Itinerari: al Castello di Meleto, storia, cultura e tradizione tra le colline del Chianti Classico

Oggi vi portiamo in un piccolo angolo del Chianti Classico, tra i paesi di Gaiole e Radda: terra di viti e vino, soprattutto, ma anche di olio, di dolci colline, di salumi di cinta senese dai gusti decisi, di pievi d’epoca medievale, di ceramiche dipinte a mano, di trattorie veraci e ristoranti stellati. In questo piccolo fazzoletto di terra, nascosto tra abeti, querce e lecci, si trova il Castello di Meleto, un luogo che racconta una storia antica, le cui pietre sono ancora avvolte da un’aura di mistero e che oggi è sede di un’azienda moderna e multifunzionale, seppure saldamente ancorata alle tradizioni toscane, considerate un patrimonio prezioso da tutelare nel tempo.

Antica abbazia benedettina, la parola Meleto compare per la prima volta nell’undicesimo secolo. Nel 1256 si trova nei documenti storici dei Guelfi Fiorentini, come proprietà della famiglia Ricasoli-Firidolfi. Una rocca medioevale che ha attraversato i secoli, guardando dall’alto verso il basso le guerre tra Guelfi e Ghibellini, tra Firenze e Siena, le invasioni aragonesi nel Chianti, nel quattordicesimo e quindicesimo secolo. Il castello è un ottimo punto di partenza per girare questa parte di Chianti classico: potete scegliere di fare qui una pausa pranzo, oppure dormire nelle stanze della dependance, oppure in una delle cinque grandi camere del castello, con pavimenti in cotto toscano originale e mobili d’epoca.

LA VITICOLA TOSCANA. Oggi, il Castello di Meleto è gestito dalla società Viticola Toscana, nata nel 1968 su iniziativa dell’imprenditore ed editore milanese, Gianni Mazzocchi. Fu proprio Mazzocchi a promuovere una raccolta di fondi che coinvolse mille azionisti e consentì di rilevare il castello di Meleto dalla famiglia Ricasoli, oggi proprietaria del vicino Castello di Brolio, sempre nel territorio del Chianti Classico. Alla Viticola Toscana fanno capo anche la Pieve di Spaltenna (dove si trova il ristorante stellato Il Pievano) e il convento di Santa Maria. Sono circa 1.400 gli ettari di terreno dove sono coltivati vigneti e piante di ulivo da cui si ottiene un olio extravergine di oliva Dop. Il Castello di Meleto, ristrutturato nel 2000, ha anche un allevamento di suini di razza “cinta senese”, ma oggi è soprattutto una dimora di charme e un agriturismo.

IL PIANO NOBILE E IL CASTELLO. Diecimila persone ogni anno visitano il Castello di Meleto che, oltre a essere un’azienda agricola e un agriturismo, rappresenta anche uno dei poli di attrazione culturale di tutto il Chianti classico. La parte più antica è il torrione centrale, mentre le varie torri perimetrali e di forma circolare sono del 1400 e la parte interna è stata rinnovata nel 1700. Trenta le camere per gli ospiti, di cui cinque all’interno del corpo principale, Le camere che si trovano nel corpo centrale del castello conservano mobili e arredi d’epoca: cassapanche, sedie, tavoli, arazzi. Le sale comuni, dove si pranza e dove si fa colazione, sono affrescate con scene di caccia e vedute bucoliche. Nel 2015, per salvaguardare questi tesori artistici, il Castello di Meleto decise di assumere Serena Andrei, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e responsabile del restauro e del mantenimento di tutte le pitture murali del borgo.

IL TEATRO. Il Castello di Meleto custodisce anche un piccolo inaspettato gioiello, che scoprirete durante la visita guidata. Dietro una stretta porta nel cortile interno si nasconde il bellissimo “Teatrino degli Accesi” risalente al 1741: balconate, quinte, scenografie e arredi sono tutti originali. Un luogo che in un attimo ti porta indietro nel tempo e che, ancora oggi, è usato per rappresentazioni teatrali.

LA TENUTA E I VIGNETI. A dirigere il Castello di Meleto è Michele Contartese, efficiente e riservato, di origini calabresi, che sta gradualmente cambiando la filosofia produttiva aziendale, a partire dalla viticoltura. Un grande vigneto di 160 ettari e una ampia cantina garantiscono una produzione di circa 700 mila bottiglie l’anno, vendute in 26 mercati internazionali. Le vaste terre del Castello sono attraversate dal torrente Massellone, anticamente chiamato Clante, da cui sembra che derivi il nome Chianti. Le uve, a prevalenza Sangiovese, crescono su terreni come l’argilla (galestro), la sabbia e il limo, tra i comuni di Gaiole e di Radda in Chianti. Lo staff del Castello di Meleto organizza per gli ospiti delle visite a questi vigneti di collina (tra 400 e 600 metri di altezza), dove è possibile anche trascorrere intere giornate, seguendo i percorsi guidati (e segnalati), per comprendere al meglio la biodiversità del luogo con lunghe passeggiate e trekking. La parte agronomica è curata da Giovanni Farina, che sta portando avanti un progetto per la riconversione all’agricoltura biologica. Inoltre, sta lavorando a ripristinare l’antico sistema di potatura delle viti ad archetto toscano, che sostituirà l’attuale cordone speronato.

LA CANTINA – Undici le etichette prodotte dalla cantina: dal Chianti classico al Vermentino, dal Merlot alla Malvasia nera. I vini vengono affinati sia in acciaio sia nelle botti da 30 e da 50 ettolitri. Da buon custode delle tradizioni toscane, il Castello di Meleto possiede una vinsantaia, ovvero un locale per l’appassimento naturale delle uve, che vengono raccolte e lasciate riposare per qualche mese. Poi vengono pigiate, fatte fermentare e affinate in piccole botti (i caratelli). Le bottiglie prodotte annualmente, vanto della tenuta, sono appenaquattro mila e vengono commercializzate non prima di sei o sette anni di invecchiamento.

SALUMI, OLIO E MIELE – Se la vigna è la vera scommessa di Michele, il Castello di Meletofa la gioia dei gourmet anche per altri piccoli ma importanti produzioni: salumi di cinta senese, olio extravergine di oliva e miele. E’ dal 2003 che qui si alleva la cinta senese, razza pregiata che in Toscana, da sempre, è allevata soprattutto per la produzione di salumi dai gusti intensi e morbidi. Oggi, sono 36 i capi allevati allo stato brado in mezzo ai boschi di quercia: ognuno di loro ha un nome e un suo carattere. Con le carni dei salumi di cinta senese, il Castello produce diversi tipi di insaccati: prosciutto, capocollo, lonza, lardo, guanciale. Tutti ottimi prodotti che vengono messi in vendita nello shop del Castello e vengono anche serviti nei taglieri offerti nell’enoteca e nella sala di degustazione del castello. Quella dell’olio extravergine di oliva è una produzione di qualità che caratterizza gran parte della Toscana. Qui ci sono 6 ettari di terreno che ospitano 1.636 piante, tutte a conduzione biologica, senza utilizzo di concimi e curate con una potatura biennale. Come in ogni azienda di qualità, le olive raccolte tra ottobre e novembre vengono portate nel giro di un’ora dalla raccolta al vicino frantoio di Vertine, dove sono spremute. Nascono così tre etichette di olio, tutte di buona fattura, dai fruttati che vanno dal leggero all’intenso. Infine, arriva il miele: nascoste in un angolo di bosco ci sono 20 arnie in cui vengono allevate le api che, proprio a partire dal 2018, garantiranno al Castello di Meleto una produzione di miele millefiori, di castagno, di edera, d’acacia e di “sulla” una pianta mediterranea (chiamata “hedysarium coronarium”) appartenente alla famiglia delle leguminose, che regala un miele dolce e delicato. Uno dei miei preferiti in assoluto.

ANTICA CANTINA ED ENOTECA. I sotterranei del Castello di Meleto ospitano l’antica cantina. Qui si producevano e si custodivano le riserve di vino destinate agli abitanti e ai proprietari di questa dimora medioevale. All’interno, etichette di vino che raccontano la storia del castello, antichi strumenti per la produzione di vino ma anche opere d’arte che sono esposte (gratuitamente) tra le grandi botti di legno. Tra le iniziative proposte dal Castello di Meleto anche “Wine maker per un giorno”, un progetto che la società Viticola Toscana porta avanti per avvicinare il pubblico al mondo del vino. E, se anche non dormite nel castello ma siete in zona, fate una pausa gourmet negli spazi di degustazione: un piccolo bistrot moderno e accattivante dove sono esposti tutti i prodotti dell’azienda. Ogni cosa è offerta in degustazione: vino, miele, salumi di cinta senese, abbinati alle proposte di un piccola cucina di tipo tradizionale che offre formaggi, ribollita, pappa al pomodoro, torte di verdure, porchetta e altri piatti tipici toscani. All’interno dei locali dell’enoteca, si organizzano anche dei corsi di cucina.

COSA VEDERE NEI DINTORNI, GAIOLE IN CHIANTI – Il piccolo borgo di Gaiole in Chianti è una tappa obbligata per coloro che amano il territorio del Chianti Classico e che ne vogliono conoscere la storia. Il paese, che si trova nella parte bassa della vallata del fiume Massellone, è famoso per essere diventato nei secoli una città mercato: per la sua posizione strategica, infatti, fu conteso a lungo tra Siena e Firenze, due potenti città che in epoca medioevale e rinascimentale combatterono una lunga guerra per il predominio territoriale. L’importanza di Gaiole in Chianti si deve anche al ruolo della famiglia Ricasoli, che possedeva borghi, castelli e vigneti. Al centro del paese si trova una statua che raffigura un gallo, diventato il simbolo della guerra tra Siena e Firenze. Il gallo nero è diventato anche il simbolo del Consorzio del vino Chianti Classico, oggi stampato nelle etichette delle bottiglie di vino. Prima di lasciare il paese di Gaiole, non dimenticate di acquistare come souvenir gastronomico un salume tipico, meglio se di cinta senese, alla storica Macelleria Chini, dove vi accoglieranno i fratelli Vincenzo e Cesare.

Spaltenna – la Pieve

COSA VEDERE NEI DINTORNI, LA PIEVE DI SPALTENNA – La società Viticola Toscana è proprietaria anche della magnifica Pieve di Spaltenna, nel territorio di Gaiole. La chiesa, con tre navate, copertura in legno e abside circolare, risale all’XI secolo: la famiglia Firidolfi la fece ricostruire dopo che il battistero di San Piero in Avenano divenne un Collegio di presbiteri. La società Viticola Toscana, da sempre impegnata nel recupero dei beni architettonici, ha deciso di costituire una apposita “Fondazione” per il recupero dell’antica Pieve di Spaltenna. L’obiettivo è restituire alla popolazione di Gaiole in Chianti la chiesa, che attualmente è chiusa per problemi al tetto.

DOVE MANGIARE NEI DINTORNI, RISTORANTE IL PIEVANO – Adiacente alla pieve di Spaltenna si trova il Castello di Spaltenna (di proprietà diversa dalla pieve), che ospita un hotel resort a cinque stelle. Nel ristorante Il Pievano, lochef Vincenzo Guarino, di origini campane, ha trovato qui l’ambiente ideale in cui sviluppare le proprie idee in cucina: grande rispetto delle materie prime, tecnica culinaria mai fine a se stessa, selezione attenta degli ingredienti, menu che spaziano dalla terra al mare e una pasticceria di altissimo livello. Vi rimando alla recensione completa, con foto e prezzi, per saperne di più.

LE CERAMICHE DI NICOLETTA PENCO – Oltre ai souvenir gastronomici, se siete come me amanti delle ceramiche dovete trovare il tempo di fermarvi ai piedi della pieve di Spaltenna, nel piazzale antistante la chiesa, per fare una visita alla bottega d’arte ceramica di Nicoletta Penco. Nelle sue creazioni, ci sono i motivi principali di questo straordinario territorio: la natura, le erbe, gli ulivi, le viti, i papaveri. Gli oggetti esposti sono tutti torniti e dipinti a mano ed è possibile vedere Nicoletta Penco in azione ogni giorno nel piccolo laboratorio, all’interno della bottega d’arte.

DOVE MANGIARE: RISTORANTE MALBORGHETTO – A Gaiole in Chianti vi suggerisco di cenare alla osteria Malborghetto, un ristorantino generoso in tipico stile toscano, dove lo chef Simone Muricci vi farà sentire decisamente a vostro agio. Il locale è stato aperto nel 1999 dopo un restauro del granaio dell’adiacente Chiesa di San Martino, con un olivo secolare che accoglie gli ospiti e lo chef tiene anche corsi di cucina tipica toscana con degustazione finale dei piatti preparati. Nel menu, gli antipasti tipici di questa terra: dai crostini con i fegatini, ai salumi misti, ma anche grandissimi classici come ribollita, baccalà, pappa al pomodoro, bistecche di carne Chianina, gustosi primi piatti al tartufo, dolci artigianali. Il tutto accompagnato da una buona selezione di vini bianchi e rossi toscani, con alcune particolarità tra i vini dolci, come i Vin Santo.

DOVE MANGIARE: L’OSTERIA DEL CASTELLO DI BROLIO – Ai piedi del monumentale Castello di Brolio, di proprietà della famiglia Ricasoli, si trova l’Osteria del Castello. Un locale moderno e caldo, in legno e con ampie vetrate che si affacciano sul bosco, che sorprende per organizzazione del servizio e della cucina e per una proposta gastronomica ancorata alla tradizione toscana ma molto curata nella forma e nello stile degli impiattamenti. Abbiamo provato i salumi toscani della Macelleria Ceccatelli con crostini (12 euro), degli ottimi tortelli di agnello, bavarese di funghi porcini, salsa di cerfoglio con fondo d’agnello profumato al muschio e cipresso (14 euro). Da non perdere il piatto della tradizione: la pappa al pomodoro (12 euro) oppure la ribollita. Consigliamo la selezione di formaggi locali (De Magi) con le confetture toscane (14 euro).

COSA VEDERE NEI DINTORNI, RADDA IN CHIANTI – Anche se dovete spostarvi di qualche chilometro, 15 minuti di viaggio sono decisamente pochi a fronte della bellezza di Radda in Chianti, importante centro del Chianti Classico. Radda in Chianti è considerato il centro più importante del territorio. Se pensiamo ai vini, qui si trova la sede del Consorzio di tutela del Gallo Nero, ospitato nell’antico convento di Santa Maria del Prato. Nel suo territorio si trovano tracce umane a partire dal 2000 avanti Cristo, poi in epoca Etrusca e in epoca Romana. Nel periodo medioevale, Radda fu riconosciuta come quartier generale della Lega del Chianti. Il suo borgo è caratteristico, con piccoli negozi, dove si vendono oggetti di artigianato in legno di ulivo, olio extravergine, assieme a morbidi e costosi tessuti di cachemere made in Toscana. Le antiche mura, il Palazzo del Podestà, la chiesa romanica (Propositura di San Niccolò) ristrutturata in epoca moderna dall’architetto Adolfo Coppedè: sono i principali monumenti da vedere. Non dimenticate che Radda in Chianti è sede dell’Eroica, la caratteristica e originale gara ciclistica riservata a biciclette d’epoca, che ogni anno vede partecipare migliaia di appassionati.

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2 comments

elisabetta corbetta 10 Dicembre 2018 at 08:38

Che posto magnifico grazie per il consiglio
Un bacione

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Ada Parisi 10 Dicembre 2018 at 14:35

grazie, segnatelo se vai nel Chianti

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