• Crostata di mirtilli freschi (blueberry pie)

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    Il dolce di oggi è semplicissimo da preparare, ricco di frutta fresca e, aggiungerei, non troppo calorico, visto che si tratta di un impasto molto semplice (il burro c’è però, non si può togliere tutto) fatto con la semola di grano duro e farcito con mirtilli leggermente zuccherati e profumati con la scorza di limone. In questa crostata di mirtilli, la blueberry pie americana che avrete visto in tanti film, ho fatto però un cambiamento rispetto alla ricetta originale: ho utilizzato la semola rimacinata di grano duro anziché la farina 00, perché volevo un risultato più rustico e consistente. Voi potete tranquillamente scegliere la farina che preferite. Attenzione a fare raffreddare bene l’impasto prima di stenderlo, perché è piuttosto friabile. Considerate che questo dolce, dopo la cottura, ha una consistenza morbida, perché la base assorbe via via il succo della frutta: il consiglio è di gustare la crostata di mirtilli tiepida, accompagnata da gelato (io ho fatto un po’ di gelato alla fragola e l’ho servita così, con un bel contrasto tra il tiepido della torta di mirtilli e il freddo del gelato). Ovviamente potete usare anche altra frutta: ciliegie (denocciolate), fragole, frutti di bosco misti, albicocche. E’ un dolce semplice e perfetto per la colazione o la merenda ma, come sempre, ben presentato diventa un dessert che piacerà a tutti. E ora vi auguro buona giornata e buon fine settimana!
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  • Spaghetti aglio e olio con tenerumi

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    Oggi vi riporto nella mia terra, la Sicilia, con un primo piatto a base di tenerumi. Immagino che per molti di voi la parola tenerumi non significhi nulla, ma per chi è siciliano il ricordo della minestra di tenerumi, fatta con il pomodoro, l’aglio e gli spaghetti spezzati, è parte della propria memoria. I tenerumi in Sicilia sono le foglie, i gambi teneri e le cime delle zucchine lunghe, le zucchine serpente, che hanno foglie grandi, vellutate e dolci (come è dolce la polpa della zucchina): queste foglie sono ottime e delicate e in Sicilia si preparano tradizionalmente sotto forma di minestra da mangiare tiepida, visto che si tratta di un ortaggio estivo. Non mi era mai capitato di trovare i tenerumi a Roma, ma lo scorso fine settimana ho visto i tenerumi delle zucchine verdi, quelle con il fiore, al mercato dell’Alberone, dove faccio normalmente la spesa: ovviamente li ho acquistati e ho deciso utilizzarli non a minestra (anche vista la piccola quantità, si riducono moltissimo in cottura) ma in una pasta asciutta, usando anche le zucchine e i fiori. Così, per dare al piatto una marcia in più, ho optato per una base saporita (aglio, olio peperoncino e acciughe sott’olio), poi ho sbollentato per pochi secondi i tenerumi e le zucchine e ho ripassato il tutto in padella. Ho lessato gli spaghetti molto al dente e ho cosparso il tutto con abbondante caciocavallo. Ho sempre mangiato i tenerumi a minestra e mia madre li adora, spero di ritrovarli al mercato quando verrà a trovarmi, così potrò farle assaggiare la mia ‘variazione’. Se siete vegetariani o vegani, evitate le acciughe (aggiungete un po’ più di sale alle verdure) e sostituite il caciocavallo con briciole di pane fritto, come si usa in Sicilia. Buona giornata!
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    6 giugno 2017 • Pasta, Primi piatti • Views: 1861

  • Riso: torna il “Razza 77”. Sfida al “Carnaroli” per il risotto perfetto

    Quale riso per un risotto perfetto? La prima varietà che viene in mente è di certo il Carnaroli, molti utilizzano il Vialone Nano e ci sono alcuni particolarmente affezionati all’Arborio. Ma c’è una varietà di riso che oggi in pochi ricordano, e che negli Anni Cinquanta era considerata ideale per il risotto: il Razza 77. Un riso superfino, coltivato nelle pianure della provincia di Novara, che è stato un tempo il preferito di chef e buongustai. Essendo una varietà poco produttiva fu gradualmente accantonata attorno al 1970, a vantaggio di altre più redditizie e facili da coltivare. Pochi sanno, però, che i risi non muoiono mai perché esiste un ente che conserva tutte le sementi. Il Razza 77, quindi, è rimasto dormiente per oltre trent’anni nella Banca del germoplasma dell’Ente Nazionale Risi di Castello d’Agogna, in provincia di Pavia, finché due piemontesi, un agronomo e un risicoltore, provenienti da uno dei territori più vocati alla coltivazione risicola, il novarese (nei comuni di Tornaco e Vespolate), hanno deciso di risvegliarlo partendo da una piccola manciata di semi.

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    3 giugno 2017 • recensioni, Riso, viaggi • Views: 1138

  • Bulgur con pomodori ed erbe aromatiche

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    Buongiorno, visto che con l’estate sono finalmente arrivati i pomodori, oggi sperimentiamo insieme il bulgur in una ricetta fresca e leggera, perfetta per l’afa estiva. Il bulgur, alimento originario del Medio Oriente, deriva dalla lavorazione dei frumento integrale: in pratica si tratta di frumento spezzato, con diverse granulometrie, quella più grande, fino a 4 millimetri, è usata in zuppe o minestre, mentre quella più piccola si usa nelle insalate fredde o in cotture pilaf. Io ho usato quest’ultima tipologia, perché mi sono liberamente ispirata alla ricetta del tabbouleh, un piatto freddo libanese, che non richiede la cottura del bulgur, in modo da mantenere intatte le sue proprietà nutrizionali (soprattutto vitamine del gruppo B, PP ed E). Nel tabbouleh il bulgur viene lavato a lungo con acqua fredda e poi tenuto a bagno nel succo di limone e nell’acqua di vegetazione dei pomodori per almeno un’ora: in questo modo il frumento assorbirà il liquido gonfiando e diventando morbido senza che le alte temperature intacchino le vitamine presenti nell’alimento. Quindi il bulgur viene scolato e condito con sale, pepe, olio extravergine di oliva, cipollotti freschi, prezzemolo e menta tritati, la polpa dei pomodori freschi e, in alcune varianti, anche cetrioli, che non ho potuto mettere perché io li amo ma in famiglia li detestano. Io ho aggiunto anche un po’ di maggiorana e di erba cipollina tra le erbe aromatiche. Il bulgur deve avere un sapore leggermente aspro, molto aromatico. Se volete prepararlo il giorno prima, fatelo pure ma senza mettere i pomodori, che con il passare delle ore si ammorbidiscono rendendo il piatto sgradevole. Aggiungeteli solo all’ultimo momento, prima di servire. Io ho aggiunto delle mandorle non decorticate e non tostate perché mi piace sempre avere qualcosa di croccante da masticare. E’ un piatto freddo molto gustoso, ovviamente vegetariano e vegano e sono certa che, se amate i profumi mediterranei, vi piacerà. Buona giornata!

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    1 giugno 2017 • Pasta, Piatti unici, Piatti vegetariani, Primi piatti • Views: 1192

  • I bagel

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    Oggi una ricetta davvero sfiziosa, anche se per provarli vi tocca impastare un pochino: la ricetta dei bagel, panini morbidi e ricoperti da semi vari, diventati famosi per essere uno dei cibi preferiti dai newyorkesi. In realtà sono originari del nord Europa, e in particolare della Polonia: furono gli ebrei polacchi emigrati negli Usa a portare con sè e poi diffondere questi panini che sono stati adottati con successo in tutti gli Stati Uniti. Ovviamente si mangiano farciti e la farcitura classica, la stessa che vi propongo io, è quella con formaggio fresco (il ‘soft cheese’ che di fatto corrisponde alla nostra robiola), salmone affumicato, avocado. Io ho aggiunto anche un po’ di insalata fresca e qualche filo di erba cipollina. Chiaramente sbizzarritevi: io li ho provati anche con prosciutto cotto e mozzarella di bufala, capocollo di Agnone e caciocavallo, prosciutto crudo e taleggio. Veniamo ai bagel. Li ho preparati con lievito di birra secco, ma vi metto anche le dosi con il lievito di birra fresco. E’ un impasto molto molto semplice da fare e i tempi di lievitazioni non sono lunghi: io faccio maturare l’impasto in frigorifero per almeno 12 ore, ma se volete potete procedere con la lievitazione a temperatura ambiente e quindi restringere i tempi a circa 2 ore e mezza complessive. La fase fondamentale è la bollitura, come accade per i pretzel o per i taralli pugliesi: i tempi di bollitura determinano lo spessore della crosta del bagel, io mi attesto su 40 secondo complessivi, per avere una crosta sottile e una mollica morbida e fitta. Potete cospargerli di sesamo, semi di papavero, di girasole, zucca, oppure di sale grosso. Saranno comunque ottimi. Ovviamente rendono al meglio se mangiati appena fatti. Ma se li surgelate già cotti, li scongelate in frigorifero e li fate stare per pochi minuti in forno a 100 gradi tornano fragranti. In fondo all’articolo trovate anche un piccolo video.
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    26 maggio 2017 • Finger food, Pizze, torte rustiche e lievitati • Views: 1746