Itinerari di viaggio: Donnafugata e Ragusa Ibla, tra mare e vigneti

Il castello di Donnafugata, fatto di pietre che sembrano brillare al sole, il porto di Licata e la spiaggia di Cala del Re: sabbia finissima, mare verde e rocce abbracciate all’acqua. Poi, Ragusa Ibla e  la bellezza struggente delle sue case inerpicate l’una sull’altra come in un presepe, e questo barocco siciliano sontuoso ma severo insieme, grazie al quale questa città è stata compresa tra i beni del patrimonio Unesco. Una città viva però, e pulsante, che resta nel cuore. Passare quattro giorni in Sicilia, tra il ragusano e l’agrigentino, non è solo decidere di trascorrere una vacanza in uno dei luoghi più ricchi di storia del mondo, ma è anche avvicinarsi a un diverso modo di intendere il trascorrere del tempo, che qui scorre più lento che altrove, esaltando la bellezza delle vecchie pietre e ciò che hanno ancora da raccontare. Questo itinerario di viaggio attraversa una Sicilia suggestiva e antica, dove i luoghi sono accomunati dalla meraviglia dei colori: l’avorio delle pietre, l’ocra del terreno e della sabbia, il verde delle piante tra cui svettano le agavi e l’azzurro del mare. E’ un itinerario culturale, e non potrebbe essere altrimenti, ma in Sicilia cultura è anche l’enogastronomia, e per questo vi porto a visitare una cantina nel cuore del nisseno, ma anche a fare una gita nel porto di Licata, da concludere con una sosta in una delle spiagge più belle della zona, per poi fare trekking con gli asinelli in mezzo alle campagne.

Forse non lo sapete, ma il castello di Donnafugata probabilmente l’avete già visto. Se amate la serie televisiva del Commissario Montalbano, potreste riconoscerlo nella villa di Balduccio Sinagra, ma nel castello sono state girate anche scene del film di Roberto Faenza ‘I vicerè’ (leggete il libro di Federico De Roberto, è un capolavoro) e del “Racconto dei Racconti”, un film di Matteo Garrone. Noi siciliani lo chiamiamo “castello” con un sentimento di ‘grandeur’ , ma in realtà si tratta più semplicemente di una casa di campagna della fine dell’Ottocento. Lo ammetto, piuttosto sontuosa, ma sempre casa di campagna. La struttura è meravigliosa e in stile neogotico: il colore chiaro, le merlature, le finestre a ogiva, le torrette laterali.  Il nome ‘Donnafugata’ evoca la romantica leggenda della fuga della regina Bianca di Navarra, vedova di Martino I di Aragona (reggente del Regno di Sicilia), che dopo aver rifiutato la proposta di matrimonio del conte Bernardo Cabrera, venne da lui imprigionata finché non riuscì a scappare (di fatto la costruzione del castello è successiva alla vicenda storica e dunque si tratta di una spiegazione infondata). Chi ha però reso Donnafugata un gioiello tra i gioielli è il barone Corrado Arezzo, un intellettuale e politico dotato di grande curiosità scientifica e grandissimo senso dell’umorismo, nonché fortemente legato alla Massoneria. Delle circa 120 stanze, circa 25 sono accessibili e la visita vi farà scoprire mobili d’epoca, mura affrescate e trompe-l’oeil, enormi lampadari, tendaggi e tessuti sontuosi. Imperdibile il giardino, un parco di otto ettari con grotte artificiali, un tempietto legato ai riti della Massoneria e un labirinto costruito come i muretti a secco tipici della campagne siciliane.  Dal parco si risale per una scalinata monumentale sorvegliata da un carrubo, alla terrazza bianca, dominata da agavi e dalla luce aguzza del sole di Sicilia. Ai piedi del castello due file di piccole case basse, un tempo le abitazioni della servitù, oggi sede di bar e ristoranti (che non vi consiglio perché sono piuttosto turistici).

Da Donnafugata a Ragusa Ibla è un percorso rapido, di circa mezzora, attraverso le campagne verso il cuore barocco dell’isola. Ibla è la parte più antica di Ragusa, situata su una collina di circa 400 metri di altezza e dunque sopraelevata rispetto alla parte moderna della città. Con i suoi 18 monumenti che sono patrimonio dell’Umanità, è stata costruita negli anni precedenti e immediatamente successivi al 1963, quando Ragusa fu distrutta da uno dei tanti terremoti che flagellano da sempre la Sicilia (io sono nata a Messina, e il sisma del 1908 vi dovrebbe ricordare qualcosa) . L’insediamento originario è però molto più antico, tra il primo periodo siculo e quello bizantino. Oggi, attraversando stradine fatte di ciottoli sorvegliate da splendidi palazzi con corti interne, dove dietro ogni portale si cela un giardino o un ingresso monumentale, vedrete l’antico portale di San Giorgio, l’unica parte che rimane dell’antica chiesa di San Giorgio, la chiesa delle Anime sante del Purgatorio, che domina la città da una scalinata scura,  fino al magnifico Duomo di San Giorgio, che sorveglia dall’alto di 54 gradini la piazza principale della città: il Duomo è uno degli edifici di culto barocchi più belli dell’Isola (se vi piace questo stile non perdete i centri di Modica, Scicli e Noto). Anche Ragusa Ibla è stata teatro di innumerevoli riprese televisive e cinematografiche e il neoclassico ‘Circolo di Conversazione’ è stato immortalato più volte: solo in Sicilia, dove l’arte della parola, del discorso, sfida l’eloquenza di romana memoria, si poteva costruire un circolo dove ritrovarsi, semplicemente, a chiacchierare. Se siete a Ragusa vi consiglio due ristoranti davvero d’eccezione, con prezzi alti, ma vi assicuro che vale davvero la pena: il ristorante Duomo di Ciccio Sultano (due stelle Michelin e tutta la Sicilia nel piatto) e la Locanda Don Serafino (anch’essa due stelle Michelin, regno del giovane e brillante chef Michele Candiano), che è anche un magnifico hotel. E, se volete farvi una idea di come vivevano i nobili e ricchi siciliani nel 1700, visitate Palazzo Arezzo di Trifiletti, aperto al pubblico dalla famiglia che, dopo anni di vita a Roma, ha deciso di fare ritorno in patria: attraverso i loro racconti potrete immaginare quelle stanze come dovevano apparire duecento e più anni fa, piene di vita, di parole, di futuro.

La Sicilia è anche terra di grandi vini (non per nulla i romani la chiamavano Enotria) e sono tante le cantine che meritano una visita tra l’agrigentino e il ragusano, da Cos (a Vittoria) a Feudo Principi di Butera, a Occhipinti alla azienda agricola Milazzo. A Niscemi si trova la cantina Feudi del Pisciotto, di proprietà dell’editore Carlo Panerai: 150 ettari, di cui 44 vitati, immersi tra i dolcissimi declivi circondati da oleandri e olivi. I vigneti si trovano a 250 metri sul livello del mare e a circa 7 chilometri dalla costa, accarezzati quindi dalla brezza marina. Il luogo è suggestivo perché comprende oltre alla cantina un relais realizzato all’interno di un baglio del 1700 e il più grande Palmento della Sicilia (il luogo dove anticamente in vasche di pietra si pigiavano le uve) completamente ristrutturato. Le due tipologie prodotte sono tutte riservate alla ristorazione e alle enoteche e sono Baglio del Sole (vinificazione, maturazione e affinamento tutto in acciaio) e la linea le cui etichette sono state disegnate dai più grandi stilisti italiani (con un affinamento in barriques fino a 12 mesi). Parte del ricavato della vendita delle bottiglie frutto della partnership con Valentino, Versace, Missoni, Bluemarine, Alberta Ferretti, Ferrè, Brioni, Giambattista Valli e Carolina Marengo, che hanno prestato la loro opera a titolo gratuito, va a finanziare il restauro di opere d’arte siciliane. Dalla cantina Feudi del Pisciotto non dimenticate di fare una visita a Niscemi per visitare le chiese barocche e ammirare la vista sulla piana di Gela dal Belvedere. E, per capire qualcosa in più sulla vita quotidiana dei siciliani dell’entroterra, visitate il Museo della Civiltà contadina con una guida di eccezione, Totò Ravalli, che in questo museo ci ha messo davvero il cuore. Tra poco le centinaia di testimonianze raccolte nel museo saranno ordinatamente allestite in una nuova sede, grazie a un finanziamento europeo: una visita tra le valige degli emigranti, i piatti ‘cuciti’, i giochi dei bimbi, gli attrezzi di uso quotidiano e le suppellettili che raccontano la vita e le storie degli abitanti di Niscemi vi farà capire come, dopo tutto, nulla cambi davvero. Da ultimo, un indirizzo sicuro per mangiare bene: il ristorante Sciavuru, sempre a Niscemi. In siciliano Sciavuru è il profumo, e qui davvero dai profumi verrete invasi: quello del pane fatto in casa, delle scaccie (una sorta di focaccia) con le olive, delle melanzane condite con menta, aglio e olio, della verdura che viene dall’orto. Una cucina mediterranea gestita con tocco lieve dalla giovanissima e vulcanica chef e proprietaria Virginia Scollo.

Un itinerario che si rispetti in Sicilia ovviamente deve passare obbligatoriamente dal mare: se passate dal porto di Licata, soprattutto la mattina, fermatevi a guardare i pescherecci che rientrano in porto dopo la pesca, scaricando cassette di sgombri, sogliole, triglie di profondità, sarde, saraghi, polpi. Il meglio che il mare siciliano ha da offrire. Poi andate a rilassarvi e a fare un bagno: una delle spiagge più belle della costa orientale sud siciliana è a pochi minuti da Licata e si chiama non a caso Cala del Re. Un luogo incontaminato, circondato da rocce che digradano a mare, con sabbia gialla e finissima. Se, come me, amate le comodità, trovate anche uno stabilimento balneare in cui vi consiglio di fare una pausa pranzo scegliendo antipasti misti di pesce e pasta con le vongole. Per chi non soffre il mal di mare (e io decisamente non rientro in questa categoria) a breve sarà possibile anche cenare in mezzo al mare. Letteralmente. Grazie a un sistema ‘brevettato’: un tavolo per due inchiodato su una chiatta sul quale vi verrà servita una romantica cena senza altra via di fuga se non a nuoto. Infine, dopo esservi rilassati, avere fatto il bagno, avere mangiato e avere fatto un altro bagno, verso le 18.30 è il momento di entrare in contatto con la natura in una esperienza davvero insolita: il trekking con l’asino. Nel cuore dei monti Iblei trovate infatti Il passo dell’asino, un allevamento di asini di razza ragusana che vi accompagneranno con la proprietaria, Anna Ignaccolo, in una lunga passeggiata tra le campagne della zona, passando per ferrovie dismesse e tutti i tipi di macchia mediterranea. Una esperienza slow per gli adulti, perché i ritmi sono dettati dalle esigenze dell’asino e non dell’uomo, e una esperienza formativa per bambini e ragazzi, che così capiranno che con la terra e gli animali si può e si deve avere un rapporto di collaborazione, una sorta di ‘camminare insieme’ per camminare meglio.

Devo ringraziare, infine, Eden Hotel che mi ha messo in condizioni di raccontarvi questo itinerario di viaggio nella mia terra, perché mi hanno scelta per un blog tour alla scoperta delle bellezze della Sicilia e mi hanno ospitata in due hotel: il Falconara Resort, su cui non mi dilungo perché trovate tutte le informazioni nell’itinerario di viaggio su Agrigento, e il Sikania Resort. Se il Falconara è un hotel dedicato a chi ama il lusso discreto e la tranquillità, il Sikania si ispira invece più al concetto di villaggio turistico ed ha un target studiato per famiglie con bambini: la struttura si trova all’interno di un Sic, sito di interesse comunitaria, costituito da dune di sabbia dorata, macchia mediterranea e acque cristalline. E se la spiaggia è un’oasi naturale, all’interno del resort c’è la modernità: animazione, Spa, ristoranti, negozi, piscine. Da qui è possibile partire per le vostre escursioni sul territorio, alla ricerca di un turismo rurale e un po’ fuori dagli schemi, alla scoperta di una Sicilia tanto bella quanto insolita.

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2 comments

dada 27 luglio 2015 at 10:13

adoro la sicilia e tutto quello che rappresenta, cucina, vini, colori, profumi, gente, mercati, mare, pesci. ho soggiornato alla locanda don serafino a maggio allettata da tanti commenti, devo purtroppo dire che è stata la peggiore esperienza che abbia fatto in 10 anni di sicilia, una vera delusione. forse i fasti di un tempo hanno lasciato spazio a sporcizia e incuria, disordine e disorganizzazione, un vero peccato. vorrei allegare foto delle stanze perchè possiate rendervi conto che è ora di dare una rinfrescata al posto. per il ristorante no comment, non ci sono andata vista la delusione che mi ha riservato l’hotel

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Ada Parisi 27 luglio 2015 at 12:27

Ciao Dada, grazie di avermi raccontato la tua esperienza. Io non ho mai dormito alla locanda, ho però mangiato al ristorante e devo dire di avere mangiato bene (e sono piuttosto difficile). Ammetto però di avervi mangiato un anno e mezzo fa circa, quindi non so in effetti a maggio cosa sia successo. Però indagherò e ti farò sapere, perché quello che dicim non è ammissibile che accada in un luogo che viene ritenuto di eccellenza. Grazie e a presto, Ada

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