Messina e il Faro Doc: l’azienda Soprano di Sindaro

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Una piccola cantina adagiata su una terrazza naturale di fronte al Mar Tirreno, tra piante di ulivi e corbezzoli, mentre all’orizzonte lo sguardo incontra il mare e le Isole Eolie. Ci troviamo a Rodia, frazione marinara di Messina. Precisamente in Contrada Policarella dove si trova “Soprano di Sindaro”, azienda agricola a conduzione familiare creata nel 2004 da Antonella Bruschetta. Qui, sulle colline dei Monti Peloritani, Antonella e suo marito Paolo hanno deciso di recuperare e ristrutturare in maniera accurata un antico casale nobiliare, con casa padronale e annessa casa colonica, per farlo diventare un’elegante e rustica dimora e, allo stesso tempo, luogo di produzione del vino Faro Doc, eccellenza esclusiva della provincia di Messina, denominazione d’origine controllata dal 1976, che raggruppa diversi produttori tra cui Palari, Mimmo Paone, Tenuta Enza La Fauci e Vigna Sara. Un rosso profumato e di medio corpo, elegante, che prima di andare sul mercato deve essere sottoposto a un invecchiamento minimo di un anno, tra contenitori in acciaio e legno. Per la sua produzione è necessario utilizzare le uve Nerello Mascalese, Nocera e Nerello Cappuccio, con un’aggiunta pari al 15% massimo di altre uve, come Nero d’Avola, Gaglioppo (Montonico nero) e Sangiovese.

Io sono rimasta sorpresa dalla bellezza del luogo, dai suoi colori, dall’entusiasmo con cui la famiglia affronta questa sfida, ma anche dal fatto che l’azienda agricola (che non conoscevo e che ho scoperto grazie alle amiche di Agromobile, una App sui percorsi turistici ed enogastronomici in Sicilia) si trova, letteralmente, a 200 metri dalla casa al mare dei miei genitori: non ne avevo idea ed è stato bello scoprirlo e vedere che, dalla terrazza della Soprano di Sindaro, si vede perfettamente casa mia! E il mare che vedete nelle fotografie è quello in cui faccio il bagno ogni estate, quello che mi manca sempre da quando sono via da casa…

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Soprano di Sindaro produce circa 3.500 bottiglie ogni anno: Cinquerossi è stata la prima etichetta (un vino di facile beva, floreale, che si abbina bene ai formaggi di media stagionatura). Mentre Faro 13, l’ultimo nato, è la scommessa, frutto dell’esperienza maturata nel tempo dall’azienda agricola, che si è avvalsa del contributo di agronomi e di una giovane enologa. Il vigneto di mezzo ettaro, fatto da duemila ceppi coltivati su un piccolo altopiano esposto ai venti di scirocco e maestrale (che contribuiscono a limitare gli effetti negativi delle malattie della vite), viene curato senza trattamenti chimici, in maniera naturale. Bellissimi i colori autunnali del vigneto, con i rossi delle foglie di vite, gli argenti degli ulivi, gli arancioni dei corbezzoli, i fucsia delle buganvillee, tutto riunito in quella macchia mediterranea fertile e ubertosa che è tipica della mia terra. Quello che mi è piaciuto è vedere in tutta la famiglia l’amore per la terra e i prodotti tipici siciliani di grandissima qualità, a partire dalle verdure prodotte in un orto in giardino e dall’olio fatto con le proprie olive fino al pane preparato in casa con lievito madre e alle marmellate di mosto e peperoncini che ho assaggiato degustando il vino. In azienda, il giovanissimo figlio Aldo ha iniziato a dare il suo contributo, e non solo ai vigneti visto che è un giovane che ama sperimentare (ha costruito da solo un affumicatore e sta facendo prove tecniche di trasmissione su interessanti salumi a base di coniglio). Paolo e Antonella sperano che, insieme alla sorella, possa inserirsi a pieno nel ciclo produttivo. Per ora il circuito commerciale di Soprano di Sindaro è concentrato nella ristorazione locale, con qualche sporadica puntata all’estero. L’obiettivo nel breve termine è migliorare ulteriormente la qualità della produzione e magari incrementare le quantità. Tra i progetti anche quello di un bed and breakfast nella struttura e di un ristorantino di eccellenza. In attesa, se doveste trovare i loro vini in enoteca vi suggerisco di provarli.

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Published on: 5 gennaio 2015

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