ha subito diverse invasioni e, ovviamente, diverse influenze nel corso dei secoli. Lo si nota dall’accento dei suoi abitanti, che non è facilmente decifrabile e non è assimilabile a quello che si sente comunemente in Sicilia. Il dialetto pantesco oggi è un misto di termini siciliani, italiani, arabi e latini. Lo si può notare dai cognomi delle varie famiglie originarie (ad esempio Casano, Bonomo, Errera, Valenza), e lo si vede chiaramente anche dalla toponomastica: le contrade, le strade, gli approdi risuonano di nomi esotici come Khamma, Gadir, Rekale, Bukkuram, Gibele.

I fertili terreni di origine vulcanica di Pantelleria hanno consentito da sempre agli abitanti di quest’isola di ricavare dalla terra prodotti genuini, dalla frutta agli ortaggi. L’isola non è però autonoma dal punto di vista idrico, perché non sono presenti fonti d’acqua dolce, ed è quindi dipendente dai rifornimenti provenienti dall’esterno. La piovosità dell’isola è generalmente bassa, ma in alcune zone interne come la Montagna Grande si creano condizioni microclimatiche che portano più umidità e sono particolarmente adatte ad alcuni tipi di colture. La vite di Zibibbo, vanto di Pantelleria, beneficia particolarmente di questo andamento climatico e si arrampica, insieme a ulivi, capperi, buganvillee e fichi d’India, sui muretti a secco e sui terrazzamenti, che sono il principale elemento del panorama di Pantelleria. L’isola è anche costellata di piccole conche scavate nella terra, dove le piante sono messe a dimora per trovare riparo dal vento sferzante. Per questo motivo, l’alberello è la forma di allevamento più diffusa per le pianta. E la tecnica di coltivazione della vite a forma di alberello è entrata nel patrimonio immateriale dell’Unesco nel 2014, come “pratica agricola altamente sostenibile e creativa”.

DOVE MANGIARE: OSTERIA IL PRINCIPE E IL PIRATA – Nei pressi della cantina Donnafugata, Punta Karace è uno dei luoghi di Pantelleria capaci di regalare scorci unici. Franca, Luciano, Marco e Simone hanno deciso di aprire qui l’osteria Il principe e il pirata, il cui sottotitolo è “il mare in osteria”. Qui, potrete gustare la cucina tipica pantesca di mare, una serie di piatti siciliani di sostanza, equilibrati, di grande intensità che sfruttano tutte le straordinarie materie prime dell’isola. Tra gli antipasti, meritano una citazione il cous cous tradizionale con pezzetti di pesce povero e verdure, servito con il brodo di pesce, lo sgombro scottato, l’insalata di arance e capperi croccanti. Tra i primi: particolari i ravioli panteschi di ricotta e menta ai ricci di mare, con polvere di caffè; il risotto agli agrumi con crudo di gamberi rossi, gli spaghetti con il sugo di pesce del giorno. Tra i secondi: l’uovo fritto e topinambur; la zuppa di pesce senza spine; la frittura di paranza e il pesce spada in padella con patate, olive e pomodorini. Ovviamente, dovete provare il formaggio “tumma pantesca” (uno dei pochissimi formaggi prodotti sull’isola, dove gli animali da latte sono rarissimi) servito con un filo di olio extravergine e pepe nero, la famosa insalata pantesca (pomodori, cipolle, olive e tanti, tanti capperi) e i filetti di alici siciliane in olio di oliva. Tra i dolci: da non perdere il bacio pantesco. Avrete modo di assaggiarlo più volte al giorno, perché è il dolce simbolo di Pantelleria e ne diventerete dipendenti. Si tratta di una frittella dolce condita con ricotta: la semplicità paga. Non perdete anche il dessert chiamato “Mandorla” (una mousse alla mandorla, con confettura di arance e mandorle caramellate) e la cassatina monoporzione. Il costo di un pasto completo è di circa 40 euro. Ottima la selezione dei vini, che spaziano dalla Doc Pantelleria agli spumanti italiani metodo classico. Aperto da aprile a ottobre, merita una citazione l’ambiente tipicamente marinaro, multicolore, arredato con gusto e delicatezza.

DA VISITARE: DONNAFUGATA – L’azienda vitivinicola Donnafugata è una meta obbligata per chi a Pantelleria vuole cogliere a pieno il valore della produzione di vino quest’isola. Donnafugata sull’isola ha 64 ettari di vigneti sparsi nelle 14 contrade. Gli spettacolari terrazzamenti in Contrada Khamma disegnano un paesaggio da cartolina che sale verso le pendici del monte Gibele. All’interno della conca si trova la cantina di lavorazione delle uve che daranno vita al Ben Rye, uno dei passiti di Pantelleria Doc più famosi e premiati in Italia e nel mondo. La famiglia Rallo, con Antonio e sua madre Gabriella, ci accoglie con il sorriso e il viso rilassato di chi ama visceralmente quest’isola. I vigneti di Donnafugata sono un museo a cielo aperto, dove i turisti che vogliono conoscere da vicino la realtà dei vini Doc Pantelleria possono passeggiare, effettuare visite guidate e ovviamente degustare l’isola in un calice del colore del tramonto.

DA VISITARE: IL GIARDINO PANTESCO DI DONNAFUGATA – Da non perdere, all’interno della cantina padronale, il giardino pantesco, che la cantina Donnafugata ha donato al Fondo per l’ambiente italiano (Fai) nel 2008. Un’oasi fresca nella calura estiva, fatta di pietre vulcaniche disposte a torre, a forma di circolo, che all’interno nasconde uno dei beni più preziosi dell’isola: una pianta di arance di varietà “Portogallo”. Questa costruzione particolarissima, alta 4 metri e dal diametro di 11 metri, consente di proteggere la pianta d’arancio dal vento e fa sì che, laddove non c’è acqua, l’umidità possa concentrarsi in modo naturale. Questa umidità consente di raccogliere abbastanza acqua per far crescere rigogliose le piante di agrumi, necessarie per il nutrimento e la vitamina C in un’isola dove, per gli alberi, è molto difficile svilupparsi in altezza, a causa delle particolarissime condizioni climatiche. Una tecnica antichissima, che risale al 3000 avanti Cristo, e che ancora oggi viene utilizzata e preservata dai cittadini di Pantelleria.

DOVE MANGIARE: SESIVENTI- Se volete iniziare la vostra permanenza a Pantelleria nel migliore dei modi, dovete darvi il tempo di ammirare una delle cose più belle dell’isola: il tramonto. “Sesiventi” è uno dei migliori locali per un romanticissimo aperitivo con vista tramonto, scelto da moltissimi italiani e turisti. Qui, occorre prenotare con molto anticipo, perché i posti disponibili sono pochissimi. Non voglio rovinarvi la sorpresa, ma da Sesiventi si fa l’aperitivo seduti sul tetto bianco calce di un bellissimo dammuso pantesco ristrutturato, distesi sui cuscini colorati, osservando il tramonto sulle coste africane della Tunisia. Una delle esperienze più indimenticabili della mia vita, anche se non la più comoda. Vini, birre e cocktail sono di buon livello, l’aperitivo è ricco e viene servito su ampi taglieri in legno, ma il cibo passa completamente in secondo piano rispetto alla palla infuocata del sole che annega nel mare. Il servizio è rapido e molto cortese, grazie a una squadra molto affiatata di giovani (coordinati dall’imprenditore Jonathan Guida), che vantano esperienze anche internazionali. I prodotti utilizzati sono di ottima qualità e vengono spiegati nel dettaglio dal personale di sala. Sesiventi è aperto durante la primavera e l’estate, fino a metà settembre. Poi, come nella maggior parte dei locali di Pantelleria, si chiude per la pausa autunnale e invernale.

I DAMMUSI – Chi arriva a Pantelleria noterà immediatamente queste costruzioni basse, con i tetti bombati, sparse un po’ per tutto il territorio. Sono i dammusi, le antiche abitazioni dell’isola. I dammusi, di origini arabe, sono degli straordinari esempi di architettura sostenibile. In un’isola dove le piogge sono molto scarse, i tetti ondulati avevano, e hanno tutt’oggi, la funzione di raccogliere l’acqua piovana che viene convogliata da piccole canalette di scolo in cisterne appositamente costruite all’interno delle mura. Originariamente, i dammusi erano delle case utilizzate dai contadini e venivano realizzate con le stesse pietre laviche ricavate dai terreni bonificati. I materiali usati per costruire il tetto sono la terra, la pomice vulcanica, il tufo rosso. Ancora oggi è facile vedere adagiati sui tetti i prodotti di quest’isola: uva, pomodori, capperi e zucchine pantesche vengono lasciate là ad essiccare al sole. Oggi, i dammusi disegnano il paesaggio di Pantelleria dal mare alla montagna. Sono molte le costruzioni ristrutturate, anche da personaggi famosi del mondo dello spettacolo, dell’imprenditoria e della moda, ma molti sono ancora da ristrutturare, soprattutto in aperta campagna e nelle contrade non ancora considerate “di moda”. Il nostro consiglio è scegliere un dammuso non di nuova costruzione per soggiornarvi: per capire Pantelleria dovete vivere come i panteschi.

DA VEDERE: PUNTA SPADILLO – Quando atterrerete nel piccolissimo aeroporto avrete ancora negli occhi le acque verdi e azzurre del lago di Venere. Contrada Khamma è un ottimo punto di partenza per la visita dell’isola: a pochi chilometri si trova il faro di Punta Spadillo. Appena fatto qualche passo, coglierete immediatamente il carattere vulcanico di Pantelleria, dove ancora oggi si verificano fenomeni di vulcanesimo secondario, come acque calde e fumi. Una passeggiata lungo la strada sterrata che porta allo spettacolare faro di Punta Spadillo (uno dei quattro dell’isola) ne è la prova. Vedrete un paesaggio lunare, fatto di tavolieri e colate laviche, con rocce appuntite che virano dal rosso al nero. Punta Spadillo è anche sede del Museo Vulcanologico, inaugurato nel 2010 grazie ai fondi europei. Racconta la storia geologica dell’isola attraverso cinquanta campioni di roccia eruttiva. Ricordiamoci che Pantelleria è un complesso vulcanico attualmente attivo. E tutta l’isola è Parco nazionale. L’isola è la punta emergente di un complesso vulcanico attivo di cui solo il 28% è emerso.

DA VEDERE: IL LAGO DI VENERE – Da Khamma al Lago di Venere occorrono pochi minuti di auto. Tenete presente che tutte le vie dell’isola sono molto, molto strette, quindi guidate con prudenza, soprattutto di notte. E’ strano pensare che in un’isola piccola come Pantelleria ci sia anche un lago, ma si tratta della traccia più evidente dell’origine vulcanica di questo luogo magico della Sicilia. Un grande specchio d’acqua salmastra, calda, in una conca circondata da colline, profonda circa 12 metri. Il Lago di Venere è uno dei luoghi da visitare assolutamente in un itinerario pantesco. Le piogge e le sorgenti termali sono le fonti che lo alimentano, dando all’acqua una piacevolissima temperatura di circa 45 gradi. Nel lago di Venere è possibile immergersi, sfruttando i fanghi naturali del fondale per fare degli impacchi e rilassare la pelle. Nel periodo estivo sono molti i turisti che affollano le sue rive: i parcheggi per le auto sono molto vicini e ben organizzati, e non troverete mai ressa. A due passi dalla riva del lago, vi consiglio una visita alla azienda agricola Marai, che ha allestito un piccolo punto di ristoro in cui è possibile assaggiare una granita, un’insalata pantesca, panini con ingredienti a chilometro zero, frutta fresca e gelati al gusto di uva zibibbo.

DA VEDERE: L’ARCO DELL’ELEFANTE – C’è un altro regalo che la natura ha fatto a Pantelleria. E’ lo splendido Arco dell’elefante, che si raggiunge facilmente in auto, dirigendosi verso Punta Tramontana. Dopo aver costeggiato la cala di Levante, vi troverete di fronte un mare dal colore azzurro intenso, a tratti così scuro da sembrare nero e a uno spettacolare sperone di roccia scavata dalle onde, a forma di testa di elefante. Va detto che Pantelleria, nonostante sia circondata dal mare, non ha punti di facile accesso all’acqua: anche i punti considerati come via d’accesso per principianti, rappresentano diversi ostacoli, e l’arco dell’elefante è uno di questi punti. Nonostante le difficoltà, i turisti non rinunciano a immergersi nelle acque pulitissime dell’isola. Se vi piace la barca, allora noleggiatene una: è il modo migliore per fare il bagno a Pantelleria e non è difficile scorgere imbarcazioni a vela che fanno sosta nella cala, protetta dai venti di maestrale e di scirocco.

DA VISITARE: AZIENDA AGRICOLA BONOMO – Volete portarvi a casa il gusto di Pantelleria? L’indirizzo giusto è l’azienda agricola Bonomo. La famiglia Bonomo ha dato vita a questa giovane azienda a pochi passi dal borgo di Scauri: si tratta di una azienda che ha fatto tesoro di ciò che Pantelleria sa regalare a chi cura la terra in maniera assidua e intelligente. Emanuela Bonomo è una imprenditrice lungimirante. Nei suoi terreni si producono vino, frutta, verdura e, soprattutto, capperi. Ma anche marmellate e confetture (fichi, uva, pesche e albicocche), origano, conserve e olio extravergine di oliva (da olive Biancolilla, l’unica coltivata nell’isola). In vendita troverete frutta e verdura fresca a chilometro zero e tante conserve da acquistare (le spedizioni sono veloci, efficienti e molto convenienti). La vendemmia è tra le attività che l’azienda Bonomo cura in modo particolare: dai vigneti di Ziton di Rekale nasce il Don Petro, il passito di Pantelleria Dop: un vino morbido, dotato di una elegante acidità che lo rende bevibile e facilmente abbinabile ai dolci a base di pasta di mandorle, a formaggi stagionati. Ma si può gustare in purezza, come vino da meditazione. Acquistatene una bottiglia e non dimenticate di comprare un rametto di uva di Zibibbo appassita per i vostri dolci e i gelati: non ne assaggerete mai una più dolce.

DA VEDERE: IL CAPPERETO DI MONTE GIBELE – L’azienda agricola Bonomo, certificata biologica dal 2017, è famosa in tutta l’isola perché è proprietaria del cappereto più grande e più alto di tutta Pantelleria. Un unico appezzamento, che si trova sul Monte Gibele, a un’altezza di circa 600 metri sul livello del mare. I muri terrazzati di questo cappereto formano un coreografico anfiteatro naturale che vi consigliamo di visitare durante la primavera e durante l’estate. Il cappero è una delle coltivazioni più tipiche di Pantelleria ed è un prodotto a indicazione geografica protetta (Igp), protetto dall’unione europea. La raccolta si svolge da maggio a settembre, ma potete acquistarlo sempre perché viene commercializzato (in base alla dimensione: piccoli, medi o grandi) sottosale e, più raramente, sottaceto. Oltre ai capperi (che sono l’infiorescenza), a Pantelleria potete acquistare i cucunci, ovvero i frutti del cappero. Forse non sapete che anche le foglie del cappero sono commestibili e commercializzate in piccoli vasetti: sono ottime da mangiare e molto belle da vedere nei piatti.

DOVE MANGIARE: LA NICCHIA – Voluto da Gianni Busetta, il ristorante (e pizzeria, ma solo in bassa stagione) “La Nicchia” nasce nel 1987 dopo la ristrutturazione di un “dammuso”. Da anni, questo locale è un punto di riferimento nel panorama gastronomico dell’isola, anche perché è uno dei pochissimi ristoranti che, oltre alla cucina di pesce, propone anche i pochi piatti tipici di carne di Pantelleria, primo tra tutti lo stufato di coniglio, oltre a una scelta di dolci tipici come i mostaccioli, altrove introvabili. La struttura può ospitare circa cento persone nelle diverse sale, una delle quali è ricavata all’interno di un meraviglioso giardino pantesco. La cucina punta principalmente sui piatti della tradizione e inserisce anche grandi prodotti Dop e Igp italiani. Gianni Busetta e Giusy Brignone sono degli attenti selezionatori dei prodotti che, in parte, provengono dal giardino di proprietà. In tavola arrivano: caponata di melanzane con mandorle tostate; alici con olio e origano; ravioli panteschi (con bottarga e colatura di alici); spaghetti con gamberi, capperi, sedano e pomodorini; coniglio alla pantesca (con carote, sedano, cipolle, capperi e olive). Come dessert: un buonissimo “bacio di Pantelleria”, il migliore della mia permanenza sull’isola, con l’immancabile ricotta e lo zucchero a velo. Ma soprattutto gli eleganti e rari “mostaccioli”: dolci di pasta secca (acqua, farina e strutto), decorati a mano e ripieni di mandorle tostate, vino, miele, scorze di mandarino, sesamo, cannella, chiodi di garofano, semi di finocchio. La carta dei vini del ristorante La Nicchia spazia tra Sicilia e altre regioni italiane. Ampia la gamma dei vini regionali. Con la possibilità di ordinare anche delle buone birre artigianali.

DA VEDERE: PANTELLERIA – Il borgo principale di Pantelleria, dove hanno sede il municipio e il porto per l’approdo delle navi passeggeri, è il cuore economico dell’isola. Qui si trovano bar e ristoranti (tutti molto turistici, non ve li consiglio), negozi di alimentari, di souvenir nonché l’unico distributore di benzina dell’isola. Vi suggeriamo una visita all’imponente castello medioevale, costruito in pietra lavica, con torri, archi in pietra e volte a botte. Il castello, nel corso dei secoli, è passato nelle mani dei dominatori arabi, bizantini, normanni, spagnoli e oggi è la sede dell’evento Passitaly, dedicato al vino Passito di Pantelleria. Il castello guarda il mare e il fronte del porto, con le barche della piccola flotta di pescherecci panteschi.

COSA COMPRARE A PANTELLERIA – Ceramiche, capperi, melanzane, sottoli, cosmetici. Pantelleria è un’isola ricca di curiosità, da gustare in loco ma anche da portare a casa. Al centro del borgo principale di Pantelleria fate una tappa all’Emporio del gusto, vicino al distributore di benzina, dove è possibile acquistare, oltre al celebre vino passito di Pantelleria, molti prodotti dell’agricoltura: caponata, foglie di cappero, capperi sotto sale, biscotti tipici, conserve, confetture. Essendo l’isola di origini vulcaniche, la pietra ossidiana (con il suo caratteristico colore nero) è il materiale più utilizzato per la produzione di gioielli. Non fatevi sfuggire una collana o un piccolo bracciale di ossidiana, per lo più realizzati in leghe metalliche o in argento. Un consiglio: verificate che il vostro gioiello abbia la certificazione di origine e la garanzia. Ancora, dalla pietra lavica e dai fanghi del lago di Venere sono prodotti cosmetici per uomo e per donna: un bel regalo per chi è rimasto a casa. Sull’isola ci sono anche alcuni negozi che vendono ceramiche: molte sono ceramiche siciliane generiche, ma ci sono anche alcune produzioni pantesche eseguite da artisti locali, sia in chiave tradizionale (con i motivi tipici dell’isola) sia in chiave moderna.

COSA ASSAGGIARE A PANTELLERIA – Pantelleria è un’isola ricca di peculiarità gastronomiche. Un esempio su tutte: la zucchina di Pantelleria (kukuzza pantesca), che vedrete fino allo sfinimento nei campi e sui dammusi di tutta l’isola. Simile a un melone, ha una buccia spessa che vira dal giallo al verde, ma il suo cuore morbido e gustoso viene utilizzato in diverse ricette tradizionali, come la “ciakiciuka” (peperoni, melanzane, olio, cipolle e sugo di pomodoro) e la “kukurummà” (patate e zucchine bollite, condite con olio). Entrambe le preparazioni potrete facilmente gustarle fresche nei ristoranti di Pantelleria, o acquistarle in conserva. Non mancano, in quest’isola del vento, i peperoncini, che spesso sono appesi fuori dalle case degli abitanti locali, così come aglio e cipolle.  Proprio le cipolle sono uno degli ingredienti più utilizzati nella cucina locale. Pensate all’insalata pantesca, in cui vengono abbinate ai capperi, alle patate e al pomodoro. Il pane caratteristico di Pantelleria, ai profumi di finocchietto, è fragrante e cosparso di semi di sesamo. Da provare assolutamente i ravioli dolci (“cassateddre”), ripieni di crema di ricotta e con il vino zibibbo nell’impasto: nel borgo di Pantelleria, vi suggeriamo quelli della Pasticceria Katia (nel lungomare Paolo Borsellino). E sempre in questa pasticceria, vi suggeriamo di provare anche una delle tante granite, in particolare quella con fico d’India e vino Passito. Infine, non perdete assolutamente il bacio pantesco: una irresistibile frittella di pasta dolce, ripiena con crema di ricotta e cosparsa di zucchero. La sua forma può essere a farfalla, stella o fiore. E viene ottenuta grazie a un apposito strumento di metallo che è usato durante la frittura.

DOVE MANGIARE: RISTORANTE ALTAMAREA. Una terrazza sul porto di Scauri. Altamarea è sicuramente il luogo più romantico di questo itinerario: se siete una coppia in vena di coccole è il posto giusto per voi. Prenotate, perché è sempre pieno, soprattutto a cena. D’estate si mangia nei tavoli affacciati sul mare, in un ambiente discreto ed elegante, a lume di candela (un po’ troppo fioca). Lo chef Salvatore Raso propone una cucina basata sulle materie prime dell’isola, prendendosi qualche licenza creativa. In tavola sono arrivati una insalata pantesca (6 euro), pomodori capperi e basilico (4 euro), caponata di mare (melanzane e pesce spada in agrodolce, 12 euro), busiate al gambero e pesto di pistacchi e salicornia (18 euro), degli ottimi spaghetti con sarde e finocchietto (15 euro). Poco originale la scelta dei dolci, iconico bacio pantesco a parte, in carta ci sono solo i consueti parfait di mandorle o di pistacchio e l’eterna mousse al cioccolato. Si mangia bene, con prezzi nella media (alta) di Pantelleria: il conto finale per quattro portate è di circa 55 euro, vini esclusi.

DA VISITARE: CANTINA MARCO DE BARTOLI – L’azienda vitivinicola Marco De Bartoli rappresenta, a partire dagli anni Ottanta, una delle migliori realtà vitivinicole dell’isola di Pantelleria (l’azienda ha sede anche a Marsala). I cinque ettari di vigneto in contrada Bukkuram (dall’arabo “padre della vigna”), curati da Sebastiano De Bartoli, regalano uno dei migliori passiti di sempre. Il Bukkuram è un concentrato di uva zibibbo, elegante, persistente e sontuoso. La visita alla cantina De Bartoli è un’esperienza che vi suggeriamo assolutamente: sarà Sebastiano a raccontarvi e farvi conoscere la sua passione per il vino e per la sperimentazione (anche di vino nelle anfore). E avrete modo di conoscere più da vicino la filosofia di questa cantina e la sua sapienza nel preservare lo stile tradizionale della produzione del Passito di Pantelleria. E, magari, avrete la fortuna di fare una degustazione al tramonto proprio con Sebastiano, sorseggiando un calice di Bukkuram, o anche dell’innovativo Pietra Nera (in versione secca, minerale e aromatica), guardando il sole scendere a ovest verso il mare e nascondersi dietro le piccole viti ad alberello.

DOVE MANGIARE: MUEGGEN DI SALVATORE MURANA – Salvatore Murana è un artigiano del Passito di Pantelleria. Le sue vigne, in contrada Mueggen, raccontano la storia di quest’isola che ha fatto dell’uva Zibibbo (dall’arabo “zabib” che significa uvetta) e del suo vino unico una grande e fondamentale risorsa. Passiti, bianchi di Pantelleria, rosso pantesco. La cantina di Salvatore Murana, nata negli Anni 70, si basa su un’esperienza di sei generazioni nella coltivazione della vite. Diciassette ettari di terreni, su suoli vulcanici, che sfruttano il clima fresco ai piedi della Montagna grande. E l’azienda, a conduzione familiare, non produce solo ottimi vini, ma propone anche una formula ristorazione. Non perdete un sostanzioso aperitivo con le verdure tipiche di Pantelleria sul silenzioso e fresco loggiato della cantina, al tramonto, seduti sui sedili di ceramica colorati. Il ristorante si chiama “Mueggen – l’isola nell’isola” e propone piatti della tradizione, con un sapiente uso e valorizzazione dei prodotti locali, a partire dai gustosi capperi, dall’olio d’oliva extravergine e dai pomodori nell’insalata pantesca. Formaggio “Tumma” pantesca, frittelle di verdure, verdure ripiene, cous cous, pesce spada o gamberoni e un ottimo gelato al vino zibibbo sono tra le proposte di questa trattoria di charme. Non perdete, a fine pasto, una degustazione dei particolari vini passiti di Salvatore Murana: Martingana 2006 e Khamma 2009 sono tra le massime espressioni di questa tipologia di vino, con sentori spiccati di miele, confettura di albicocca, fichi secchi e noce moscata.

Pantelleria_Pellegrino_aperitivo_tramonto

DA VEDERE: CANTINA PELLEGRINO – L’aperitivo al tramonto è uno dei must di Pantelleria e viene proposto in numerose aziende vitivinicole, oltre che nei bar. Cantine Pellegrino è una di quelle aziende meglio posizionate rispetto al tramonto, in contrada “Cuddie Rosse”, a ovest dell’isola. Il nome “Pellegrino” richiama alla mente uno dei brand più importanti della Sicilia vitivinicola. Questa azienda è arrivata sull’isola nel 1992 e dai suoi vigneti nascono vini come “Nes”, un passito davvero ben fatto e di facile bevibilità, con sentori di miele, fichi secchi e frutta candita. Una nota di merito va certamente al Moscato di Pantelleria (pesca, melone, agrumi), perfetto mentre ammirate il sole infuocato che affonda nelle acque profonde all’orizzonte.

DOVE MANGIARE: OSTERIA LA VELA – Scauri è il secondo porto di Pantelleria. Qui le grandi navi non attraccano e nel piccolo approdo c’è posto solo per le piccole imbarcazioni di pescatori e turisti. Il minuscolo borgo è molto caratteristico ed è posto sulla cima di una collina a strapiombo sul mare. Proprio al porto, di fronte all’acqua, è possibile fermarsi per un pranzo o una cena informali al ristorante La Vela. Un indirizzo sicuro, dove la cucina è verace e dove il pescato è protagonista assoluto della tavola. Dal pesce crudo degli antipasti alla zuppa di cozze, fino ai primi piatti come gli spaghetti al pesto di Pantelleria o quelli con le uova fresche di pesce. Ma anche fritto misto e grigliate a base di pesce di giornata che, all’uso antico, viene portato al tavolo su un vassoio per la scelta da parte del cliente. I pesci: cipollaccio, San Pietro, lampuga, sogliola, gallinella, a secondo di quello che è stato pescato la sera prima,. Al ristorante La Vela non mancano ricche preparazioni con la pregiata aragosta. Vini esclusivamente siciliani e birra del birrificio locale “La panteska”. A fine pasto, immancabile il bacio pantesco: ben fatto, non unto, con una gustosa ricotta fresca e leggermente zuccherata. Di fronte al ristorante “La vela” c’è anche quella che è forse la più agevole discesa a mare di tutta Pantelleria.

(viaggio del settembre 2018)

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2 comments

elisabetta corbetta 25 Febbraio 2019 at 08:37

Devo andare a Pantelleria per il cibo ma anche per la sua cultura
Grazie
Un bacione

Reply
Ada Parisi 25 Febbraio 2019 at 11:58

Si è meravigliosa. Soprattutto per chi è in cerca di profondità. Un bacio, Ada

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