• Minestra siciliana di zucchina lunga

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    Minestra siciliana di zucchina lunga, ricetta di famiglia. Vi chiedete cosa sia? Si tratta della cosiddetta zucchina serpente (lagenaria longissima), detta anche zucchetta da pergola: si può coltivare sia in terra sia a pergola, per l’appunto, e i frutti, verde pallido, stretti e lunghi, possono anche oltrepassare il metro di lunghezza. In Sicilia, la si trova, in estate, da giugno a settembre. Ma già a maggio sul mercato si trovano i famosi tenerumi di “cucuzza longa”, con cui potete preparare gli spaghetti aglio, olio e tenerumiPer i siciliani, questo ortaggio, appartenente alla famiglia delle cucurbitacee, è un pezzetto di cuore. Tradizionalmente, si prepara nel modo più semplice di tutti: a minestra, con filetti di pomodoro e cipolla. Si può arricchire con qualche patata e gustare così, senza null’altro, o servire con pasta o riso. A casa, mia madre ha sempre messo sul fondo del piatto dei dadini di crosta di Parmigiano, ovviamente ben raschiata, per insaporire la minestra. Con mio fratello facevo la gara a chi trovava più pezzetti di formaggio. La minestra siciliana di zucchina lunga si può gustare calda, se la sera è abbastanza fresca, oppure tiepida. Penso che solo un siciliano possa capire l’amore che c’è in questo piatto. Buona giornata.
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  • Recensioni: I Pupi, a Bagheria Toni Lo Coco rilegge la tradizione popolare siciliana

    Aperto nel 2009 e premiato con la stella Michelin nel 2014, il ristorante I Pupi nasce a Bagheria, cittadina alle porte di Palermo, centro in cui la modernità si trova a convivere con i fasti settecenteschi ancora testimoniati dallo splendore delle ville che furono residenza dei nobili palermitani. E proprio all’ombra di una tra le più straordinarie di queste ville, Villa Palagonia, che vi consiglio di visitare per ammirare i suoi mostri immaginifici in pietra, sorge il locale dello chef Toni Lo Coco. Quasi a contrastare con il lusso ostentato del passato, il ristorante è volutamente minimalista, piccolo (circa 25 coperti), arredato con i toni neutri del bianco, del nero e del grigio, con linee aguzze e superfici lucide. In sala, c’è la moglie di Toni, Laura Codogno, che gestisce il servizio con polso di ferro. In cucina, lo chef gioca sul filo di un precario equilibrio tra il rispetto della grande tradizione della cucina popolare siciliana e il suo istinto creativo che guarda all’innovazione e al futuro. Personalmente, proprio nei piatti che più si ispirano alla cucina popolare, arricchiti dall’estro dello chef, ho trovato l’espressione più felice di Lo Coco.
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    31 luglio 2017 • recensioni • Views: 682

  • Gelo di cannella

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    Gelo di cannella. Solo il nome di questo dolce evoca freschezza, profumi speziati, notti d’estate. Il gelo di cannella è una ricetta siciliana la cui origine si perde nella notte dei tempi e che affonda probabilmente le radici nella dominazione arabo-normanna, così ricca di creatività, pervasa dal profumo delle spezie orientali. E’ un dolce perfetto per concludere un pranzo o una cena estiva: si gusta freddo e, in pratica, è fatto solo di acqua e zucchero. Se trovate dei gelsomini freschi, potete metterne qualcuno in infusione nell’acqua insieme alla cannella, e i profumi che si sprigioneranno dal gelo saranno ancora più intensi. Fondamentale usare stecche di cannella intere, e non la polvere, e che la cannella sia di ottima qualità. Non abbiate fretta nell’infusione: 24, meglio 48 ore, sono necessarie per ottenere un gelo dal sapore deciso, anche perché dovrete poi rabboccare l’acqua che la cannella avrà assorbito. Ovviamente, vi invito a provare gli altri geli della tradizione siciliana, a partire da quello di anguria, di fragole o di mandarino. Approfitto per dirvi che ad agosto vado in vacanza, ma non vi abbandono: ridurrò le pubblicazioni ma non preoccupatevi troppo. Una ricetta nuova alla settimana arriverà comunque, e ci saranno anche diverse recensioni di ristoranti, l’itinerario di viaggio su Palermo, un altro su Siracusa a settembre e alcuni video di produzioni italiane che forse vi sorprenderanno. Che altro dire? Gustate a occhi socchiusi questo angolo di Sicilia e buona giornata!

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  • Petti di pollo alla Norma

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    Petto di pollo alla Norma. Lo so, alla mia perversione culinaria non c’è limite: optare per dei petti di pollo per restare leggeri e poi decidere di condirli ‘alla Norma’, ossia con il tipico sugo siciliano a base di pomodoro e melanzane fritte, è decisamente diabolico. Avevo fatto questo piatto per rendere più appetibili i petti di pollo per cena, ho pubblicato la foto su Instagram e così tanta gente mi ha chiesto la ricetta che ho deciso di rifarli, fotografarli e pubblicare. In realtà, come ho fatto anche nei petti di pollo con asparagi e parmigiano Reggiano, in pratica uso il pollo come supporto per la guarnizione, che è sempre golosa e saporita. A mia parziale discolpa dico che i petti di pollo sono cotti al forno e non fritti… Per quanto riguarda le melanzane, stavolta le ho fritte come nella classica pasta alla Norma siciliana, ma la prima volte le avevo unte di olio e cotte in forno e il risultato non era stato malvagio. Quindi, se volete alleggerire e di molto questa ricetta, potete farlo anche voi. In ogni caso, se accompagnate questi petti di pollo alla Norma a una insalata mista, di verdure e frutta (io ho messo vari tipi di insalata e poi carote, ravanelli, finocchi e fragole fresche), è un piatto unico adatto anche a una cena estiva tra amici. E piaceranno anche ai bambini, ve lo garantisco. Buona giornata!
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    26 luglio 2017 • Carne, Secondi • Views: 1825

  • Crostata coperta al gelo di anguria (gelo i muluni)

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    Crostata coperta al gelo di anguria: la ricetta di oggi arriva dritta dritta da Palermo, dove ho trascorso qualche giorno a luglio. Clandestina è stata la visita alla pasticceria Costa, dove ho assistito alla preparazione della cassata siciliana e della frutta di martorana, girando le rispettive video ricette. Ora, io amo il gelo di anguria, quello che in Sicilia chiamiamo “gelo i muluni”, perché l’anguria per noi è il “mellone”. Da Costa, ma anche in tutte le altre pasticcerie di Palermo, ho visto il gelo servito da solo, come ho sempre fatto anche io, in piccole tartellette di pasta frolla ma soprattutto in alte crostate coperte che mi hanno molto incuriosita. Non avevo mai cotto il gelo al forno in un guscio di frolla, ho chiesto qualche consiglio ai maestri pasticceri di Costa ed ecco che oggi vi lascio la ricetta della crostata coperta ripiena di gelo di anguria. Un dolce squisito, con la burrosa pasta frolla croccante e il gelo morbido e cremoso dal profumo intenso di gelsomino (potete usare anche quelli secchi se non ne trovate di freschi) e poi l’amaro del cioccolato fondente. Una sola precauzione: il gelo di anguria va preparato il giorno prima di fare la crostata, perché deve avere il tempo di rassodare. Se non avete mai provato il gelo di anguria, approfittate per fare sia la crostata sia il gelo da solo, così potrete immaginare di essere a Palermo, ad ammirare i capolavori arabo-normanni e a respirare, dal vivo, il delicato profumi di gelsomino che pervade la mia terra. Noi lo abbiniamo a un Moscato di Noto Dop.
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