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  • Recensioni: Zash ristorante a Riposto, lo chef Raciti tra creatività e territorio

    Chef Giuseppe Raciti – Zash ristorante

    Giuseppe Raciti è un creativo, un amante delle sfide. Lavora ai piedi del vulcano più grande d’Europa, l’Etna. E come l’Etna è animato da un’energia costante mista a quel senso di indeterminatezza che tutti i siciliani hanno, forse perché abituati alla precarietà della vita fin da piccoli. Formatosi tra la Svizzera (Kulm hotel di Saint Moritz, Chalet d’Adrien), la Sicilia (San Domenico hotel, Principe Cerami di Taormina) e forte di una esperienza alla corte di Ezio Santin (Antica Osteria del Ponte), oggi Raciti guida il ristorante Zash, a Riposto, in provincia di Catania, all’interno dell’omonimo boutique hotel. Uno dei motivi per cui è tornato nella sua terra è la volontà di far crescere suo figlio nella sua Sicilia. Nella piccola e ben attrezzata cucina di questo ristorante, sotto le volte di una antica casa padronale, Raciti ha conquistato il titolo di chef emergente under 30 per il Sud Italia nel 2016. “La mia cucina racchiude un’idea legata alla stagione al tempo e al rispetto della natura”, spiega lo chef con parole sue nell’incipit del menu, che riporta anche la composizione della brigata di cucina, composta da Bruno Agatino, Rosita Cavallaro e Marco Sciacca. Raciti ha ormai trovato un’espressione originale, una filosofia che privilegia le armonizzazioni di gusto alle cotture, una maturità e una consapevolezza proprie dell’alta cucina. Tutte caratteristiche che potrebbero portarlo ad essere una delle prossime stelle Michelin siciliane. Sono stata a trovarlo in una fresca serata di fine agosto dopo averlo conosciuto a Roma, durante la presentazione delle finali italiane del Bocuse d’Or, premio internazionale riservato agli chef professionisti. Raciti, infatti, è uno dei quattro che parteciperanno il primo ottobre 2017 alla finale di Alba, in Piemonte.
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    28 settembre 2017 • recensioni • Views: 960

  • Barone di Villagrande: cantina, resort e osteria di qualità a Milo

    Milo è un piccolo paese alle pendici dell’Etna e, coi suoi 750 metri, è uno dei paesi situati più in alto di tutto il vulcano. In una posizione che domina lo spettacolare anfiteatro della Valle del Bove, Milo è rinchiuso tra boschi e vigneti e qui, nonostante il caldo esagerato di questa estate 2017 che ricorderò a lungo, ho trovato un po’ di fresco e refrigerio. Oggi vi parlo di una azienda che qui a Milo è nata e cresciuta guardando l’Etna: le tenute “Barone di Villagrande“, antica azienda vitivinicola che coltiva vigneti dal 1727. Dieci generazioni di esperienza alle spalle, oggi l’azienda viene portata avanti da Marco Nicolosi, giovane enologo e direttore della cantina, erede di Carmelo Nicolosi che quasi trecento anni fa ottenne il titolo di Barone di Villagrande dall’imperatore Carlo VI d’Asburgo, allora Re di Napoli. Al suo fianco, c’è la moglie, l’instancabile Barbara Liuzzo, nel ruolo di responsabile marketing. Oggi Barone di Villagrande è una bella cantina in uno dei territori più vocati (e più famosi) della Sicilia, ma non solo: è anche wine resort e ristorante, tutto nato recuperando antiche strutture di famiglia, con uno sguardo al nuovo ma senza tradire il passato.
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    18 settembre 2017 • recensioni • Views: 1447

  • Recensioni: Modì, una (bella) sorpresa mediterranea a Torregrotta

    Ristorante Modì a Torregrotta

    Giuseppe Geraci non ha mai pensato di andare via da Torregrotta, dove è nato. Anzi, ha creduto profondamente nelle risorse del territorio e nella possibilità di realizzare il suo ristorante in un luogo che nessuno potrebbe definire ‘turistico’, nonostante la vicinanza con Milazzo e le isole Eolie. Così questo giovane chef di  27 anni, insieme all’altrettanto giovanissima moglie Alessandra Quattrocchi, oggi guida il ristorante Modì, un locale che ha aperto i battenti nel 2011 (a soli 21 anni) e che, da marzo 2017, ha trovato la sua sede definitiva in una moderna villetta appena fuori Torregrotta, con una grande terrazza che guarda il mare e le isole. Per me, che conosco Torregrotta e i suoi dintorni, e che conosco l’offerta della ristorazione locale, ben fatta, di qualità ma decisamente rustica, oppure focalizzata sui ricevimenti per matrimoni e catering, trovare un ristorante con la misura e l’eleganza di Modì è stata una sorpresa. Diplomato all’Istituto del turismo di Milazzo e poi all’alberghiero, oggi, Geraci è anche tesoriere dell’Associazione Cuochi Messina. La prima parola che mi viene in mente per definire lo stile in cucina del ristorante Modì è “pulito”, perché senza eccessi e senza fronzoli, leggero, che si basa saldamente sulla tradizione siciliana e sull’utilizzo delle materie prime locali, cui lo chef aggiunge quel pizzico di personalità che rende un piatto originale.

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    11 settembre 2017 • recensioni • Views: 2852

  • Sapori di Sardegna: la fregula sarda

    Oggi vi porto in Sardegna per assistere alla lavorazione di uno dei suoi prodotti più caratteristici: la fregula. Si tratta di una pasta secca ottenuta dalla semola di grano duro, che assume la forma di piccoli granelli di forma tondeggiante, dalle dimensioni variabili tra 2 e 6 millimetri. Le origini della fregula (spesso italianizzata in ‘fregola’) sono antiche, potrebbero risalire al periodo dei Fenici ed è evidente la sua somiglianza con il cous cous. In Sardegna è uno degli ingredienti più tipici e versatili e io ho imparato ad apprezzarla e usarla in cucina nei modi più diversi: la si trova da nord a sud, accompagnata da sughi a base di pesci e crostacei, carni, verdure, formaggi. C’è, ovviamente, una produzione di fregula di tipo industriale fatta su larga scala, ma c’è ancora una vasta produzione artigianale, in cui la fregula è preparata completamente a mano utilizzando gli utensili tradizionali, primo tra tutti “sa xivedda”, ovvero la ciotola in terracotta in cui si lavora la semola, che viene setacciata negli antichi cestini per essere poi suddivisa nelle tre tipologie: fregula fine, media e grossa.

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    7 settembre 2017 • recensioni • Views: 1284

  • Recensioni: da Piano B a Siracusa il ‘casual food’ di serie A di Friedrich Schmuck

    Se mai quello di Friedrich Schmuck è stato il piano B, ora è sicuramente diventato il piano A. Il giovane chef siculo-altoatesino oggi è la mente e il braccio di “Piano B – Casual food“, pizzeria e ristorante a due passi dall’isola di Ortigia, cuore pulsante di Siracusa. Trentanovenne, vissuto a Roma fino agli 11 anni, per metà altoatesino e per metà siciliano, Schmuck doveva diventare un dentista ma poi si è ritrovato a fare il pizzaiolo. E lo fa con maestria, precisione e dedizione. Dopo aver frequentato l’Università della Pizza di Vico Equense, nel 2011 Schmuck ha inaugurato il suo locale,  diventato presto una delle realtà gastronomiche più interessanti di Siracusa. Negli anni il locale è stato ampliato ma, ancora oggi, i più affezionati scelgono di sedersi nella vecchia sala, dai colori caldi che virano sull’arancio. A me invece è piaciuta molto la parte nuova, modellata sui toni del grigio e del bianco, con arredi in stile post industriale. In tutto, una sessantina di coperti, con un bel dehors estivo, gestiti da un servizio di sala giovane ed estremamente cortese sotto l’occhio attento di mamma Fiorella.

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    2 settembre 2017 • recensioni • Views: 1776