• Crostata coperta al gelo di anguria (gelo i muluni)

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    Crostata coperta al gelo di anguria: la ricetta di oggi arriva dritta dritta da Palermo, dove ho trascorso qualche giorno a luglio. Clandestina è stata la visita alla pasticceria Costa, dove ho assistito alla preparazione della cassata siciliana e della frutta di martorana, girando le rispettive video ricette. Ora, io amo il gelo di anguria, quello che in Sicilia chiamiamo “gelo i muluni”, perché l’anguria per noi è il “mellone”. Da Costa, ma anche in tutte le altre pasticcerie di Palermo, ho visto il gelo servito da solo, come ho sempre fatto anche io, in piccole tartellette di pasta frolla ma soprattutto in alte crostate coperte che mi hanno molto incuriosita. Non avevo mai cotto il gelo al forno in un guscio di frolla, ho chiesto qualche consiglio ai maestri pasticceri di Costa ed ecco che oggi vi lascio la ricetta della crostata coperta ripiena di gelo di anguria. Un dolce squisito, con la burrosa pasta frolla croccante e il gelo morbido e cremoso dal profumo intenso di gelsomino (potete usare anche quelli secchi se non ne trovate di freschi) e poi l’amaro del cioccolato fondente. Una sola precauzione: il gelo di anguria va preparato il giorno prima di fare la crostata, perché deve avere il tempo di rassodare. Se non avete mai provato il gelo di anguria, approfittate per fare sia la crostata sia il gelo da solo, così potrete immaginare di essere a Palermo, ad ammirare i capolavori arabo-normanni e a respirare, dal vivo, il delicato profumi di gelsomino che pervade la mia terra. Noi lo abbiniamo a un Moscato di Noto Dop.
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  • Pasta alla Norma (la ricetta originale catanese)

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    La pasta alla Norma catanese. Mi sono sempre chiesta come sia possibile che un piatto di questa semplicità, che a casa mangiavo almeno due volte la settimana (“che facciamo oggi? Dai, una pasta alla Norma così ci sbrighiamo” era la frase ricorrente), sia diventato così famoso nel mondo e abbia avuto tanto successo. Un successo così grande da essere diventato uno dei simboli della cucina siciliana. In fondo, non è altro che pasta condita con salsa di pomodoro e melanzane fritte. E’ vero, però, che la Norma nel cuore di noi siciliani ha un posticino tutto suo. Per noi non è solo pasta con salsa e melanzane, è un piatto che riflette l’immagine della Sicilia e della sua tradizione gastronomica nell’uso del pomodoro, che deve essere possibilmente il costoluto (o al limite il San Marzano), della melanzana (meglio la turca tonda nera o la tonda violetta messinese), dell’aglio (ovviamente quello rosso di Nubia, presidio Slow Food). E poi l’olio extravergine siciliano, una Dop Monti Iblei potrebbe essere una buona scelta, e la ricotta che deve essere quella salata. Anche se nel messinese si usa la ricotta infornata che a me piace molto, ma i puristi inorridirebbero. Come pure, a casa noi facciamo un pasta alla Norma eretica che qui non posso neanche nominare. E se già sugli ingredienti si litiga non solo tra Catania, Messina e gli altri capoluoghi, ma anche tra paese e paese, sul procedimento si potrebbe addirittura finire in tribunale. No alla passata di pomodoro già pronta, non sia mai: il pomodoro va sbollentato in acqua per pochi minuti, finché non si sfarina leggermente, poi va spellato, tagliato a pezzi e rimesso a cuocere, lentamente, fino a restringersi, solo con olio extravergine (ma c’è chi non lo mette), sale, basilico, aglio dorato e quel pizzico di zucchero al quale noi siciliani non sappiamo rinunciare. Le melanzane devono essere tagliate a fette longitudinali, e rigorosamente messe a spurgare con un po’ di sale, altrimenti si imbevono troppo di olio in frittura. E, ovviamente, si frigge in extravergine, pena l’Inferno. Ancora, un paio di cose: parte delle melanzane va messa nel condimento della pasta, rigorosamente sfilacciate a mano, e parte va a guarnizione del piatto. E la pasta? Qui davvero si rischia il linciaggio: io mi attesterei sugli spaghetti. Ma c’è la corrente dei rigatoni che ha le sue ragioni. Insomma, non avevo detto che era un piatto semplicissimo? Ritiro tutto…. buona giornata!
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    19 luglio 2017 • Pasta, Piatti vegetariani, Primi piatti • Views: 2742

  • Recensioni: a Palermo lo stile mediterraneo di Osteria Ballarò


    Si chiama Osteria Ballarò, ma con lo storico e colorito mercato palermitano non ha niente a che vedere. Il locale si trova, infatti, nei pressi della Vucciria, l’altro mercato nel cuore di Palermo, che purtroppo ormai ha perso molto del suo fascino originale. L’Osteria Ballarò è un ristorante moderno, spazioso, luminoso. La luce, vera protagonista dell’arredamento, domina le due sale, grazie a una grande vetrata con vista sul cortile delle antiche scuderie di Palazzo Cattolica: legno chiaro, magnifiche ceramiche siciliane sui toni del bianco e, alle pareti, quadri e foto a rotazione di giovani artisti locali, per valorizzare a 360 gradi la creatività siciliana. La prima sala (enoteca e street food), con le colonne originali del 1400, è prevalentemente utilizzata per gustare le tante specialità del cibo di strada, accompagnate da un vino regionale. La sala ristorante, invece, è riservata ai piatti dello chef e, ovviamente, i prezzi salgono (forse un po’ troppo). Continue Reading

    17 luglio 2017 • recensioni • Views: 1328

  • Recensioni: Buatta, i piatti di una volta nel cuore di Palermo

    La “buatta”, in siciliano, è il contenitore, per lo più metallico, in cui era venduto il pomodoro pelato, ingrediente simbolo della cucina dell’isola e indispensabile per creazioni come la pasta alla norma, la caponata, la parmigiana.  Si intuisce, quindi, già dal nome che al ristorante “Buatta – cucina popolana” si va per gustare la tipica cucina palermitana. E davvero in questo locale, situato tra il Cassaro e la Vucciria, zone ad altissimo tasso turistico, dove troppo spesso la ristorazione è diventata di massa, con locali e menu fotocopia, è ancora possibile assaporare le tipicità cittadine, grazie a prodotti di qualità e rispettosi della tradizione. Buatta ha scelto di recuperare le antiche ricette nella loro forma originale, partendo da un luogo altrettanto antico: la Valigeria Quattrocchi 1870, ristrutturata in modo da conservarne il carattere originario nei tipici pavimenti a scacchi in bianco e nero e nelle colonne di ghisa che costellano la sala in stile liberty. Continue Reading

    14 luglio 2017 • recensioni • Views: 1443

  • Prosciutto, melone e fichi

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    Prosciutto crudo e melone cantalupo, o prosciutto crudo e fichi. Un abbinamento fresco, estivo, che piace a tutti. Mi sono divertita a presentare questo piatto in un modo diverso, creando un antipasto gourmet per chi, anche d’estate, non rinuncia a portare in tavola qualcosa che sorprenda senza fare, però, troppa fatica in cucina. Ho usato una fetta in sezione di cantalupo come base per gli altri elementi: il prosciutto crudo di Parma, i fichi, una crema di robiola con maggiorana e menta, un po’ di granella di pistacchi e qualche mirtillo. E’ facilissimo da preparare, direi massima resa e minimo sforzo, lo dovete servire ovviamente al piatto e comporre non oltre mezzora prima di portare in tavola, per garantire la freschezza di ogni ingrediente, ma vi assicuro che ad assemblare tutti gli ingredienti ci si mettono due minuti. Vi ricordo anche un’altra variazione sul tema, la granita di cantalupo con prosciutto crudo, per chi vuole portare a tavola una ventata di freddo siberiano. Buona giornata!
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    12 luglio 2017 • Antipasti, Sfizi • Views: 1176