Franciacorta, bollicine con stile

Un territorio, un metodo, un vino. In una parola Franciacorta. Ho visitato questa zona di vigneti, lago e colline, adagiata in un anfiteatro morenico, durante un tour di tre giorni per le cantine di questa antica terra di Curtes Francae, nome usato in epoca medioevale, che oggi può vantare solide tradizioni agroalimentari e moderna industria. Un binomio che si ripete nel suo simbolo, il vino, prodotto in 2.800 ettari sui 20 mila complessivi appartenenti a 19 Comuni tra Brescia, le sponde meridionali del lago d’Iseo e il Monte Orfano (chiamato così perché è l’ultima altura prima della pianura Padana). Qui, oltre cento cantine portano avanti una filosofia produttiva ispirata alle tecniche francesi del metodo classico, trovando però un’interpretazione originale e unica dei vitigni Chardonnay, Pinot Bianco e Pinot Nero. Un’avventura produttiva iniziata nei primi anni Sessanta, sviluppatasi esponenzialmente negli anni Ottanta, e che oggi ha conferito al territorio una precisa identità riconosciuta a livello internazionale. D’altra parte, il vino in Franciacorta si fa in maniera importante dal sedicesimo secolo, ma quello che conosciamo oggi esiste da appena cinquant’anni. Piccole e blasonate aziende, giovani e storici produttori convivono uniti sotto il marchio della effe merlata, logo del Consorzio del Franciacorta: da La Valle a Corte Fusia, da Ca’ del Bosco a Fratelli Berlucchi.

Il mio viaggio è partito dall’azienda Le  Quattro Terre, che unisce ristorazione, produzione di vino e accoglienza. La famiglia Vezzoli ha recuperato una antica cascina e oggi, in un parco circondato da vigneti, produce 45 mila bottiglie nei sei ettari di proprietà. Cinque le etichette di Franciacorta proposte, con il solo utilizzo di Chardonnay e Pinot Nero, e una filosofia tesa ad esprimere i vigneti tradizionali senza uso di legni e barrique. Ho alloggiato nelle belle stanze della locanda, ricavate dalla cascina originaria del Settecento e ho avuto il piacere di assaggiare i piatti equilibrati dello chef Fabrizio Albini. Se passate dalla Franciacorta un indirizzo su cui contare.

Seconda tappa Cà del Bosco, azienda del gruppo Santa Margherita. Una delle cantine considerate tra le più belle e scenografiche al mondo, vanto della tecnologia made in Italy. Qui si fanno i grandi numeri della Franciacorta: 180 ettari dislocati in otto Comuni, 1,5 milioni di bottiglie e 14 etichette, tra cui la celebre cuvée “Anna Maria Clementi”, madre del presidente Maurizio Zanella, appassionato d’arte che ama arricchire la sua avveniristica cantina (12 mila visitatori l’anno), con opere dei migliori autori internazionali. Tra vigneti (io li ho visti innevati, una poesia), sculture, barrique e fotografie d’autore la visita a Ca’ Del Bosco resta nella memoria.

Ambienti del 1300, affreschi quattrocenteschi alle pareti (restaurati in modo brillante) e una cantina familiare da 450 mila bottiglie. Questa è Fratelli Berlucchi, una delle aziende storiche di Franciacorta, con 63 ettari in aree moreniche e alluvionali, e argillose e rocciose, che consentono all’azienda di proporre vini con caratteristiche completamente differenti. Da provare il Casa delle Colonne brut riserva 2006. A capo dell’azienda Pia Donata Berlucchi, una delle più importanti ‘donne del vino’ italiane, che insegna la filosofia di avvicinarsi al bicchiere non solo con gusto e olfatto, ma anche con il cuore.

E’ stato il vulcanico Claudio Faccoli ad accogliermi alla cantina Faccoli a Coccaglio, gestita con il fratello Gian Mario: sei ettari alle pendici meridionali del Monte Orfano, il più antico affioramento della Pianura Padana, dove sul lato che guarda a sud, grazie a un clima più caldo (protetto dai venti del nord), crescono anche i capperi. Quattro etichette e 50 mila bottiglie, e una continua ricerca della massima nota fresca e acida nei vini, senza compromesso alcuno. “Un bianchista convinto”, come ama definirsi, che elabora vini che strizzano l’occhio agli champagne più complessi.

In 30 ettari vitati, l’azienda Il Mosnel (che significa ‘mucchio di sassi’) produce 250 mila bottiglie, conservate in una cantina che si snoda all’interno di una cascina con strutture del XVI e del XIX secolo. Sette le tipologie di Franciacorta prodotte, vendemmia e selezione manuale come da disciplinare e spremitura soffice in quattro fasi, per ottenere un livello qualitativo più alto possibile. Lucia Barzanò è tra i proprietari dell’azienda, ereditata dai suoi avi nel 1836, e il suo obiettivo è promuovere sempre più il nome della Franciacorta all’estero. Tra le belle iniziative della cantina, quella di bandire un concorso ‘Questione di etichetta’ alla ricerca della  migliore etichetta per un Franciacorta raro e pregiato, mettendo alla prova i giovani creativi italiani.

Barone Pizzini (43 ettari e 233 mila bottiglie tutte prodotte con il metodo classico) è stata la prima azienda a introdurre dal 1998 il metodo della coltivazione biologica in questo territorio, nella convinzione che la biodiversità dei suoli vada rispettata e poi espressa al massimo nel bicchiere. Merito di un gruppo di imprenditori della zona che rilevarono nel 1991 l’azienda dalla nobile famiglia Pizzini, di origini trentine. Bioedilizia (legno e pietra), energie rinnovabili per il 25% del fabbisogno, una cantina a 12 metri di profondità, sistemi di estrazione della CO2 dal terreno sono alla base di questa modernissima struttura, con una delle sale degustazione tra le più belle che ho potuto visitare, dove nella degustazione sono partita dalle basi spumante per arrivare alle riserve. Un percorso didattico per capire l’essenza del Franciacorta.

Dal 1990, a Rodengo Saiano, la famiglia Pezzola dà vita alla cantina La Valle per la produzione di Franciacorta, in un cascinale del ‘400. Le prime 3 mila bottiglie vengono prodotte nel 1993. Ma è nel 2006-2007 che l’azienda opera una svolta, decidendo di affiancare alla cantina storica una cantina modernissima, altamente tecnologica e autosufficiente dal punto di vista energetico. Oggi, con 6 ettari vitati, La Valle esporta in diversi Paesi Ue ed extra Ue una bottiglia su tre delle 50 mila prodotte. La filosofia produttiva, guidata dall’enologo francese Jeanne Pierre Valade, si basa sulla ricerca del massimo profumo nei vini, a partire dalla raccolta delle uva più mature (e quindi con più zucchero e più profumo)  fino alla vinificazione con impianti in atmosfera antiossidante . Ma c’è di più: il ritrovamento di ammoniti fossili nei propri terreni potrebbe addirittura portare a una revisione della zonazione della Franciacorta.

Daniele e Gigi, soci fondatori di Corte Fusia a Coccaglio, sono invece giovanissimi, preparati e con le idee chiare: con un finanziamento sono riusciti a prendere in affitto 7 ettari di vigneti e alcuni locali dove dal 2010 producono circa 25 mila bottiglie di Franciacorta. Si stanno facendo apprezzare, anche perché i loro vini godono della particolarità dei terreni e del clima più caldo del monte Orfano meridionale. I principi che ispirano Corte Fusia sono: mineralità, sapidità e nessuna aggiunta di zuccheri ai vini.

E’ altrettanto giovane la gestione di una delle aziende storiche della Franciacorta. Una cantina che ha preso il via nel 1875, dove la famiglia Barboglio de Gaioncelli produceva il vino e lo fa anche oggi, grazie alla famiglia Costa, prima Guido (nipote acquisito) e poi suo figlio Andrea. Quindici gli ettari vitati per una produzione di 90 mila bottiglie. Qui si producono vini fini ed eleganti: 6 le etichette con prevalenza di Chardonnay e Pinot Bianco, che si possono degustare all’interno del ristorante, dove è lo stesso Andrea (enologo) a fare gli onori di casa. Un ristorante con uno chef giovane (Lorenzo Tagliabue, 37 anni) e una brigata di cucina ancor più giovane, dove i piatti prendono spunto dalla tradizione per giungere a raffinate ma saporite rivisitazioni. Consigliatissimo.

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