dolci siciliani
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  • Crème caramel al mandarino


    Lo so, potrei sembrare monotematica o quanto meno ossessionata dai mandarini. Prima la crème brulée, poi il gelo, poi il semifreddo e adesso la crème caramel al mandarino. Che posso dire? Sto riscoprendo il gusto di questo frutto che, fino a poco tempo fa, trovavo troppo agro per i miei gusti. Ma i gusti, si sa, cambiano, e oggi questa asprezza, in contrasto con la dolcezza dello zucchero, mi attrae. E quindi vi lascio la ricetta, facilissima e a prova di principiante, di queste crème caramel al mandarino, che però potete preparare e aromatizzare anche con arancia, limone o persino pompelmo a secondo del vostro gusto. Infine, se non vi piacciono gli agrumi, potete usare questa ricetta semplicemente come base per preparare una créme caramel alla vaniglia. Vi consiglio di prepararla con un giorno di anticipo, perché diventa più buona con il passare delle ore. Si conserva bene in frigorifero per 3-4 giorni e ha un profumo e una consistenza meravigliosa. Buon fine settimana!
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  • Semifreddo al mandarino

    Oggi un’altra ricetta a base di mandarini, per approfittare il più possibile di questo agrume meraviglioso e profumatissimo: semifreddo al mandarino, un dolce che richiama i primi caldi e che, se congelerete un po’ di succo di mandarino, potrete preparare anche tra qualche mese, quando avremo più voglia di gelati e semifreddi. Ora, ne ho mangiati tanti di semifreddi al mandarino, ma nessuno mi ha mai convinto: alcuni perché fatti evidentemente con aromi artificiali, dal gusto inconfondibile, altri perché fatti solo con la frutta, ma dal profumo troppo debole. Ho dato una occhiata in rete e ho visto tante ricette in cui il succo di mandarino si fa bollire fino a ridurlo della metà, per concentrarne gli zuccheri: ho provato, ma secondo me questa bollitura fa sì concentrare gli zuccheri, ma riduce il sapore fresco e agrumato del mandarino. Allora sono andata per la mia strada e ho provato a portare il succo a ebollizione e unire della colla di pesce (potete usare anche l’agar agar): in questo modo ho ottenuto una gelatina morbida di mandarino che ho unito ai tuorli montati, alla scorza grattugiata di mandarini e alla panna, ottenendo un semifreddo cremoso ma soprattutto con un profumo e un sapore di mandarino concentrato e pungente. Ho voluto completare il dolce con una gelatina al mandarino, per insistere sull’agrumato, e con un disco di pan di spagna leggermente bagnato di sciroppo al mandarino. Insomma, questo dolce è una personale ode a questo frutto che mi ricorda sempre, al solo profumo, il cielo della mia Sicilia. In coda alla ricetta troverete due varianti per chi non avesse voglia e tempo di fare lo sciroppo di zucchero. Vi lancio anche una idea facile facile che vi faciliterà immensamente il lavoro: mettete il semifreddo all’interno della buccia dei mandarini, tagliando solo la calotta superiore e svuotandoli, e serviteli semplicemente così: mi sono maledetta per non averci pensato prima di fare una torta gelata.

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  • Gelo di mandarino su frolla alla cannella

    Sono davvero soddisfatta della ricetta di oggi, perché profuma di Sicilia e di agrumi, ma anche di inverno e di cannella: gelo di mandarini su frolla alla cannella. Inoltre, se userete la farina di riso al posto della farina 00 nella pasta frolla, è anche un dolce senza glutine, che soddisferà ogni palato grazie al suo gusto pieno, tra l’agro dei mandarini, la morbidezza del gelo, la burrosità della frolla, il sentore di cannella. Se preferite (o semplicemente non avete voglia di fare la pasta frolla) potete mettere il gelo in coppette individuali, servirlo guarnito da pistacchi tostati e gustarlo così, esattamente come per il gelo di anguria (provatelo questa estate, mi raccomando!). Un paio di consigli: scegliete mandarini freschissimi e assaggiateli per capire quanto zucchero mettere nel gelo. Io vi do una dose tra 150 e 200 grammi di zucchero per litro perché il gelo non deve perdere il sapore leggermente acidulo caratteristico di questi agrumi. Ancora, preparate il gelo il giorno prima e conservatelo in frigorifero. Infine, non cuocete troppo la pasta frolla: questa è un po’ più ricca di burro del solito, in modo che sia friabile, e se la cuocete troppo diventerà dura. Mi sembra di avervi detto tutto. Buona giornata!
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    17 febbraio 2017 • Dolci (torte, biscotti, dolci al cucchiaio, muffin, etc.) • Views: 155

  • Le olivette di Sant’Agata

    Oggi un altro capitolo della serie dolci siciliani che non potete assolutamente perdervi. Stavolta torno nel catanese per deliziarvi con le olivette di Sant’Agata, la santa patrona di Catania: si preparano tradizionalmente tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, anche se ormai si trovano tutto l’anno nelle pasticcerie locali. Sono dei dolcetti la cui origine è legata alla vita di San’Agata. La giovane, inseguita dai soldati del proconsole Quinziano, che voleva averla per sé e appropriarsi dei beni della famiglia, stanca e affamata, assistette a un miracolo: quando si chinò per allacciarsi un calzare, una pianta di olivo selvatico crebbe rigogliosa davanti a lei nascondendola alle guardie e sfamandola con i sui frutti. Per questo si chiamano olive di Sant’Agata: sono dolcetti fatti di pasta reale, colorati di verde, come le olive, e ricoperti di zucchero semolato. Anticamente come colorante si usava il succo di spinaci, ora si usano i coloranti alimentari oppure, nella variante al pistacchio, i pistacchi di Bronte. Talvolta si trovano anche ricoperte a metà di cioccolato fondente, ma io le trovo più belle e più buone in questo modo. Ora, onestamente, non trovate che siano bellissime? E sono anche molto facili da fare, ve lo giuro. Questo è stato il mio primo tentativo, e come vedete sono venute bene. Quindi non potete non riuscire anche voi. Provate e buone olivette a tutti!

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  • Paste di mandorla siciliane


    Sono uno dei simboli della pasticceria siciliana, diffusi in diverse forme e consistenze in tutta l’Isola: ogni tipologia è squisita, tentatrice come le ciliegie, perché uno tira l’altro. Sono i pasticcini di mandorle, in Sicilia li chiamiamo ‘paste di mandorla’: a Messina sono piccoli e candidi, a Catania a forma di S, a Bronte c’è la variante al pistacchio, nella zona dei Nebrodi e dell’Etna quella alle nocciole. Tutte possono essere lasciate nella loro semplice perfezione o decorate con mandorle, ciliegie e scorze di arancia candite o persino altri tipi di frutta secca, come i pinoli. Le differenze però sono solo esteriori, perché l’interno è fatto sempre e solo di mandorle tritate, che in Sicilia sono di Avola, zucchero semolato e albumi. Poi un lieve sentore agrumato dato dalla scorza di limone. Con soli tre ingredienti nessuna difficoltà, direte voi. E invece no. Queste paste di mandorla, che sarebbero nate proprio a Palermo, attorno al 1100, dal lavoro delle instancabili monache del convento della Martorana (da cui i coloratissimi frutti di Martorana), nascondono una insidia: se non si rispettano i tempi di riposo si sciolgono in forno come neve al sole. Io, che quando devo infornare un dolce non vedo l’ora di farlo per mangiarlo prima possibile, ne ho sciolto ben 4 teglie in diverse riprese. Poi, grazie ai consigli di una amica, ho centrato l’obiettivo. E per questo vi dico: lasciate i vostri biscotti di pasta di mandorle a riposare in frigorifero per 24 ore, così avrete un risultato davvero ottimale. Questi dolcetti si conservano bene per qualche giorno in una latta chiusa ermeticamente, oppure potete avvolgerli uno per uno in carta velina bianca: così diventeranno anche un bellissimo regalo natalizio. Vi ricordo che i dolci a base di mandorle sono diffusi anche in Calabria, Salento e Sardegna. E a me piacciono tutti.
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    18 novembre 2016 • Dolci (torte, biscotti, dolci al cucchiaio, muffin, etc.) • Views: 1902