Recensioni: a Palermo lo stile mediterraneo di Osteria Ballarò


Si chiama Osteria Ballarò, ma con lo storico e colorito mercato palermitano non ha niente a che vedere. Il locale si trova, infatti, nei pressi della Vucciria, l’altro mercato nel cuore di Palermo, che purtroppo ormai ha perso molto del suo fascino originale. L’Osteria Ballarò è un ristorante moderno, spazioso, luminoso. La luce, vera protagonista dell’arredamento, domina le due sale, grazie a una grande vetrata con vista sul cortile delle antiche scuderie di Palazzo Cattolica: legno chiaro, magnifiche ceramiche siciliane sui toni del bianco e, alle pareti, quadri e foto a rotazione di giovani artisti locali, per valorizzare a 360 gradi la creatività siciliana. La prima sala (enoteca e street food), con le colonne originali del 1400, è prevalentemente utilizzata per gustare le tante specialità del cibo di strada, accompagnate da un vino regionale. La sala ristorante, invece, è riservata ai piatti dello chef e, ovviamente, i prezzi salgono (forse un po’ troppo).

La filosofia dell’Osteria Ballarò si basa su una cura particolare alla qualità della materia prima e sulla ricerca dei produttori (anche piccolissimi) che sono al di fuori dei circuiti della grande distribuzione. La cucina unisce la creatività negli abbinamenti con un occhio di riguardo per l’impatto estetico del piatto, senza dimenticare che si tratta pur sempre di un’osteria. Quindi: porzioni abbondanti, in piatti curati nel dettaglio, con quei colori vivaci tipici della cucina siciliana. In carta: tanto pesce ma anche diverse proposte vegetariane. Non mancano le carni siciliane, soprattutto di maiale nero dei Nebrodi. E visto che il crudo di mare è il banco di prova della qualità della materia prima, l’ho ordinato immediatamente: buona e abbondante la proposta di crudi (18 euro) costituita da gamberi rossi di Mazara, gamberi di nassa, scampi, pesce spada marinato al lime e pepe rosa, salmone, alici marinate e ostriche.

Per chi vuole avere un quadro esaustivo dei tipici antipasti in stile street food siciliano (che significa un pasto abbondante, che non vi consente di ordinare altro cibo), suggerisco di provare lo schiticchio della tradizione (9 euro): caponata, ortaggi fritti, arancinetto al ragù, arancinetto al formaggio caprino, crocché di patate, sfincione e focaccina con la milza. Meritano una menzione particolare le sarde a beccafico, servite in maniera tale da somigliare a piccoli uccelli, come vuole l’antica origine di questo piatto, e l’ottima caponata di melanzane (11 euro). La porzione, proposta come antipasto, è adeguata anche a un secondo piatto.

 

Tra gli ingredienti usati da Osteria Ballarò ci sono numerosi presidi Slow Food siciliani: pistacchio di Bronte, cappero di Pantelleria, fave Cottoia (note perché utilizzate nel macco di fave), fagiolo “Cosaruciaru”, aglio rosso di Nubia, mandorla di Avola, formaggi da latte di capra girgentana. L’equilibrio tra tradizione e innovazione è evidente anche nel menu, che distingue tra proposte tradizionali e proposte creative. Da provare il morbido polpo rosticciato su crema di patate al profumo di rosmarino (13 euro) e una sottile granella di pistacchio.

Tra i primi piatti, ho trovato buoni gli spaghetti con gamberi, vongole, polpa di ricci e pomodoro ciliegino (16 euro): pasta al dente, saporita la bisque di gamberi, sapida la polpa di ricci. Un primo molto gustoso. In carta, si possono ordinare anche dei primi piatti a base di pasta fresca, con pesce pescato e verdure di stagione. Potete provare anche piatti tradizionali: le casarecce con macco di fave (14 euro) e la pasta alla norma (10 euro). Tutti i primi sono compresi tra 14 e 18 euro.

 

Sempre tra i primi piatti, ho trovato buona la tradizionale pasta con le sarde e il finocchietto (12 euro), anche se avrei preferito un sugo un po’ più ristretto. In carta, anche una piccola proposta di zuppe a base di legumi siciliani, a prezzi compresi tra 10 e 12 euro.

Tra i secondi piatti, il pesce è protagonista.  Nel menu si può scegliere tra il pescato del giorno e alcuni piatti della tradizione, come il fritto di pesce (15 euro), la tagliata di tonno (16 euro), i gamberi di Mazara del Vallo alla piastra (20 euro), la zuppetta di pesce (22 euro), oppure il pesce spada alla eoliana (13 euro) e gli involtini di pesce spada alla palermitana (14 euro). Non va tralasciato il baccalà a sfincione (14 euro), ricetta praticamente introvabile al di fuori della zona del palermitano. Tra le carni: filetto di maialino dei Nebrodi, l’onnipresente tagliata e, per chi vuole andare sul tipico, gli involtini di carne di manzo (12 euro).

Ampia la selezione dei vini grazie a una attenta selezione di etichette prevalentemente siciliane, che spaziano tra tutte le denominazioni d’origine e le principali aree produttive. Decisamente consigliato.

(visitato nel luglio 2017)

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Published on: 17 luglio 2017

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