Itinerari di viaggio: Agrigento, la Sicilia slow tra templi, falesie e antiche querce

La Scala dei Turchi e la Valle dei templi. La prima, creata dal vento e dal mare, bianca e brillante sotto il sole; la seconda forgiata dalla mano dell’uomo, costellata di colonne, scalinate, frontoni, antiche pietre lavorate. Queste rocce ci parlano ancora oggi, non vinte dal tempo né dalla storia. Ad ascoltarle, dall’inizio dei tempi, c’è Agrigento, in siciliano ‘Girgenti’, che volge lo sguardo dal mare all’acropoli (l’antica Akragas) seguendo una traiettoria di inusitata bellezza. E’ una Sicilia color ocra, arsa dal sole, dove tutto è più vero e più violento: i colori, più vividi, dal mare verde alla sabbia gialla alle pietre screpolate, i sapori netti dell’olio extravergine e delle mandorle tostate, del pesce fresco e del vino minerale e aromatico, i suoni vivaci dei pescatori che rientrano in porto, dei pastori che chiamano a raccolta le pecore, delle guide che incessantemente raccontano la storia della Sicilia. Che è anche la mia storia.

Per me, che sono siciliana, è meraviglioso avere la fortuna di potere raccontare in questo spazio personale la mia terra a chi già la ama e a chi ancora non la conosce. Stavolta vi parlo di una Sicilia ‘slow’, dove la lentezza è una virtù, dove avere il tempo di camminare, guardarsi intorno, gustare, assaporare e conoscere è una appagante necessità. Così, oggi, il mio racconto parte da questo angolo di terra che è stato chiamato Magna Grecia, dove Agrigento nel quinto secolo avanti  Cristo divenne città splendida, ricca, sontuosa. Percorrendo in macchina la strada che vi porterà alla Valle dei Templi, non sarete mai preparati a ciò che vedrete mentre, chiacchierando e sentendo la radio, alzerete lo sguardo: verrete colpiti al cuore, come da una pallottola. I templi sono là, come nel V secolo a.C., con le loro colonne doriche, le gradinate, i triglifi e le metope: guardano il mare, come è sempre stato, e guardano voi, così piccoli davanti alla storia. Potrei tediarvi (visti i miei trascorsi universitari) con descrizioni dettagliate di come si presentava la Valle all’epoca del suo massimo splendore, dirvi che i dieci templi erano ornati da frontoni, che erano colorati, che nella zona poi si sovrapposero costruzioni di età ellenistica, romana, cristiana, ma non dirò nulla. Vi lascerò in pace, ad ammirare il tempio della Concordia, di Hera, i resti di quello di Eracle, di Zeus Olimpo e dei Dioscuri, passeggiare lungo le vie un tempo percorse da processioni e preghiere, guardare il mare e le agavi in fiore. Quando visiterete la valle dei Templi, varrà la pena rivolgervi a una guida, perché la semplice, pur se estatica, visione della valle non può essere sufficiente a farvi comprendere perché questo luogo sia così eccezionale e perché sia entrato a fare parte dei beni compresi nel Patrimonio Unesco. Passeggiando per la Valle non dimenticate di salutare le capre Girgentane, che sono allevate all’interno del parco archeologico: è una razza di origine asiatica, oggi in via di estinzione, con lunghe corna a spirale. Una razza che si sta cercando di recuperare. Il loro latte, di quantità modesta rispetto a quello delle capre normali, è delicato. La Fondazione Slow Food ha deciso di costituire un presidio per la sua tutela e sta promuovendo la produzione di formaggi fatti con questo latte, anche per aiutare gli allevatori ad aumentare il proprio reddito, rendendo questo tipo di allevamento sostenibile.

Conclusa la visita (e se la concluderete in meno di tre ore non vi rivolgerò più la parola), non pensiate di avere finito: vi aspetta il Museo archeologico di Agrigento, nella cui area si trovano anche la chiesa di San Nicola e l’oratorio di Falaride. Il museo è imperdibile, se non altro per ammirare ciò che resta dei Telamoni, i giganti alti dodici metri che sorreggevano sulle spalle il peso del templi di Zeus. Nel museo, uno dei più importanti della Sicilia insieme a quello di Siracusa, ci sono oltre 5.500 reperti, alcuni dei quali di importanza inestimabile: ceramiche, tombe, lastre di marmo, corredi funebri e tutto ciò che è stato trovato nella necropoli e nell’area archeologica agrigentina. Se siete appassionati di archeologia, la Valle dei Templi e il museo regionale, da soli, valgono certamente il viaggio. A chiedermi di raccontare la Sicilia durante un blog tour tra cammino, cibo e cultura è stato Eden Hotels, che mi ha ospitata in due resort, mostrandomi il meglio che la mia terra ha da offrire, e che mi ha fatto sia rivivere tante emozioni, sia fatto conoscere realtà che non avevo ancora visitato. Conclusa la visita al museo, vi lascio un  buon indirizzo per il pranzo o la cena: un locale aperto (o meglio riaperto) da poche settimane che si chiama Terracotta (mentre scrivo il sito è ancora in fase di allestimento). La particolarità non è solo nell’uso di materie prime siciliane di eccellenza, per lo più di provenienza strettamente territoriale, ma anche nel luogo in cui si trova: una chiesa sconsacrata, quella di San Pietro, che oggi è diventata uno spazio culturale grazie alla associazione Temenos, che gestisce il ristorante e il caffè San Pietro.

E se la valle dei Templi per me è stata la conferma di un amore eterno, la Scala dei Turchi è stata invece una vera sorpresa. Conosco poco la costa agrigentina, meglio quella ragusana, e sono rimasta incantata dalle cale e calette di sabbia fine e dorata, dal mare verde, dalle rocce affioranti sparse nell’acqua. In questo panorama di per sé già commovente, spicca la Scala dei Turchi: una falesia rocciosa completamente composta da marna bianca, scolpita suggestivamente a gradoni dalle mani del più abile degli scultori: il vento. Il nome deriva dalle incursioni moresche avvenute nel 1500 in territorio siciliano, ma il luogo è salito alla ribalta nel panorama turistico siciliano per le avventure del commissario Montalbano inventato dallo scrittore Andrea Camilleri. La roccia bianca, calcarea, è fresca anche sotto l’implacabile sole estivo e la si può scalare facilmente per arrivare in cima: da là lo sguardo spazia all’infinito nell’azzurro del mare. Finito il bagno, concedetevi un aperitivo sulla spiaggia con qualche piccolo sfizio a base di pesce: se siete in due, sarà un momento molto romantico, altrimenti proverete semplicemente il piccolo lusso di una insalata di polpo fresco e un bicchiere di bollicine (meglio se siciliane, come Charme di Firriato) davanti a un mare strepitoso.

Se al mare preferite il verde, allora vi suggerisco un’altra meta che a me era sconosciuta: la sughereta di Niscemi. Basta spostarsi di provincia, da Agrigento a Caltanissetta, per trovare qualcosa di unico in Sicilia: una riserva di quasi tremila ettari di sughereta, una quercia sempreverde, da cui si ottiene il sughero. Il luogo è suggestivo: oltre alle querce c’è la ricchissima macchia mediterranea di cisto, mirto, rosmarino, timo, erica, agavi. E vedere quei tronchi scorticati, denudati, è davvero impressionante. All’interno è celata una quercia da sughero che pare abbia 400 anni, un’età di tutto rispetto anche per una quercia (che di solito vive tranquillamente fino a cento anni), al punto che gli studiosi stanno analizzando il suo patrimonio genetico. La riserva è gestita dalla Guardia Forestale, ma il sughero viene semplicemente raccolto e poi venduto fuori dalla Sicilia, per lo più alle aziende che lavorano il sughero in Sardegna, dove c’è una delle più importanti produzioni europee di questo materiale naturale indispensabile per l’industria del vino. Purtroppo, non si è fatta diventare la sughereta un’impresa, che potesse creare lavoro sul territorio e, magari, arrivare alla creazione di un prodotto originale che parli della nostra Sicilia. Per visitarla affidatevi all’organizzazione e all’appassionata competenza del Centro di educazione e formazione ambientale di Niscemi.

Dove dormire? Quando ho visto il Falconara charming house & resort ho avuto un deja vù: c’ero già stata, tantissimi anni fa, quando nel cercare di visitare il castello di Falconara e trovandolo chiuso, decisi di fare una pausa per pranzo. Tornarvi oggi e trovare tutto immutato, il castello sempre a picco sul mare, la sabbia fine, l’acqua azzurra, è stato confortante. Il Falconara è un hotel splendido, propone diverse offerte dai soggiorni lunghi con volo aereo a quelli giornalisri con l’uso della spa e della spiaggia. Ve lo consiglio se cercate tranquillità, un lusso discreto e sottile e una atmosfera rilassata tipicamente siciliana. Si trova in un luogo da cui è facile raggiungere sia l’agrigentino sia il ragusano. Un tuffo in piscina (ma vi sfido a resistere al fascino del mare), una colazione superba, una cena di pesce raffinata, un massaggio nella Spa e sarete pronti per un’altra meta da esplorare il giorno dopo. In questa mia terra, che è bellissima e struggente, che amo tanto di più quanto più ne sono lontana.

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6 comments

Ferdinando Rizzo 22 Ottobre 2015 at 12:42

Vivo, grazie a dio, in sicilia, ma vorrei essere tutti i giorni in giro a godermela quanto più posso.
Ed invece no! al lavoro.
Ciao Ada, capisco quanto ti manca.

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Ada Parisi 22 Ottobre 2015 at 13:44

Eh… pensa a me, 15 anni lontana e devo pure lavorare! Un abbraccio, Ada

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Ferdi 21 Ottobre 2015 at 19:23

Non conoscevo il tuo blog all’epoca in cui scrivevi questo post, ma conosco molto bene i luoghi che descrivi, da agrigento a porto empedocle, realmonte e la scala dei turchi e più giù a siculiana, eraclea minoa, fino a sciacca, mazara del vallo marsala etc.
E vederne le foto ed i.colori estivi non fa che aumentare, soprattutto in queste giornate uggiose, la.nostalgia delle belle giornate trascorse sulle spiagge e con l’odore ed il sapore del mare e dei suoi frutti ancora nel naso e nella bocca.
Dovrò tornarci alla prima occasione.
Grazie Ada.
Ferdi

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Ada Parisi 22 Ottobre 2015 at 10:37

Ciao Ferdinando, ma tu vivi in Sicilia? Perché ne parli come se ti mancasse… manca anche a me… Ada

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andrea 19 Luglio 2015 at 19:20

Sicilia, e che dire di più ………….ci siamo stati la prima volta nel 2003, trascinati ed affascinati dal COMMISSARIO MONTALBANO, con amici siciliani di Cammarata, ai quali noi del nord abbiamo fatto fare un vero e proprio tour de force per vedere il più possibile in 20 giorni.TERRA MERAVIGLIOSA, cibo mare sole cultura………..bei ricordi INDIMENTICABILE viaggio pieno di emozioni

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Ada Parisi 20 Luglio 2015 at 10:14

Grazie Andrea per queste belle parole sulla mia isola. Io ricambio, perché ho vissuto otto anni a Milano e ho imparato ad amare le bellezze del nord Italia, e soprattutto architetture che in Sicilia non esistono per motivi storici. Spero in un tuo prossimo viaggio in Sicilia, sicuramente ci sono ancora tante cose da vedere e tanti ricordi da conservare. Ada

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