• Semifreddo alla nocciola

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    In assoluto il gelato alla nocciola è il mio preferito. Mi piacciono in genere i gusti alla crema, non amo particolarmente quelli alla frutta, ma se dovessi chiudere gli occhi l’immagine del gelato che ho nel cuore è sicuramente quella di un cono alla nocciola, cioccolato extra fondente e panna montata. Il tutto ovviamente siciliano, anzi messinese. Perché, come si fanno i gelati da noi non si fanno da nessuna parte. La nocciola è, a mio parere, il banco di prova più duro per un gelataio: da questo gusto si capisce impietosamente la qualità della panna e della pasta di nocciole usate, ossia che tipo di materie prime utilizza la gelateria. Sulla nocciola, non ci siamo quasi mai: gusti deboli, lievi, che a occhi chiusi nessuno riconoscerebbe per nocciola. Quindi, siccome non ho una gelatiera e non posso farmi un gelato in casa, ho deciso di fare un semifreddo, con gli stessi ingredienti del gelato. E la ricetta che vi presento è strepitosa: io uso una pasta di nocciole delle Langhe, e quindi nocciola Tonda Gentile Igp del Piemonte. L’ho comprata durante un fine settimana a Cravanzana (Alta Langa) e non riesco più a farne a meno. Voi usate quella che preferite, ma è importante che sia di altissima qualità. L’alternativa alla pasta di nocciole è farsela in casa, semplicemente frullando le nocciole leggermente tostate fino ridurle quasi a poltiglia: vi servono 200 grammi di nocciole, oltre a quelle per la decorazione. Detto questo: è un dolce bellissimo, facile da fare nel complesso, stupefacente nel profumo e nel sapore. Lo preparerò per Capodanno, perché un semifreddo alla fine di un Cenone secondo me è più gradito di un dolce normale. Seguendo lo stesso procedimento potete preparare anche uno strepitoso semifreddo al pistacchio, magari da accompagnare con frutti rossi, come ho fatto qui. Buona giornata!
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  • Quiche ai carciofi, con Fontal e Trentingrana

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    Buongiorno, oggi vi tento con un piatto davvero goloso a base di carciofi, una delle mie verdure preferite, e di formaggi trentini: Fontal e Trentingrana. Per questa quiche ai carciofi ho preparato una pasta brisée alla curcuma, a base di farina integrale, burro e uova, e poi un goloso ripieno con carciofi saltati, formaggio Fontal e una crema di uova e Trentingrana del Caseificio del Primiero. E’ da considerarsi ovviamente un sostanzioso piatto unico, che io servo semplicemente con una insalata mista fresca. Potete personalizzare il ripieno utilizzando anche altre verdure o altri tipi di formaggi, visto che le torte salate sono uno dei piatti più versatili della cucina. Come vedete, da un po’ di tempo sto aggiungendo, dove posso, la curcuma alle mie ricette, non solo per il bel colore giallo vivo che dona agli alimenti, ma perché ha proprietà anti ossidanti, anti tumorali e anti infiammatorie. La curcumina, il principale principio attivo della curcuma, è però difficilmente assorbibile dal nostro organismo e, per assimilarla al meglio, dovete assumerla accompagnata da un grasso come l’olio extravergine, o da pepe nero. Inoltre, le sue preziose sostanze sono termolabili, soffrono cioè il calore. Quindi, occorre consumare la curcuma preferibilmente cruda (potete spargere la polvere su sughi, carni, pesci, insalate) o sottoponendola a cotture molto brevi, se usate la radice fresca. E’ ottima anche negli infusi, specialmente se accompagnata al tè verde. E ora vi lascio alla ricetta, buona giornata!
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  • Itinerari: Monferrato, Acqui Terme e il Brachetto Docg, una passeggiata tra le colline Unesco

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    Non è detto che il sole sia la migliore condizione per ammirare un territorio. Nel mio viaggio di tre giorni tra le colline del Monferrato Astigiano e Alessandrino non sono stata sicuramente molto fortunata dal punto di vista climatico: mi aspettavo sole, luce e tepore, e invece ho avuto per lo più nebbia, pioggia e vento. Ma ho fatto di necessità virtù ed ho imparato ad apprezzare le ombre e le nuvole che, alla fine, hanno dato un’aria struggente e romantica a questi paesaggi unici, che sono diventati nel 2014 patrimonio Unesco. In queste terre, custodi di prodotti di eccellenza, come il Brachetto d’Acqui Docg o la robiola di Roccaverano Dop, il mese di marzo è un periodo di bassa stagione turistica. Per me, che non amo i luoghi affollati, che preferisco giorni tranquilli, una occasione perfetta per costruire un itinerario tra buon cibo, ottimo vino, cultura e paesaggi meravigliosi. L’itinerario che vi propongo parte da Acqui Terme e tocca Canelli, Roccaverano, le Cattedrali sotterranee dello spumante, le cantine che producono Brachetto di Acqui Docg e non solo e tanti ristoranti in cui gustare l’ottima cucina piemontese.
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    21 marzo 2017 • viaggi • Views: 528

  • Recensioni: l’eredità dei “Parisio” nella cucina di Nicolò Conigliaro

    Passeggiando per le vie dall’impianto medievale di Acqui Terme, in pieno centro storico, a pochi passi dal Duomo e dalla ‘Bollente’, la fonte di acqua termale che scorre fumando a quasi 75 gradi (frenate lo slancio nel toccarla perché vi potreste ustionare), è possibile trovarsi di fronte a un palazzo del Settecento, Casa della Porta, di color giallo, con due piccole porte circondate che danno su una via stretta lastricata: non proseguite senza guardare perché, soprattutto se siete vicini all’ora di pranzo o di cena, avete trovato un ristorante dove vale davvero la pena fermarsi. E’ il Nuovo Parisio, nome misterioso all’apparenza, ma che in realtà vuole solo stabilire distanza e vicinanza, al contempo, con la tradizione culinaria portata avanti dalla storica famiglia di cuochi dei Parisio, fin dal 1933. Ai fornelli, in questo locale aperto dal 2012, c’è il giovane Nicolò Conigliaro, nipote di Piero Parisio, che ha deciso di sposare la più pura tradizione culinaria piemontese, abbinandola a un ambiente di grande pregio: due le sale (, separate e non comunicanti, la prima la piano terra, con un bel soffitto a volta in mattoni e la cantina a vista, la seconda al primo piano, con un meraviglioso soffitto ligneo e altissime porte dipinte del Quattordicesimo secolo. Ad affiancare Niccolò c’è una sommelier proveniente dall’Estremo Oriente, Keiko Yamada, che gestisce con cura una carta dei vini molto bene assortita, con tante referenze del Piemonte (anche il raro Timorasso) e diverse proposte dalla Francia.
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    19 marzo 2017 • recensioni • Views: 497

  • Crème caramel al mandarino

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    Lo so, potrei sembrare monotematica o quanto meno ossessionata dai mandarini. Prima la crème brulée, poi il gelo, poi il semifreddo e adesso la crème caramel al mandarino. Che posso dire? Sto riscoprendo il gusto di questo frutto che, fino a poco tempo fa, trovavo troppo agro per i miei gusti. Ma i gusti, si sa, cambiano, e oggi questa asprezza, in contrasto con la dolcezza dello zucchero, mi attrae. E quindi vi lascio la ricetta, facilissima e a prova di principiante, di queste crème caramel al mandarino, che però potete preparare e aromatizzare anche con arancia, limone o persino pompelmo a secondo del vostro gusto. Infine, se non vi piacciono gli agrumi, potete usare questa ricetta semplicemente come base per preparare una créme caramel alla vaniglia. Vi consiglio di prepararla con un giorno di anticipo, perché diventa più buona con il passare delle ore. Si conserva bene in frigorifero per 3-4 giorni e ha un profumo e una consistenza meravigliosa. Buon fine settimana!
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