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  • La tradizione dei pitoni messinesi al Panificio Laganà

    Era da tempo che volevo mostrarvi come si realizza il pitone messinese, uno dei piatti simbolo della mia città, Messina. Ma prima avevo bisogno di trovarne uno che rappresentasse al meglio la tradizione e la ricetta antica, di cui io conservo perfettamente immagine e gusto nei miei ricordi. Tanti assaggi, decine di locali provati, ma tante delusioni. Due i motivi principali del mio disappunto: l’impasto e il ripieno. Il pitone (o pidone) è una sorta di panzerotto fritto e farcito, fatto con un impasto non lievitato a base di farina, strutto, vino e acqua. Un impasto che deve essere sfogliato, tirato in maniera sottile e che in frittura deve riempirsi di bolle, diventando croccante ma non unto. Al suo interno, il ripieno è fatto di verdura scarola, acciughe sotto sale o sott’olio, formaggio tuma o primo sale siciliano, pepe nero e olio extravergine (c’è chi aggiunge anche qualche filetto di pomodoro a scocca). Ora, sono ormai diversi anni che a Messina questo tipo di pitone è quasi introvabile, perché è stato messo da parte a vantaggio di un panzerotto lievitato, grossolano, con una pasta spessa, senza le acciughe (gli esercenti dicono che ai consumatori non piacciono), senza la tuma o il primo sale perché sono troppo costosi e sono stati sostituiti con un formaggio filante, più economico, che rende tutto insapore. Questo tipo di pitone è completamente diverso da quello originale della mia infanzia: ricordo ancora il gusto del pitone più buono di Messina, fatto dalla focacceria “Oliva”, in via Tommaso Cannizzaro, purtroppo ormai chiusa da tempo.

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    19 dicembre 2017 • Pizze, torte rustiche e lievitati, recensioni • Views: 1741

  • Sicilia dolce e barocca: la pasticceria Corsino a Palazzolo Acreide

    Pasticceria Corsino, le paste di mandorla

    E’ negli occhi azzurri di Vincenzo Monaco, che sorridono sempre, e nello sguardo attento del padre Sebastiano che sono riassunti i 150 anni di storia della pasticceria Corsino di Palazzolo Acreide: una pasticceria che dal 1889 a oggi  è cresciuta e continua a crescere, insieme al clan (così si definiscono) che la guida da oltre un secolo. Oggi, con Vincenzo e Sebastiano, ci sono la mamma Itria e le sorelle Carla, Sara e Marcella. E, ovviamente, una squadra che non è solo una brigata di pasticceria, ma anche un gruppo di amici: alcuni di loro, come Maurizio e Salvatore, nella pasticceria Corsino sono praticamente nati. Sono stata a trovarli a fine agosto, felice di rivedere il sontuoso barocco di Palazzolo Acreide (paese dall’antica tradizione dolciaria), un gioiello unico a pochi chilometri da Siracusa. Sono arrivata per visitare il laboratorio e filmare il procedimento di uno dei dolci simbolo della Sicilia, le paste di mandorla, e sono stata accolta come una amica, colmata di attenzioni e di regali. Ho avuto il piacere di ascoltare dalla voce di Sebastiano e di Itria la storia di questa pasticceria e della famiglia Monaco, che è anche la storia di Palazzolo Acreide. Ho potuto osservare il lavoro attento ma mai noioso, sempre divertito, di Vincenzo e delle sue sorelle, la nuova generazione ma non l’ultima, perché altri piccoli pasticceri sono già nati.

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    30 ottobre 2017 • recensioni • Views: 2418

  • Recensioni: Zash ristorante a Riposto, lo chef Raciti tra creatività e territorio

    Chef Giuseppe Raciti – Zash ristorante

    Giuseppe Raciti è un creativo, un amante delle sfide. Lavora ai piedi del vulcano più grande d’Europa, l’Etna. E come l’Etna è animato da un’energia costante mista a quel senso di indeterminatezza che tutti i siciliani hanno, forse perché abituati alla precarietà della vita fin da piccoli. Formatosi tra la Svizzera (Kulm hotel di Saint Moritz, Chalet d’Adrien), la Sicilia (San Domenico hotel, Principe Cerami di Taormina) e forte di una esperienza alla corte di Ezio Santin (Antica Osteria del Ponte), oggi Raciti guida il ristorante Zash, a Riposto, in provincia di Catania, all’interno dell’omonimo boutique hotel. Uno dei motivi per cui è tornato nella sua terra è la volontà di far crescere suo figlio nella sua Sicilia. Nella piccola e ben attrezzata cucina di questo ristorante, sotto le volte di una antica casa padronale, Raciti ha conquistato il titolo di chef emergente under 30 per il Sud Italia nel 2016. “La mia cucina racchiude un’idea legata alla stagione al tempo e al rispetto della natura”, spiega lo chef con parole sue nell’incipit del menu, che riporta anche la composizione della brigata di cucina, composta da Bruno Agatino, Rosita Cavallaro e Marco Sciacca. Raciti ha ormai trovato un’espressione originale, una filosofia che privilegia le armonizzazioni di gusto alle cotture, una maturità e una consapevolezza proprie dell’alta cucina. Tutte caratteristiche che potrebbero portarlo ad essere una delle prossime stelle Michelin siciliane. Sono stata a trovarlo in una fresca serata di fine agosto dopo averlo conosciuto a Roma, durante la presentazione delle finali italiane del Bocuse d’Or, premio internazionale riservato agli chef professionisti. Raciti, infatti, è uno dei quattro che parteciperanno il primo ottobre 2017 alla finale di Alba, in Piemonte.
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    28 settembre 2017 • recensioni • Views: 1483

  • Barone di Villagrande: cantina, resort e osteria di qualità a Milo

    Milo è un piccolo paese alle pendici dell’Etna e, coi suoi 750 metri, è uno dei paesi situati più in alto di tutto il vulcano. In una posizione che domina lo spettacolare anfiteatro della Valle del Bove, Milo è rinchiuso tra boschi e vigneti e qui, nonostante il caldo esagerato di questa estate 2017 che ricorderò a lungo, ho trovato un po’ di fresco e refrigerio. Oggi vi parlo di una azienda che qui a Milo è nata e cresciuta guardando l’Etna: le tenute “Barone di Villagrande“, antica azienda vitivinicola che coltiva vigneti dal 1727. Dieci generazioni di esperienza alle spalle, oggi l’azienda viene portata avanti da Marco Nicolosi, giovane enologo e direttore della cantina, erede di Carmelo Nicolosi che quasi trecento anni fa ottenne il titolo di Barone di Villagrande dall’imperatore Carlo VI d’Asburgo, allora Re di Napoli. Al suo fianco, c’è la moglie, l’instancabile Barbara Liuzzo, nel ruolo di responsabile marketing. Oggi Barone di Villagrande è una bella cantina in uno dei territori più vocati (e più famosi) della Sicilia, ma non solo: è anche wine resort e ristorante, tutto nato recuperando antiche strutture di famiglia, con uno sguardo al nuovo ma senza tradire il passato.
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    18 settembre 2017 • recensioni • Views: 2254

  • Recensioni: Modì, una (bella) sorpresa mediterranea a Torregrotta

    Ristorante Modì a Torregrotta

    Giuseppe Geraci non ha mai pensato di andare via da Torregrotta, dove è nato. Anzi, ha creduto profondamente nelle risorse del territorio e nella possibilità di realizzare il suo ristorante in un luogo che nessuno potrebbe definire ‘turistico’, nonostante la vicinanza con Milazzo e le isole Eolie. Così questo giovane chef di  27 anni, insieme all’altrettanto giovanissima moglie Alessandra Quattrocchi, oggi guida il ristorante Modì, un locale che ha aperto i battenti nel 2011 (a soli 21 anni) e che, da marzo 2017, ha trovato la sua sede definitiva in una moderna villetta appena fuori Torregrotta, con una grande terrazza che guarda il mare e le isole. Per me, che conosco Torregrotta e i suoi dintorni, e che conosco l’offerta della ristorazione locale, ben fatta, di qualità ma decisamente rustica, oppure focalizzata sui ricevimenti per matrimoni e catering, trovare un ristorante con la misura e l’eleganza di Modì è stata una sorpresa. Diplomato all’Istituto del turismo di Milazzo e poi all’alberghiero, oggi, Geraci è anche tesoriere dell’Associazione Cuochi Messina. La prima parola che mi viene in mente per definire lo stile in cucina del ristorante Modì è “pulito”, perché senza eccessi e senza fronzoli, leggero, che si basa saldamente sulla tradizione siciliana e sull’utilizzo delle materie prime locali, cui lo chef aggiunge quel pizzico di personalità che rende un piatto originale.

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    11 settembre 2017 • recensioni • Views: 3499