Birrificio La Tresca: artigiani della birra a Suno, passione e imprenditorialità

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Che la birra e gli italiani vadano d’accordo non è un mistero: i consumi di birra artigianale nel nostro paese sono in crescita, come anche il numero di birrifici. Molti la bevono, alcuni si appassionano a tal punto da dedicarsi all’home brewing, la produzione casalinga di birra, e per altri la passione diventa qualcosa di più, diventa un lavoro. E’ questo quello che è successo a Gianni Grossini e Maurizio Frattini, due amici piemontesi che la birra la fanno da tempo. In una delle mie visite a Novara (sono ancora in attesa di ricevere la cittadinanza onoraria per la frequenza con cui ci vado) non ho perso ovviamente l’occasione di visitare uno dei birrifici artigianali nati nei dintorni. Novara sembra ispirare la produzione brassicola e molti birrifici sono già conosciuti agli appassionati del settore, come Croce di Malto oppure Hordeum. E il birrificio che ho scelto di visitare: La Tresca.

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Per Gianni e Maurizio, che lavorano e gestiscono due aziende in settori che con la birra non hanno nulla a che vedere (l’edilizia e la rubinetteria specializzata), l’idea di produrre birra, gettandosi nella mischia di un mercato che in Italia sta diventando vivace e molto competitivo, rappresenta da subito una sfida da affrontare nel modo migliore e, ovviamente da vincere. Dalle loro parole, dai gesti, dall’orgoglio dei progetti è chiaro che la birra è una passione, ma vissuta pragmaticamente con gli occhi di un imprenditore, che ha tra le mani un prodotto commercialmente valido e di successo.

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Appena varcata la soglia dell’impianto produttivo si capisce che Gianni e Maurizio sono cresciuti parecchio dalle prime sperimentazioni, iniziate nel 2003 all’interno degli scantinati delle proprie case utilizzando semplici pentole. Dalle pentole sono passati a un piccolo impianto in cantina (che conservano ancora) e sono arrivati fino a oggi, con in mano un’impresa che si può definire affermata nel panorama brassicolo artigianale italiano. Il birrificio La Tresca nasce ufficialmente nel 2012 su ispirazione di un amico in comune, distributore di alcolici, che suggerì ai due – che producevano birra casalinga separatamente – di provare a vendere i propri prodotti artigianali mettendosi in società. Il logo è particolarmente curioso: un lupo che medita con un boccale di birra in mano, spighe di luppolo e una bella luna piena alle spalle.

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Entrambi sono grandi intenditori delle produzioni tedesche. Nel loro quartier generale dell’azienda, uno specchio lucido di vetro e acciaio vicino ai boschi di Suno, in provincia di Novara, si ritrovano gli stili delle birre nord europee, a partire dagli ingredienti: dai malti di origine tedesca e belga, ai luppoli tra cui l’Hallertauer, una varietà aromatica tedesca. Il Birrificio la Tresca è decisamente concentrato sugli stili e sull’artigianalità, utilizza metodi tradizionali, senza pastorizzazioni o filtrazioni.

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La scelta è stata da subito quella di dotarsi di impianti tecnologici all’avanguardia, che consentono di produrre annualmente 2.500 ettolitri, in 8 etichette differenti, che entro il 2016 diventeranno 9 con l’introduzione di una tipologia stout, fatta con malti scuri e bacche di cacao del Sudafrica. La domotica applicata agli impianti produttivi consente a La Tresca di controllare a distanza, tramite un telefono cellulare, l’accensione e lo spegnimento delle macchine, le temperature e i tempi delle cotte e delle fermentazioni.

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Un metodico controllo del freddo permette a Maurizio e Gianni di produrre birre eleganti, in cui l’anidride carbonica è finemente sciolta nell’acqua: materia prima che proviene dal sottosuolo del novarese, tramite un pozzo artesiano di proprietà. La decisione è stata quella di non lavorare sulle birre estreme privilegiando invece prodotti freschi, con sentori altrettanto freschi come il coriandolo, il miele d’arancio di Sibari, gli agrumi. I prezzi sono accessibili, dai 6 euro ai 12 euro della versione barricata per la 0,750 millilitri.

 

All’interno del capannone della produzione, alzando lo sguardo, sembra poi di trovarsi in una Stube tirolese: una casetta tutta in legno dove è possibile degustare le birre in una atmosfera da eterno natale tra boschi innevati: tra i prodotti, una blonde Ale (La bionda), una bock (La rossa), una blanche (Cloe), una weiss (Palmita), una triple (Oltre), una saison (Sybarys), e una Apa (Lupalis) che utilizza luppoli canadesi. E a fine anno arriverà la versione gluten free de La Monachella, una helles lager che avrà un un tenore di glutine inferiore a 20 parti per milione (ppm) per litro. A me sono piaciute molto la Blanche e la Weiss, ma io per questo tipo di birre ho una spiccata preferenza da sempre, il mio compagno ha trovato molto ben calibrata la rossa, con un gusto bilanciato e fresco, tendente a note amare ben evidenziate. A voi trovare la vostra preferita.

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Published on: 10 novembre 2016

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