Oggi vi lascio la ricetta del Dry Martini: un cocktail essenziale ed elegante, senza tempo, un classico tra i classici. Gli ingredienti sono solo due Gin e Vermouth Dry. Ma sono obbligatorie anche una o due olive in salamoia per guarnire il cocktail e una spruzzatina di scorza di limone in superficie. Un’idea di agrume che dà freschezza ma colpisce solo il naso, non il gusto. Ovviamente il Dry Martini (che in Italia più spesso è chiamato Martini Dry), fa parte delle ricette di cocktail codificate dall’Iba, l’International bartenders association, l’associazione internazionale che riunisce i bartender di tutto il mondo.
Servito nella coppa cocktail, il bicchiere a forma triangolare diventato ormai un’icona di stile NewYorkese, il Dry Martini piace soprattutto perché è estremamente secco. Le quantità parlano chiaro: il Vermouth è davvero poco rispetto al Gin e il gusto è intenso, deciso. Perfetto con degli STUZZICHINI FATTI IN CASA e per un aperitivo chic.
Come vedete nel brevissimo VIDEO TUTORIAL, prepararlo è davvero semplice: basta mixare i liquori e raffreddarli con ghiaccio e poi filtrare. Il ghiaccio, infatti, non lo troverete nel bicchiere.
Quanto alle olive, io preferisco appoggiarle sul bordo della coppa, affinché il cocktail non prenda il gusto di salamoia delle olive.
La storia del Dry Martini è controversa. Secondo alcune ipotesi, il barman Jerry Thomas lo servì a un cliente che si recava nella città di Martinez nel lontano 1860. Per altri, il nome del cocktail deriva dal cognome di un barman italiano (Martini) che a New York servì questo cocktail nel 1910. Secondo altre fonti, a metà Ottocento il drink si chiamava Martinez ed era composto da gin, vermouth rosso e bitter. Il suo successo si deve soprattutto al legame col sogno americano veicolato dai grandi personaggi del cinema dopo la fine della seconda guerra mondiale. Insomma un vero status symbol. Non dimenticate di dare una occhiata a tutte le mie RICETTE DI COCKTAIL e buona giornata!




