Itinerari di viaggio: Alta Langa, tra noccioleti e famiglie ‘langhette’

Oggi vi racconto un altro dei miei fine settimana in giro per l’Italia, ma stavolta vi parlo di giornate davvero particolari. Per tre giorni ho vissuto un’altra vita, o meglio ho vissuto la vita di altri: sono stata ospite di due diverse famiglie dell’Alta Langa, in Piemonte. Famiglie di ‘langhetti’, di contadini e piccoli produttori di nocciole, che vivono di ciò che la terra, coltivata con lungo lavoro, e gli animali, accuditi con affetto, offrono loro. Ho conosciuto persone semplici, ricche di valori e umanità, che vivono ogni giorno con gratitudine nonostante la grande fatica. Con loro ho passeggiato per i noccioleti, nutrito conigli e galline, curato una piccola vigna di Dolcetto, fatto il pane, i tajarin e i ravioli del plin. Con loro ho condiviso il pranzo, preparato tutti insieme, e soprattutto ho parlato e ascoltato. Un’esperienza particolare, vissuta in anteprima per il Consorzio turistico Langhe-Monferrato-Roero, che ha voluto testare con me una nuova formula di accoglienza in Alta Langa, terra delle nocciole. Una vacanza che è in realtà vita autentica in un luogo conosciuto, prima di tutto, perché è il distretto di produzione della nocciola del Piemonte Igp. Questo vasto territorio in provincia di Cuneo, a sud di Alba, è profondamente diverso dalla zona decisamente più nota delle Langhe del vino. Qui la vigna scompare per cedere il posto ai noccioleti, sulle colline tra 600 e 800 metri di altitudine, dove si susseguono circa 40 piccoli paesi con poche centinaia di abitanti ciascuno, da Bossolasco a Levice, da Rocchetta Belbo a Camerana, al confine con la Liguria.

Al turista viene offerta l’opportunità di fare un’esperienza alternativa a quelle consuete, vivendo uno o due giorni con una famiglia locale, supportati dalla figura del mediatore culturale (solitamente un giovane del luogo, che parla dialetto e lingue straniere), condividendone i ritmi, la quotidianità e il lavoro, in modo da fare parlare dell’Alta Langa proprio chi la conosce alla perfezione, da tutta la vita. Così il territorio si rivela, allo sguardo dei turisti, attraverso le parole e i gesti dei suoi abitanti. Sono già stata tante volte in Piemonte, e anche ad Alba, Barolo, Dogliani, mete internazionali del turismo del vino, ma non ero mai stata in Alta Langa. Che questo territorio sia un luogo meno patinato e più selvaggio lo si capisce già dal percorso per raggiungere il piccolo comune di Cerretto Langhe. La strada che si inerpica sulle colline cambia aspetto, passando dalle vigne ai noccioleti e ai boschi, man mano che si sale con l’altitudine.

Qui la natura è padrona. E a questo concetto si sono ispirati i proprietari della dimora storico-romantica Il Sole e la Luna, a Cerretto Langhe, un edificio in pietra e legno, una volta sede dell’Albergo Italia, strutturato seguendo le linee guida della bio-architettura. Stanze con arredi antichi, soffitti con travi in legno, colori caldi e il quadro più bello del mondo: una vista strepitosa sulle colline dell’Alta Langa. La colazione non è da meno: tutto biologico, fatto in casa o proveniente da piccole produzioni artigianali: dai formaggi alle marmellate, dalle uova ai salumi, alla crema di nocciole.

E’ nel volto e nelle mani sempre in movimento di Elio e Fiorenza che ho incontrato davvero l’Alta Langa: una vita di lavoro divisa in due (con l’aiuto di Ettore, fratello di Elio, e in compagnia di Poldi, un cagnolino magnifico che canta quando sale sul trattore), in una quotidianità così diversa da quella che conosco. Ad Arguello, che conta 201 abitanti, li ho accompagnati e osservati nel fare quello che fanno ogni giorno sui terreni attorno alla loro casa: dare da mangiare ai conigli, grandi e piccoli, così paurosi e timidi, alle galline e alle oche, querule e agitatissime per la presenza di sconosciuti. Raccogliere le uova fresche, che hanno un sapore diverso rispetto a quelle che sono abituata a mangiare a Roma. Prendersi cura di due maialini a cui Elio si è già affezionato. Ogni mossa è precisa, secca, frutto di un meccanismo perfetto, perché anche nel lavoro dei campi c’è la routine, come in ufficio, ma con quel quid di amore in più. Nel giardino, si raccolgono le fragole, alle quali non è fatto ovviamente alcun trattamento antiparassitario: sono dolci e succose e rosse e ci verranno offerte sotto forma di macedonia, irrorate di Moscato d’Asti Docg. Le ciliegie si mangiano direttamente dall’albero: non tutte sono mature, ma anche quelle ancora pallide sono saporite e dolci. Bisogna saperle scegliere. La frittata, ovviamente con erbe commestibili come le ortiche e la borragine, la prepara Elio: e non sbaglia neanche la quantità di sale. Alla pasta invece pensa Fiorenza: ci ha insegnato a fare i raviolini del plin (chiamati così dal ‘pizzicotto’ che si fa per chiuderli, con due dita), un piatto tipico piemontese. Mi sono cimentata anche io e ho un po’ abbondato nel ripieno ma, come sapete, noi siciliani abbondiamo sempre.

Il pranzo è proprio come me lo aspettavo: vino rustico ma buono (dolcetto), salume fatto in casa, ravioli del plin, carne in umido e un bonet, per dolce (assieme al caffè della moka), che ha rapidamente conquistato il primo posto nella speciale classifica dei bonet che ho mangiato fino ad oggi. Proverò a farlo a casa, chissà che non riesca ad emulare questa perfezione. Sembra un quadro idilliaco, ma ovviamente dietro ci sono tanta fatica e duro lavoro. Elio e Fiorenza vivono in una economia autarchica: bastano a se stessi, fatta salva la produzione di nocciole Igp, che rappresenta per la famiglia un piccolo reddito. Da segnalare, la visita alla bella chiesa medioevale di San Frontiniano, sull’antica via del sale, che ancora conserva la pavimentazione originale.

Nella seconda giornata, trascorsa a Cravanzana, capitale della nocciola Igp, con un territorio per il 90% coperto da noccioleti, ho incontrato la famiglia Fresia. Ad accoglierci la signora Rosa, Gianluca (giovane sindaco del paese) e il papà … … Circondati da noccioleti in mezzo a una campagna silenziosa, abbiamo preparato i tajarin, le tagliatelle e il pane. Rosa ha una autentica passione per l’impasto e, sotto le sue mani, gli ingredienti si trasformano in sottili fili di pasta, morbide pagnotte. Tutto è fatto in casa: salame, funghi sottolio, frittate di erbe spontanee, marmellate da abbinare ai formaggi dell’Alta Langa, come le tome e le robiole, i biscotti e la torta alle nocciole, vanto della produzione dolciaria locale, che quando è fatta in casa è decisamente più buona. E quando Rosa ha bisogno di fare la pasta, trova le uova nel vicino allevamento familiare di polli e galline dei vicini di casa. Un piccolo allevamento rispettoso degli spazi vitali per gli animali che così possono regalare prodotti genuini. Per le nocciole, basta farsi una passeggiata tra gli alberi attorno alla casa oppure affrontare una delle salite tra le colline che circondano il paese. I noccioleti (che impiegano almeno cinque anni per diventare produttivi) sono fitti e imponenti. Negli ultimi anni c’è stato un boom di nuovi impianti. Gli alberi sono più simili a grandi cespugli per la loro conformazione a polloni, e sono alberi buoni con gli abitanti: poche malattie, pochi interventi con prodotti chimici e un frutto che viene fatto essiccare e tostare ed è considerato della migliore qualità al mondo. Perché le nocciole si producono non solo in Italia, ma anche in Turchia e in altri continenti. E la concorrenza è molto forte. La gran parte di quelle dell’Alta Langa viene lavorata negli stabilimenti Ferrero di Alba, per la produzione della Nutella. Ma sono diverse le cooperative di produttori locali. E qui è facile acquistare creme e paste di nocciola, e persino cosmetici a base del ricco e nutriente olio di nocciole, di grande qualità artigianale.

Ma dove mangiare in questi luoghi? Sono due i ristoranti che ho potuto provare. Il primo è Alte Langhe, a Bossolasco: una affidabile trattoria vecchio stile con una infinita sequenza di antipasti tradizionali piemontesi come il sufflè di asparagi con crema al formaggio raschera, la battuta di carne piemontese, poi tajarin, ravioli del plin, vitello tonnato, arrosti e, per dolce, il “bunet” della nonna e la torta di nocciole. L’altro indirizzo è la Trattoria del Bivio, a Cerretto Langhe. Qui lo chef Massimo Torrengo elabora menu creativi e tradizionali. Tra gli antipasti la coscia battuta al coltello, vitello tonnato e involtino di peperone, poi vi consiglio i tajarin con ragu di salsiccia di Bra, tra i secondi la “finanziera”, un piatto immancabile nelle tavole del Piemonte, e la faraona al forno con i funghi porcini; tra i dessert: una variazione sul tema delle nocciole Igp. Il tutto abbinato ai vini locali, dal Nebbiolo all’Alta Langa brut metodo classico, fino al Moscato passito.

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2 comments

gerard 18 Gennaio 2016 at 12:27

bonjour,
je voudrais connaître les varietes de noisetiers de l’italie “piemonte”, “roma liazo”, “naples”, “sicile” et autres régions que j’oublie, et des pépiniéristes ou petits producteurs de noisettes qui voudraient bien me vendre des plants et les envoyer en France , pouvez vous m’aider ? merci, je vous en serais reconnaissant autant que la reconnaissance reconnue des siciliens , merci sincèrement,
gerard

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Ada Parisi 30 Gennaio 2016 at 15:03

Bonjour Gerard, pour acheter rapidément les varietes de noisettes (Tonda Piemonte, Giffoni-Campania, etc) tu peut contacter ce pépiniériste qui est dans la région Marche et vend online, aussi vers la France: http://www.vivaigabbianelli.it/blog/10-il-nocciolo-un-concentrato-di-salute.
En Piedmont, en particulier, tu peut écrire à http://www.vivai-roveta.it/?http-wwwvivai-rovetait-contatti-16,16
En Sicilie, ce ci http://www.vivairussovincenzo.com/Catalogo.asp?IDarticolo=89355

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