La rivoluzione del Bardolino Chiaretto, 50 sfumature di rosé

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Nel vino, come nella vita, ci sono anni facili e anni difficili. E mentre gli anni facili passano spesso senza lasciare tracce importanti, quelli difficili lasciano sempre il segno. E non di rado accade che dalle difficoltà nascano cose nuove e coraggiose. E’ quello che è accaduto al vino Bardolino Chiaretto, che ha fatto diventare il momento di crisi dell’annata 2014 (tanta pioggia, malattie delle uve e quindi una materia prima difficile da trattare) una opportunità da cogliere per effettuare quella che è stata definita la “rosé revolution”. Il vino che tutti conoscevano, dai profumi intensi di piccoli frutti rossi e dal colore rosa carico, talvolta quasi fucsia, si è trasformato in appena un anno in un vino dai profumi agrumati, floreali e dal colore rosa tenue fino a diventare in alcuni casi pallidissimo. Un vino che punta a piacere alle donne, ma anche ai più giovani “che vogliono vini freschi e non impegnativi, non alti in gradazione alcolica”, ha spiegato il presidente del Consorzio di Tutela Franco Cristoforetti (azienda Villabella), senza tralasciare gli abbinamenti con il buon cibo e soprattutto con la cucina moderna, dal sushi ai finger food più svariati.

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Sono stata all’anteprima del nuovo Chiaretto sulla magnifica sponda veronese del lago di Garda,  nel delizioso borgo di Lazise, tra i più antichi Comuni d’Italia (“il primo” si legge nella facciata del palazzo comunale), dove la curiosità di vedere la nuova veste del Chiaretto ha fatto arrivare circa 8 mila persone. In questa edizione, all’anteprima si sono uniti i produttori del sud della Puglia, riuniti sotto l’insegna dell’associazione De Gusto Salento (di cui fanno parte cantine come Cantele, Due Palme, Conti Zecca, Tenute Rubino) ,  siglando un gemellaggio che fa bene ad entrambi e, in generale, all’unità del vino italiano. Oltre 200 le etichette presenti, in un continuo di degustazioni, sia guidate sia alla cieca, organizzate dal Consorzio di tutela.

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Ma qual’è la sintesi della ‘rosè revolution’? In sostanza: novità per i produttori, che hanno dovuto modificare lo stile produttivo, usando la ‘corvina’ (il vitigno da cui si fanno il Chiaretto, ma anche il Bardolino rosso) in modo nuovo, per ottenere un vino con meno colore e più acidità e freschezza; e novità per i consumatori, che nel bicchiere troveranno un vino dai colori che si avvicinano più ai celebri rosati provenzali e dal gusto più elegante e fresco. La scelta coraggiosa del Consorzio di tutela vini Bardolino sarà giudicata dal mercato. Oggi i produttori sono circa 70 per circa 20 milioni di bottiglie (la metà delle quali di Chiaretto, ma nelle intenzioni del Consorzio dovrebbero aumentare in futuro), destinate per buona parte all’estero, soprattutto nei Paesi del Nord Europa. L’idea è quella di valorizzare al massimo le caratteristiche del vitigno principe, la Corvina Veronese, che è in grado di regalare vini molto freschi e facilmente abbinabili al cibo. E qui non posso non citare gli straordinari tortellini di Valeggio sul Mincio, detti anche ‘nodi d’amore’, che ho mangiato al ristorante La Borsa in una ‘verticale’ fatta di tortellini fritti, in brodo, al burro e salvia, con rape rosse nell’impasto e ripieni di stracchino e radicchio e infine con zucca e amaretti.

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Del Bardolino parlo con cognizione di causa, perché in questi tre giorni mi sono cimentata in tutte e tre le degustazioni alla cieca: quella del nuovo Chiaretto 2014 (60 etichette), del Bardolino classico rosso (55 etichette) e dei rosati del Salento (19 etichette di 14 aziende) il tutto senza ubriacarmi né dare in escandescenze. Vi lascio la mia personalissima classifica, sapete che non sono una degustatrice ma solo una appassionata di buon cibo e buon vino. Ho una preferenza spiccata per i vini non troppo agrumati (una delle qualità principali di questo nuovo Chiaretto) e i miei preferiti tra i Chiaretti sono stati il Bardolino Chiaretto Cavalchina, il Monte del Fra’ e il Tre Colline. Menzione speciale per il biologico Vigneti Villabella e per quello di Tinazzi.  Tra i Rosati del Salento hanno avuto la meglio, sempre a mio giudizio,  Kreos di Castello Monaci, Corerosa di Cantine Due Palme e Rosa del Golfo dell’omonima cantina di Alezio. Infine, tra i Bardolino Classico 2014 prime posizioni per i vini di Giuseppe e Gian Pietro Girardi, Roccolo del Lago, Gentili, Marcello Marchesini e, ancora, Tinazzi.

2 Responses to La rivoluzione del Bardolino Chiaretto, 50 sfumature di rosé

  1. edvige ha detto:

    Io adoro i vini rosè. I miei preferiti restano i rossi corposi ed importanti come i piemonte ma non solo mi piacciono aspri, ma anche quelli che preso fiato…diventano morbidi.
    Cìè un vino, diciamo cosi, carsico locale che si chiama Teran. Assomiglia come sapore al Refosco ma è meno alcoolico infatti è difficile trovarlo fuori di Trieste per via della conservazione. So che qualcuno lo spedisce ma non è la stessa cosa hanno aumentato a mano il grado alcoolico. Fanno nelle trattorie dell’altopiano un sorbetto di terrano…. favoloso.
    Buona giornata e belle le foto e le info super.

    • Siciliani creativi in cucina ha detto:

      Edvige hai trovato un vino che non conosco. Questo Terrano… mi devo assolutamente documentare. A me piacciono i rosè ma soprattutto i bianchi aromatici e profumati (adoro i Traminer) e i rossi con la giusta dose di barrique, vecchi e morbidi…. Vado a capire di più sul tuo vino… Ada

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