Itinerari: da Agnone a Campobasso. Il Molise tra storia e soste gourmet

La chiamano “la regione che non esiste”. E mi sono sempre chiesta il perché di questa espressione per definire il Molise. Sono voluta andare a scoprire questi luoghi che la mia fantasia vedeva simili all’Abruzzo, verdi e montuosi. E in quattro giorni questa regione l’ho visitata e l’ho vista nei suoi due volti: quello freddo e invernale delle montagne e quello caldo primaverile della pianura e di Campobasso. Ho scelto quindi di visitare le zone più interne, l’Alto Molise, e non quelle costiere, e tornerò sicuramente per vedere i trabucchi sul mare al tramonto. L’impressione che ho avuto è quella di una regione verde, ricca di risorse naturali, dalle tradizioni contadine e agropastorali ancora vive e fiere, come quella della transumanza, che negli ultimi anni si sta gradualmente riscoprendo. Una regione che si sente ancora crocevia di quella che fu chiamata “la civiltà dei tratturi”, in un percorso che da secoli unisce Abruzzo, Molise e Puglia. Una terra di grandi materie prime, con gente che lavora sodo, che parla poco e si dà molto da fare. Quello che mi è rimasto nel cuore del Molise sono i suoi borghi, incastrati tra la terra e il cielo, incuneati su speroni di roccia dove è quasi impensabile concepire dei centri abitati. Borghi purtroppo penalizzati dalle strade di accesso, che meriterebbero un po’ più di manutenzione, a esclusione di quelle dei vari fondovalle che sono ben tenute. Il Molise è anche gastronomia di qualità e primizie agroalimentari: dal caciocavallo al pane, dai dolci della tradizione a uno straordinario olio extravergine di oliva: un paradiso per i gourmet, anche per i prezzi, davvero molto al di sotto della media.

AGNONE – Ho iniziato il mio viaggio da Agnone, in provincia di Isernia, città di origini sannite e sede della più antica fabbrica di campane del mondo. Come tutti i borghi dell’Alto Molise, Agnone si trova a 840 metri d’altezza ed è immersa nel verde, circondata da boschi e torrenti. Da lontano, svettano i tanti campanili delle chiese: nel piccolo centro abitato infatti ce ne sono ben tredici. Tra queste, la Chiesa di Sant’Emidio (con l’attigua biblioteca Emidiana), quella di San Marco e la Chiesa di Sant’Antonio Abate. Da visitare anche la chiesa di San Francesco, monumento nazionale, e il suo chiostro: risale al XIV secolo e ha un portale gotico sormontato da un bellissimo rosone. Tra i punti più belli della cittadina c’è la Piazza Plebiscito, con la sua fontana risalente al 1880.

AGNONE – Il centro storico di Agnone è di impianto veneziano, come si può notare dalle tante statue di leoni, simbolo della Serenissima, sparse per il paese. Nel XII secolo, ad Agnone, giunsero degli artigiani veneti al seguito di Landolfo Borrello, nobile molisano che prestò servizio alla corte dei Dogi di Venezia e ricreò gli ambienti della città lagunare nel centro molisano. Da Venezia giunse in Molise anche l’antica arte della lavorazione del rame che, in epoca medioevale, nella valle del fiume Verrino, aveva favorito la creazione delle antiche fonderie del rame, a funzionamento idro-meccanico. Oggi, nel centro di Agnone, gli artigiani non hanno dimenticato le proprie origini. E se volete conoscere come operano i maestri ramai vi consiglio di visitare l’antica bottega della famiglia D’Aloise, lungo il Corso Garibaldi, la via dello shopping.

DA GUSTARE AD AGNONE: PASTICCERIA CAROSELLA – Percorrendo il Corso Garibaldi, incontrerete la storica Pasticceria Carosella: una dolceria tradizionale gestita interamente da donne, dalle cui mani escono dolci senza compromessi, fatti per lo più con ingredienti freschi e molisani ma senza trascurare il meglio di altre regioni (come le mandorle siciliane di Avola). Sono le piccole cose a rendere speciale questi dolci: nessun uso di preparati, le uova rigorosamente fresche, il latte e la panna migliori sul mercato, i piccoli segreti di famiglia nelle ricette che si tramandano da quattro generazioni: oltre 172 anni in tutto. Segreti come i tre cioccolati (bianco, al latte e fondente), che Roberta Sabelli usa per bilanciare il gusto delle paste imperiali. I dolci più noti di Agnone sono le ostie ‘prene’ (ripiene di un impasto a base di cacao, miele e frutta secca), ma non sottovalutate la bontà di paste imperiali, mostaccioli, pasta reale e, ovviamente, il gusto dei confetti ricci. In questa antica ricetta, le mandorle vengono cosparse di gomma arabica e poi di zucchero sciroppato. L’uso delle bassine (contenitori rotanti) consentono allo zucchero di cristallizzare in maniera irregolare e ottenere la rugosità del confetto sulla superficie.

DA GUSTARE AD AGNONE: ANTICHI SAPORI – Antonio Patriarca è il cuore del panificio Antichi Sapori, dove le cose si fanno con il ritmo delle lievitazioni e sono strettamente legate alla stagionalità dei prodotti. Entrare in questa piccola bottega vuol dire avere l’imbarazzo della scelta su cosa assaggiare prima: consiglio il golosissimo fiadone, una sorta di focaccia salata a base di formaggio e uova, leggero e profumato. Poi le ciambelle ‘annasprate’ (ricoperte di glassa), gli amaretti alle noci, i mostaccioli col cuore di arancia amara, le ostie prene, il ‘cocorozzo’ con l’anice dentro, le ‘castagne’ di pasta frolla, rivestite con cioccolato all’olio extravergine di oliva. Antonio usa solo materie prime locali o, tutt’al più, del vicino Abruzzo. Il grano è di Molino Candelori, i formaggi del caseificio Di Nucci. Il pane è, ovviamente, a lievitazione naturale. Non dovete perdere quello con le patate e il pane pizza. Ssono stata in Molise alla fine del periodo Pasquale e, con mia grande sorpresa, da Antichi Sapori ho trovato i panettoni! Si, i panettoni. La spiegazione è tanto semplice quanto ‘strana’: gli agnonesi durante le vacanze natalizie sono soliti mangiare le ostie prene, mentre i panettoni li mangiano a Pasqua…

IL CACIOCAVALLO DI AGNONE – Una delle bandiere della tradizione gastronomica agnonese è il caciocavallo, riconosciuto dalla Regione Molise come Prodotto agroalimentare tradizionale (Pat). E’ chiamato “formaggio della transumanza” per la sua lavorazione ancora completamente artigianale e, in pratica, è la memoria storica della civiltà dei tratturi. In questo video, girato al Caseificio Di Nucci, potete vederne la lavorazione, ma vi consiglio di leggere qui l’articolo per approfondire l’argomento e farvi incantare da questo formaggio straordinario.

DOVE MANGIARE AD AGNONE: LOCANDA MAMMI’ – Il ristorante che non ti aspetti: Stefania Di Pasquo, allieva del primo corso di cucina ideato da Niko Romito (chef stellato del ristorante Reale, a Castel di Sangro), ha creato in una zona agricola, e in quella che era la casa di famiglia, la Locanda Mammì: una sorta di bistrot dove la cucina è fatta rigorosamente con ingredienti stagionali e del territorio, abbinati in modo creativo ma senza stravolgere l’essenza della tradizione. Il menu dà una attenzione particolare a piatti vegani, vegetariani e senza glutine. Stefania aveva chiare le idee fin dall’inizio del suo percorso: tornare a casa e aprire un ristorante (che è anche locanda con bellissime camere) nel suo paese. E lo ha fatto. Tante le attenzioni verso il cliente, dal benvenuto dello chef con un calice di Prosecco di Valdobbiadene extra dry e una crema di patate con polpettina e maionese ai lamponi fino alla piccola pasticceria offerta a fine pasto. Tutto è locale, fin dall’acqua (Molisia) e la carta dei vini è ben selezionata, con etichette prevalentemente locali, e con qualche escursione in Abruzzo, nord Italia ma anche Francia. Decisamente piacevole e raro il fatto che ogni pietanza venga servita in piatti caldi; pane e grissini sono fatti in casa con lievito madre, come pure la pasta e gli gnocchi. Tra gli antipasti (in carta a 6-8 euro) ho provato tre piatti: un ottimo tortino di cipolla e parmigiano con composta di cipolle; un mini hamburger di agnello, ben cotto, con maionese ai lamponi; la lingua di bovino con finocchi e arance, molto fresca. Tra i primi (7-8 euro) ho scelto gli gnocchi al caciocavallo con limone e menta, ben equilibrati. Tra i secondi (10-12 euro), il filetto di maiale con riduzione di vino Tintilia. Abbondantissima e di livello la piccola pasticceria offerta dallo chef: creme brulée, crostatina al ribes e cioccolatino ripieno. Sul conto, un rapporto qualità-prezzo assolutamente vantaggioso per un ristorante da non perdere.

ANTICA FONDERIA MARINELLI – Un’esperienza davvero singolare ad Agnone è la visita alla Pontificia Fonderia Marinelli. Non capita tutti i giorni di vedere produrre delle campane e pensare che quegli oggetti risuonano da decenni in ogni angolo della terra, visto che si tratta della più antica fonderia italiana e di una delle aziende familiari più antiche del mondo, è gestita dalla stessa famiglia fin dall’anno Mille. Tanto per citarne alcune, sono firmate Marinelli le campane del santuario di Pompei, di Montecassino, della cattedrale di Buenos Aires, della chiesa della Collegiata di Guardiagrele, le campane dei vari Giubilei e quella dell’Expo di Milano del 2015. Durante la visita capirete perché costruire una campana richiede tempo e una precisa conoscenza delle leggi della fisica, della matematica e dell’armonia. Dietro un semplice suono, infatti, ci sono lunghi e complessi calcoli e variabili. Per consentire ai visitatori di entrare meglio in questo mondo la fonderia ha creato anche un museo, dove si possono vedere antiche collezioni di campane e dove si viene guidati nelle fasi di produzione di una campana, Oltre a essere un vero e proprio strumento musicale è anche un’opera d’arte, decorata da maestri nelle arti figurative. E la dimostrazione finisce con un bel concerto di campane suonato dal vivo.

AREA ARCHEOLOGICA DI PIETRABBONDANTE – Visitare l’Alto Molise vuol dire ammirare anche un’area archeologica unica, quella del Teatro Sannita di Pietrabbondante, situato sulla cima del Monte Saraceno a quasi mille metri di altezza. Si tratta di un teatro e di due santuari, costruiti a partire dal secondo secolo avanti Cristo, e riscoperti solo nel 1858, grazie all’opera dei re Borboni. E’ uno dei più antichi luoghi di culto sanniti, nonché la principale testimonianza monumentale risalente all’epoca sannita (IV secolo avanti Cristo). Il complesso del teatro aveva una capienza di 2.500 spettatori ed era diviso in una gradinata superiore e in una inferiore, composta da tre file di sedili in pietra, dotati di spalliera, realizzati da un unico blocco di pietra e decorati alle due estremità da zampe di grifo, meravigliosamente ben conservate. Scalinate, porticati e colonne completano l’insieme. Tutto è costruito in una pietra grigio-biancastra, che ancora oggi contrasta in maniera scenografica con il verde dei prati. Vale assolutamente una visita.

PIETRABBONDANTE –  Il complesso archeologico appartiene al Comune di Pietrabbondante che si erge a 1200 metri sul livello del mare, incastonato e allungato tra i massi rocciosi calcarei chiamati “morge”. Il centro storico del paese è di impianto medioevale ed è stato realizzato nel tempo con una parte delle pietre del complesso archeologico del teatro sannita, saccheggiato finché nel 1857 si capì che in quel punto c’erano sepolti un santuario e un tempio.

DOVE MANGIARE: DA ADRIANO – Dopo la visita al sito archeologico di Pietrabbondante spostatevi nella vicina Carovilli per un pranzo rustico Da Adriano. Quando entrerete nel suo ristorante sarete accolti come in casa di un amico, direttamente in cucina, dove vi verrà offerta una grappa e del caciocavallo di Carovilli di lunga stagionatura. Poi vi siederete in una sala semplice, con tovaglie a quadretti. Il menu lo fa Adriano ed è a prezzo fisso: 30 euro, compresa acqua e vino. Una sola raccomandazione: sedetevi con molta fame perché, qualunque cosa mangerete, anche solo gli antipasti, il prezzo non cambierà, quindi prendetevi il vostro tempo e mangiate con appetito tutto quello che arriverà a tavola. Ai fornelli ci sono lo stesso Adriano, sua moglie e i figli. Lunga e golosa la carrellata di antipasti: il raro salame sotto sugna, una buonissima ricotta vaccina da affioramento, il pane intinto nell’uovo e fritto (la merenda dei bambini), la stracciata molisana, il crostino con caciocavallo fresco e burrino, l’insalata di cuore di carciofo e caciocavallo stagionato, la pizza alla brace di Adriano, la scamorza cotta nel forno, crepes con brodo di carne, polpettine e formaggio (piatto di sua ideazione). Come primi: fettuccine al ragù di agnello e a seguire la tradizionale grigliata mista oppure agnello arrosto. I dolci sono semplici e cambiano secondo l’estro dello chef.

CAPRACOTTA – In un itinerario sull’Alto Molise, non potete non passare dal paese di Capracotta: 1421 metri sul livello del mare, il secondo comune più alto dell’Appennino. Nonostante sia di impianto medioevale, Capracotta è stato costruito praticamente da zero dopo i danni subiti durante la seconda guerra mondiale e oggi è conosciuto come una delle principali mete sciistiche del Molise, anche se il mio interesse è stato piuttosto rivolto al famoso pecorino di Capracotta. Qui, in altura, passava uno dei tratturi più importanti del Molise, che ha reso il paese uno dei punti nevralgici della transumanza.

DA GUSTARE: TROTTA FORMAGGI – Oreste Trotta ama definirsi un affinatore d’altura nell’altissimo Molise. Il suo negozio, Trotta Sapori, nasce grazie al papà Sebastiano, un sarto di mestiere con la passione dei formaggi che decise di tornare a Capracotta dopo un periodo di lavoro a Roma, rilevando una piccola bottega alimentare. Da poche forme di formaggio, custodite per alcuni clienti speciali, fino ad arrivare al mestiere di affinatore, il passo è stato breve. Il figlio Oreste ha ereditato la passione paterna. Il suo negozio sembra, a prima vista, un piccolo supermercato di paese, quelli dove puoi trovare un po’ di tutto, ma in realtà nasconde dei veri e propri tesori, sia nel bancone di vendita, sia nei locali adiacenti in cui Oreste lascia riposare formaggi e salumi. A distinguere i prodotti affinati da Oreste Trotta è un marchio “T” che viene stampato sui pecorini da ormai 45 anni. I formaggi arrivano direttamente da Carovilli: il caciocavallo è ottenuto dal latte munto a maggio (alto molisano maggengo) e viene proposto nelle tipologie normale, tartufo e alle vinacce (creato direttamente da Oreste con le vinacce dell’uva tipica del Molise, la Tintilia). Tra gli altri formaggi: indimenticabile il profumo dei pecorini canestrati di varie stagionature, fatti con latte di pecore allevate al pascolo libero. Oreste si diverte a prendersi cura anche di alcuni prosciutti, stagionati da 16 a 24 mesi, che arrivano direttamente da produttori abruzzesi e di gustose soppressate. Da non perdere, se volete fare un’esperienza insolita, l’appuntamento del 31 dicembre, quando Oreste apre una forma di pecorino stagionato per almeno due anni e festeggia così, con amici, clienti e turisti, l’anno nuovo.

VASTOGIRARDI – Questo piccolissimo paese è uno dei borghi più belli d’Italia: come molti luoghi in Molise è di impianto medioevale ed è dominato da un castello a corte che contiene al suo interno un nucleo di abitazioni, una piazza e una chiesa del 1400 (la chiesa di San Nicola). Vastogirardi è conosciuto anche come il paese del volo dell’Angelo, una rievocazione storica dedicata alla Madonna delle Grazie che si tiene da oltre cento anni nei primi giorni di luglio, in cui una bambina vestita da angelo viene fatta scorrere su una carrucola per circa 40 metri fino al sagrato della chiesa, dove è posta la statua della madonna. Non perdete una passeggiata per i vicoli e per le scalinate in pietra. Particolare il cartello all’ingresso del centro abitato: “Attenzione, rallentare. In questo paese i bambini giocano ancora per la strada”. Cose d’altri tempi che è piacevole ritrovare.

PESCOLANCIANO – Nel mio itinerario per i borghi dell’Alto Molise, vi suggerisco una breve tappa a Pescolanciano, che domina il fondovalle del fiume Trigno. Questo paese è raccolto attorno a un piccolo castello, il cui primo nucleo risale all’ottavo secolo, anche se la struttura che conosciamo oggi sorse intorno all’anno 1224, con pianta esagonale e torre maestra, ancora ben conservata. La proprietà del castello è privata, salvo alcuni locali che sono stati acquistati dalla provincia di Isernia. E purtroppo è visitabile solo su prenotazione: io non lo sapevo, ma voi siete più fortunati perché vi ho appena avvertiti.

BAGNOLI DEL TRIGNO –  La visione di Bagnoli del Trigno da lontano è sorprendente: il simbolo di questo borgo molisano è senza dubbio il campanile di San Silvestro, costruito direttamente su uno sperone di roccia, su cui si aggrappa la chiesa. Costruita tra il XIII e il XIV secolo, la struttura è letteralmente incastrata tra due rocce che lasciano visibili solo le pareti laterali. Alla luce del sole il campanile brilla grazie a una bella copertura in maioliche colorate. Vale la pena fare uno sforzo (enorme, onestamente) per ammirare da vicino chiesa e campanile: vi si arriva, infatti,  solo a piedi, tramite una delle scalinate che si arrampicano sui lati della parete rocciosa. Ancora più in alto, il paese è dominato dai resti del castello San Felice: è sicuramente uno dei borghi più suggestivi dell’Alto Molise.

I TRATTURI – Percorrendo le strade asfaltate dell’Alto Molise vi capiterà spesso di vedere dei cartelli turistici di colore marrone che segnano l’inizio e la fine di un tratturo, antico percorso che greggi e uomini percorrevano durante la transumanza degli animali. Devo ammettere che oggi è abbastanza difficile identificarli. Essendo non più praticate come una volta, queste autostrade della transumanza sono ricoperte da strati di erba, ma un occhio attento (non il mio) riesce ancora a scorgere il sentiero, laddove il terreno è più basso a causa del peso degli animali e del passaggio costante degli armenti. I tratturi più importanti (dall’Abruzzo attraverso il Molise fino in Puglia) seguono le direttrici Aquila-Foggia (243 km); Pescasseroli-Candela (211 km); Celano-Foggia (207 km) e Castel di Sangro-Lucera (127 km) e ancora oggi sono percorsi da animali e uomini, anche se in misura enormemente inferiore rispetto al passato.

FROSOLONE – Da Pescolanciano, prendete la strada panoramica che, passando per Civitanova del Sannio, conduce a Frosolone. In questo centro di alta collina, dove anche in estate c’è un bel fresco, potete passeggiare per vie strette e lastricate in pietra: partendo dalla Fontana dell’Immacolata, percorrete il Corso Garibaldi, circondato da abitazioni medioevali e ottocentesche. Meritano una visita la chiesa di Santa Maria Assunta, consacrata nel 1309, il Palazzo Baronale e il Museo dei Ferri taglienti, dedicato alla straordinaria arte della coltelleria, che fa di Frosolone il centro più importante del Molise. Al punto che quando si usa il termine Frosolone è come se si usasse un sinonimo di coltello. Tra le botteghe artigiane più antiche, entrate alla coltelleria di Rocco Petrunti, risalente al 1800.

DOVE MANGIARE, PIANA DEI MULINI – Lasciata Frosolone, sulla strada che porta a Campobasso, fate una sosta al ristorante resort Piana dei Mulini, a Colle d’Anchise. Una struttura risalente al 1700, che è residenza d’epoca e albergo diffuso, con volte e colonne in pietra e una sala accogliente dove potrete assaggiare diverse tipicità: un tagliere di salumi misti, accompagnati da miele, confettura e un’ottima ventricina; primi piatti in base alla stagionalità degli ingredienti (ho provato dei cavatelli fatti in casa con asparagi e crema di caciocavallo); tra i secondi, si può scegliere tra grigliate miste di carne e filetto di maiale; non perdete un colorato piatto di frutta mista servita sul ghiaccio, cosa rara ormai nei ristoranti italiani. In menu poche proposte, ma gustose e ben realizzate. Prezzi molto contenuti: si mangia con 25 euro a testa. La carta dei vini è prevalentemente molisana con una discreta scelta tra i vari territori.

ORATINO – L’antica Loretinum è, secondo alcune fonti, di origine normanna. Il paese si trova a dieci minuti di auto da Campobasso ed è un piccolo gioiello, un concentrato di strade in pietra, ornate da balconi, balaustre, portali in legno colorato. La bellezza è anche nelle case diroccate, nei tetti squarciati che incrociano lo sguardo del cielo, nei raggi di sole sulle maioliche del campanile. E’ un centro dove l’artigianato, e l’arte in generale, sono stati messi al servizio della comunità: qui hanno lavorato scalpellini, vetrai, pittori che poi hanno portato le loro opere in giro per il Molise e anche oltre. La bellissima Chiesa di Santa Maria Assunta è la prova di questo fervore artistico che ha attraversato i secoli, così come il Palazzo Ducale e Casa Giuliani. Infine, è stata la verdissima piazza Giordano a farmi uno dei regali più belli: un tramonto spettacolare, con vista sulla vallata del fiume Biferno. Da non perdere.

FERRAZZANO  – Attorno a Campobasso, su un colle che domina la città, sorge Ferrazzano. Soprannominato la sentinella del Molise (“lù spione”) per la sua posizione incredibilmente panoramica, Ferrazzano è circondato da alte mura che racchiudono il castello baronale della famiglia Carafa-Molise, risalente al 1100 e restaurato nel XV secolo, oggi ancora di proprietà privata. Il vecchio borgo, sul lato meridionale del paese, è stato costruito pietra su pietra ed è molto ben conservato. Da vedere, la Chiesa dell’Assunta, che custodisce una Fonte battesimale del XIII secolo e diverse opere pittoriche del 1700.

CAMPOBASSO –  Tra tramonti con viste spettacolari a 360 gradi sulle vallate, si arriva a Campobasso, dominata dal suo castello, incorniciato da pittoreschi vicoli in pietra. Il castello di Monforte  è il cuore più antico di Campobasso e sorge a 700 metri d’altezza. Partite da questa collina panoramica, raggiungibile in auto o attraverso scalinate e salite tra i vicoli (e vi consiglio di farvi forza perché scoprirete scorci davvero belli), per scoprire la città, capoluogo del Molise, di lontane origini longobarde. Scendendo verso i quartieri più bassi della città, attraverso piccole e tortuose scalinate, incontrerete via via le sue chiese: quella di San Giorgio, costruita nell’anno Mille, che custodisce preziosi affreschi del Trecento, quella di San Bartolomeo risalente al tredicesimo secolo, quella di Sant’Antonio Abate, la chiesa romanica di San Leonardo e di Santa Maria della Croce. Non perdete poi una visita nel Museo provinciale Sannitico, che conserva una delle più importanti collezioni di epoca sannitica, in parte provenienti dal Teatro di Pietrabbondante.

DA GUSTARE,  PASTICCERIA BRISOTTI – A Campobasso, poco lontano dalla centrale piazza Vittorio Emanuele, percorrendo il corso dedicato allo shopping sedetevi per una pausa nello storico Caffè Brisotti, luogo di ritrovo per tutti gli abitanti di Campobasso: qui troverete un’ottima pasticceria locale, con influenze campane, lievitati leggeri, un aperitivo corposo e vario e una buona gelateria artigianale.

Miseria e Nobiltà a Campobasso

DOVE MANGIARE, MISERIA E NOBILITA’ – Un indirizzo sicuro a Campobasso è il ristorante Miseria e Nobiltà, in uno dei vicoli più centrali della città. Il locale è situato al primo piano di una abitazione ottocentesca ed è diviso in più sale arredate in arte povera con pareti colorate, quasi come se fosse ancora una casa. Personale di sala cortesissimo e professionale, Miseria e Nobilità offre dei menu molto convenienti di quattro portate a 30 euro, tra cui uno tradizionale, uno senza glutine, uno di pesce. E ancora, un menu degustazione dello chef con 8 portate a 60 euro. Tutti i menu hanno l’abbinamento al vino, a cura del sommelier, incluso nel prezzo. Ordinando alla carta, gli antipasti vanno da 7 a 10 euro, e sono rivisitazioni di piatti del territorio, come gli involtini di melanzana e caciocavallo podolico, il cannolo di pane con baccalà, olive e capperi, le polpettine di magro e ricotta con carciofi e salsa allo yogurt. Tra i primi piatti  (9-13 euro), ho provato degli ottimi e abbondanti agnolotti ai fiori di zucca e mandorle, pomodoro e basilico e dei delicati cavatelli di grano saraceno, lardo, mentuccia e pecorino. Sui secondi piatti  (10-14 euro), l’immancabile agnello, presentato in tre cotture: polpetta, coscia alle erbe e costoletta arrosto. E, per chi ama il pesce, oltre al baccalà che entra di diritto nella tradizione gastronomica molisana, c’è il filetto di branzino con carciofi al timo e rapa rossa. Tra i dolci, una scelta golosa di gelati, affogati e panna cotta. Abbiamo provato la crema pasticcera, con gelato allo yogurt, amarene e biscotti al mais. I dolci costano tutti tra 4 e 7 euro. Il locale è anche pizzeria, con farine 100% italiane macinate a pietra da agricoltura sostenibile, un impasto che fa 72 ore di lievitazione e ingredienti selezionati: le pizze costano tra i 7 e i 10 euro. Cantina con ampia selezione di vini del Molise e una discreta scelta da nord a sud Italia. prezzi onesti e sommelier molto bravo e preparato.

LA MOLISANA –  Quinta azienda italiana per produzione di pasta, La Molisana è stata storicamente gestita dalla famiglia Carlone che guidò l’azienda in modo pionieristico, la fece crescere, anche se poi nel 2011 andò incontro a un fallimento per vicende familiari. Rilevata dal gruppo Ferro, ora è guidata da una generazione giovane, composta da quattro cugini (Domenico, Giuseppe, Vincenza e Rossella) tutti tra i 40 e i 49 anni. Il Gruppo Ferro lavora nel settore molitorio da cento anni e ora il Mulino aziendale fornisce la materia prima, le farine, allo stabilimento di trasformazione. Il grano utilizzato è sia nazionale (sud Italia e Molise) sia estero (Canada, Arizona e Australia) e tra mulino e pastificio in azienda sono impiegate oltre 120 persone. L’attenzione al territorio è uno dei pilastri de La Molisana, e dal dicembre 2016 un accordo di filiera consente al pastificio di produrre pasta con grani esclusivamente coltivati nel basso Molise (varietà Maestà e Don Matteo). A giugno 2017 ci sarà il primo raccolto e quindi la produzione di una pasta 100% made in Molise, con l’indicazione dell’origine in etichetta. Sono il profumo del grano e il tepore della pasta appena uscita dalle trafile, ancora morbida a calda, la cosa che mi è rimasta più impressa della visita allo stabilimento.  E ancora le fila ordinate di spaghetti che ondeggiano, pronti per il taglio. Otto le linee di produzione: tre trafile lunghe, tre corte, una di nidi di semola, una di nidi all’uovo: il procedimento appare semplice, gli ingredienti sono solo due, grano e acqua. Niente sale. Il grano viene miscelato già all’interno del mulino, successivamente viene trasportato direttamente nello stabilimento, dove viene stoccato in nove silos a seconda della tipologia, passato sotto un magnete per eliminare le parti ferrose, e setacciato per eliminare eventuali grumi. Le trafile al bronzo vengono lavate a ogni utilizzo con acqua a pressione. La semola è poi mescolata con acqua per 15 minuti, l’impasto viene fresato (schiacciato), quindi passa attraverso le trafile e viene tagliato con un procedimento interamente automatizzato. Una volta ottenuta la pasta dalle trafile, si passa all’essiccazione, perché il contenuto di acqua deve passare dal 30% al 12%. Durante questa fase la pasta passa attraverso tre forni con diverse temperature che effettuano una essiccazione graduale (a 80 gradi centigradi) che dura circa tre-quattro ore per i formati corti e sette ore per quelli lunghi (essiccazione lenta). Il prodotto viene successivamente fatto raffreddare a 20 gradi e confezionato. Dal momento in cui la farina è consegnata allo stabilimento fino al confezionamento passano in media 5-6 ore.

CAMPOBASSO – Dopo avere visitato la parte alta e la zona del castello di Campobasso, scendete verso la parte bassa, ottocentesca. Arrivati a Piazza Gabriele Pepe dirigetevi verso la Cattedrale, fiancheggiando il Teatro Savoia, in stile liberty. Vi suggerisco poi di visitare, poco distante, la Piazzetta Palombo: creata nel 1896 come mercato contadino, dal 2000 è stata fatta rivivere dagli artigiani locali che hanno riaperto le antiche botteghe (calzolai, pelletteria, oggettistica).

DA GUSTARE, PASTICCERIA ZUCCHERO E VANIGLIA – Se oltre ai dolci tradizionali volete provare a Campobasso una pasticceria di taglio più attuale, con ottimi lievitati, prodotti da forno, torte moderne e croissant alla francese, vi consiglio la pasticceria Zucchero e Vaniglia, un piccolo esercizio commerciale gestito in maniera artigianale con pasticceria di ottima qualità, a prezzi davvero competitivi. Vale sicuramente la pena fermarsi qui per fare una colazione golosa.

COSA COMPRARE – In Molise avrete l’imbarazzo della scelta per i vostri souvenir enogastronomici: a partire dai formaggi, caciocavallo, pecorini, stracciata, manteca, caciosalame, passando per i salumi come la pampanella e la ventricina, per continuare con i taralli, i lampascioni, una bottiglia di Tintilia del Molise e una di olio extravergine di oliva locale. A Campobasso c’è un indirizzo sicuro dove trovare una vasta gamma di prodotti molisani: la pizzicheria Di Chiro.

DOVE MANGIARE A CAMPOBASSO, ZI CONCETTA – Entrare alla Grotta di Zi’ Concetta, storica trattoria nel centro storico cittadino, è come entrare in casa della nonna. La proposta gastronomica di questo locale varia di giorno in giorno: non c’è un menu, né una carta dei vini, ma è una tappa imperdibile per il turista, anche perché è uno dei locali frequentati dai molisani veraci. Le scelte sono quelle della tradizione, rare a trovarsi altrove: pizza e minestra (una zuppa di erbe spontanee servita con  pizza di mais sbriciolata), orecchiette al sugo di carne, pallotte “cacio e ova”, grigliate di carne, scamorza alla piastra accompagnata da una fresca insalata, verdure ripiene, pasticciotti. Prenotate, altrimenti non troverete posto neanche nei giorni feriali, perché questo locale è sempre affollato. I piatti sono abbondanti e gustosi, il servizio familiare e molto cordiale e un menu dall’antipasto al dolce, compresa acqua e vino, costa 25 euro.

DOVE DORMIRE A CAMPOBASSO, PALAZZO CANNAVINA – Il claim di Palazzo Cannavina recita: “Dormire nell’arte”. E devo concordare: a un pezzo veramente piccolo, 80 euro a notte, dormirete in una suite all’interno di un palazzo costruito tra il XVII e il XVIII secolo. Palazzo Cannavina è in pieno centro storico di Campobasso e il bed and breakfast (categoria lusso) è al piano nobile, con affacci sui fondaci e su piazzetta Palomba. I magnifici pavimenti in maiolica, gli affreschi alle pareti e sui soffitti, gli infissi originali sono stati rigorosamente mantenuti, ma l’arredamento è una moderna collezione di opere d’arte moderna, dalle lampade ai quadri, passando per vasi, dormeuse, sedie e comodini. Sparsi per la struttura libri e cataloghi d’arte. Bellissima la soluzione per i bagni, realizzati e arredati in modo ultramoderno, che hanno cristallo trasparente al posto del soffitto per non perdere la bellezza degli affreschi. Tutte le suite sono diverse l’una dall’altra, uniche. Un posto che, nel rapporto qualità-prezzo, è sicuramente vincente e che vi consiglio vivamente: Emanuela, che lo ha ristrutturato insieme al padre, architetto, investendo tempo, soldi e passione in questa avventura, è una donna forte e piena di iniziativa e vi saprà dare anche tanti consigli utili per la vostra permanenza a Campobasso e in Molise.

(itinerario fatto nel maggio del 2017)

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