recensioni
Category

  • Recensioni: nella Capitale apre Giulietta, viaggio nella pizza di qualità tra Napoli e Roma

    Non amo le inaugurazioni, non accetto quasi mai inviti agli opening di nuovi locali perché ritengo che una inaugurazione non sia il momento giusto per farsi una idea equilibrata. Per due motivi: perché se si tratta di un opening riservato alla stampa solitamente il locale cerca di apparire al meglio, e non è detto che quello sia poi lo standard. E perché se si tratta di una inaugurazione aperta a tutti confusione e tensione possono causare errori e problemi. In questo caso ho deciso di provare Giulietta pizzeria il primo giorno di apertura al pubblico. Fabio Spada e Cristina Bowerman, coppia affiatata non solo negli affetti ma anche nell’imprenditoria, si sono tuffati in questa nuova avventura gastronomica scegliendo un percorso multifunzionale, che ha portato alla nascita di Romeo e Giulietta, ristorante e pizzeria. Ma non solo. Per farlo, hanno scelto Piazza Emporio a Roma, in un ambiente da circa duemila metri quadrati, dove il ristorante Romeo e la pizzeria Giulietta hanno iniziato la nuova avventura il 13 marzo. Incastonati al di sotto del Colle Aventino, tra archi in mattoni rossi e alti soffitti, propongono colazioni con prodotti del loro forno, un cocktail bar (24 metri di bancone), pausa pranzo, aperitivo e cena. Ci sono ampi spazi per corsi di cucina, un angolo dedicato alla gastronomia, salette private: il locale è modulare, realizzato dall’architetto Andrea Lupacchini (che ha firmato anche gli interni della Hostaria Glass) e può trasformarsi, spostando pannelli e sezioni, per adattarsi a tutte le esigenze. Il progetto è ambizioso (ne fanno parte anche il giornalista Andrea Scuteri e il pastaio Giuseppe Di Martino), ma Cristina Bowerman non è nuova a queste sfide, superimpegnata con Glass Hostaria, il banco al mercato di Testaccio e il progetto Ape Romeo, ora si tuffa in questa nuova iniziativa che nasce come ampliamento del Romeo chef and baker, avviato nel quartiere Prati, e ceduto a inizio 2017 a Birra del Borgo (gruppo multinazionale Ab InBev). Dico subito che sul fronte pizza e dessert la sfida è già vinta, mentre sul versante fritti e servizio si può migliorare.
    Continue Reading

    28 marzo 2017 • recensioni • Views: 381

  • Recensioni: l’eredità dei “Parisio” nella cucina di Nicolò Conigliaro

    Passeggiando per le vie dall’impianto medievale di Acqui Terme, in pieno centro storico, a pochi passi dal Duomo e dalla ‘Bollente’, la fonte di acqua termale che scorre fumando a quasi 75 gradi (frenate lo slancio nel toccarla perché vi potreste ustionare), è possibile trovarsi di fronte a un palazzo del Settecento, Casa della Porta, di color giallo, con due piccole porte circondate che danno su una via stretta lastricata: non proseguite senza guardare perché, soprattutto se siete vicini all’ora di pranzo o di cena, avete trovato un ristorante dove vale davvero la pena fermarsi. E’ il Nuovo Parisio, nome misterioso all’apparenza, ma che in realtà vuole solo stabilire distanza e vicinanza, al contempo, con la tradizione culinaria portata avanti dalla storica famiglia di cuochi dei Parisio, fin dal 1933. Ai fornelli, in questo locale aperto dal 2012, c’è il giovane Nicolò Conigliaro, nipote di Piero Parisio, che ha deciso di sposare la più pura tradizione culinaria piemontese, abbinandola a un ambiente di grande pregio: due le sale (, separate e non comunicanti, la prima la piano terra, con un bel soffitto a volta in mattoni e la cantina a vista, la seconda al primo piano, con un meraviglioso soffitto ligneo e altissime porte dipinte del Quattordicesimo secolo. Ad affiancare Niccolò c’è una sommelier proveniente dall’Estremo Oriente, Keiko Yamada, che gestisce con cura una carta dei vini molto bene assortita, con tante referenze del Piemonte (anche il raro Timorasso) e diverse proposte dalla Francia.
    Continue Reading

    19 marzo 2017 • recensioni • Views: 539

  • Recensioni: I Caffi, eleganza e tradizione nel centro di Acqui Terme

    Cucina creativa, piatti complessi, porzioni ‘minimal’, guarnite coreograficamente e tecniche innovative: è quello che la maggior parte delle persone si attende quando va a cena in un ristorante premiato con una stella Michelin. Ma non sempre è così. Si può, invece, fare una cucina tradizionale utilizzando ingredienti di eccellenza, presentata con eleganza, in porzioni più abbondanti, senza esibire tecniche moderniste ma con una salda consapevolezza dell’equilibrio degli abbinamenti e avere una meritata stella Michelin. Lo dimostra il ristorante I Caffi di Acqui Terme, che della tradizione piemontese ha fatto una bandiera, a partire dal luogo: il locale è ospitato nel Vecchio Palazzo Comunale di Acqui, risalente al 1500, e la sala – arredata volutamente in modo minimalista – ha sul soffitto un meraviglioso affresco dell’epoca. L’amore per la memoria, però, si sposa alla capacità di cogliere le novità e le attese del pubblico, e il ristorante offre non solo il pranzo o la cena ‘stellati’, ma anche una brasserie (con ampia proposta di carni alla brace), per una cena più informale con la possibilità di fare aperitivi o anche, semplicemente, piccoli spuntini con prodotti di eccellenza, da accompagnare a un bicchiere di vino.

    Continue Reading

    14 marzo 2017 • recensioni • Views: 188

  • La robiola di Roccaverano Dop, eccellenza caprina tra le colline Unesco

    Morbida, dal gusto leggermente acidulo, con note di yogurt ed erba tagliata quando è appena fatta e, via via, più sapida e tendente alla nocciola quando trascorre qualche giorno, persino piccante se la stagionatura diventa prolungata. E’ la Robiola di Roccaverano Dop, un formaggio piemontese straordinario nella sua semplicità, che sta diventando sempre più richiesto dai grandi chef e dai consumatori. Avevo già deciso che nei miei quattro giorni in Piemonte, nelle colline del Monferrato Astigiano e Alessandrino che sono diventate patrimonio Unesco, avrei assolutamente assistito alla produzione di questo formaggio. Grazie alla collaborazione di un giovane produttore, Matteo Marconi, e del Consorzio di tutela del Brachetto d’Acqui, sono riuscita non solo vedere da vicino il ciclo produttivo, ma anche a girare un video delle diverse fasi, partendo dalle origini: gli allevamenti delle capre. Le prime tracce di questa robiola sono riportate in un manoscritto ecclesiastico del 1899, che riporta la storia della parrocchia di Roccaverano dal 960 al 1860: qui si parla della robiola, che veniva venduta nelle fiere locali e considerata un prodotto “eccellente” e già esportato nella ricca Francia.
    Continue Reading

    11 marzo 2017 • recensioni • Views: 184

  • Tenuta Enza La Fauci, tra mare e colline nel cuore del Faro Doc di Messina

    enza1
    Allargare lo sguardo da Scilla a Stromboli, accarezzati dal vento insistente della Sicilia, sotto un cielo cangiante che al tramonto offre tutta la propria bellezza. Affacciarsi dai vigneti terrazzati della Tenuta Enza La Fauci è prima di tutto un’esperienza paesaggistica. In queste colline, a 300 metri di altezza, nella piccola frazione di Messina-Spartà, nel punto in cui la lunga catena dei Monti Peloritani si tuffa nel Mar Tirreno dando vita a Capo Peloro, si produce uno dei vini più celebri, rari e ricercati di tutta la Sicilia, il Faro di Messina. Per raccontarlo ho scelto una azienda ‘in rosa’, guidata da una donna di grande temperamento e dai grandi occhi chiari: Enza La Fauci.
    Continue Reading

    7 marzo 2017 • recensioni • Views: 813