• Fresine con ricotta , noci e radicchio tardivo Igp

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    Pasta con ricotta, noci e radicchio tardivo. Oggi un primo piatto facile, rapido e gustoso: un salva pranzo o salva cena che non vi farà rimpiangere preparazioni più complesse. La ricotta e le noci avvolgono le fresine (una sorta di linguine un po’ più grandi) con una crema saporita e aromatica, il radicchio resta croccante e ha una nota dolce e lievemente acidula (dovuta al vino con cui viene sfumato), il pane fritto dà quel tocco in più, croccante e gustoso. I tempi di preparazione: 15 minuti netti. E secondo me è un primo piatto di stagione perfetto anche per una cena veloce tra amici. Io ho utilizzato una pasta lunga, ma effettivamente credo che questo piatto renderebbe benissimo anche con rigatoni, mezzemaniche o casarecce. Se vi state chiedendo il perché di tante ricette con il radicchio tardivo rosso di Treviso Igp, è perché sono stata in una azienda che lo produce e lo vende on line e me ne sono stati regalati 3 chili, quindi mi sono sbizzarrita per utilizzarli al meglio. E ho scoperto che il radicchio tardivo, che ho sempre mangiato crudo o tutt’al più in un risotto, è invece estremamente versatile. E poi, fino ad aprile, è di stagione: un motivo in più per acquistarlo! Approfitto per segnalarvi, nel caso in cui l’aveste perso, articolo e video sulla produzione del radicchio tardivo Igp e la ricetta della confettura di radicchio e arance, che è davvero buona. Buona giornata!
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    21 febbraio 2018 • Pasta, Piatti vegetariani, Primi piatti • Views: 649

  • Recensioni: Somu, a San Vero Milis la casa gourmet di Salvatore Camedda

     

    Somu ristorante

    Decidere di fare il cuoco, girare il mondo, lavorare nelle brigate di grandi chef come Giuliano Baldessari e poi tornare a San Vero Milis, centro di poco più di duemila abitanti in un angolo di Sardegna tra il Montiferru e la penisola del Sinis (provincia di Oristano), per proporre una cucina essenziale, a un prezzo più che corretto, dallo stile e dalle idee decisamente poco commerciali. E’ quello che è successo a Salvatore Camedda, 35 anni, originario di Cabras, che ha scelto di aprire a dicembre 2016 il suo ristorante “Somu” (dal sardo “sa domu”, che in italiano significa la casa) negli ex locali della storica cantina della Vernaccia di Josto Puddu. Il ristorante è all’interno di una tipica casa campidanese divisa in due ambienti: un grande salone con camino centrale e una seconda sala più piccola, oltre al caratteristico cortile centrale. I coperti sono appena 25, i tavoli ben distanziati. Grande e moderna la cucina, dove lo chef lavora con il sous chef e un aiuto cuoco. In questo piccolissimo ristorante, Salvatore Camedda segue una filosofia un po’ diversa da quella di altri chef sardi, come ad esempio lo stellato Roberto Petza (Casa Puddu) e Roberto Serra (Su carduleu) e decide di non puntare tutto solo su materie prime regionali, ma bensì di aprire la propria cucina a ciò che di buono c’è ovunque (e non solo in Italia). Camedda, pertanto, non si definisce un amante del cibo a chilometro zero. Se il prodotto è di qualità, può e deve entrare nel menu. Dall’esperienza con Giuliano Baldessari, ha imparato che una ricetta può nascere da pochi ingredienti, se declinati attraverso tecniche culinarie diverse: un percorso, quello di togliere anziché aggiungere, che sta caratterizzando anche il lavoro di Stefano Deidda a Cagliari (Il Corsaro).  La leggerezza è l’altro filo conduttore della sua cucina: poche fritture, un attento uso dei grassi e del sale, valorizzazione delle spezie e delle erbe aromatiche e grande cura nel realizzare salse e sughi che non coprano il gusto naturale degli alimenti.

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    19 febbraio 2018 • recensioni • Views: 722

  • Confettura di radicchio rosso tardivo di Treviso Igp e arance rosse

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    Confettura di radicchio rosso tardivo di Treviso Igp e arance rosse. Avevate mai pensato che si potesse fare una confettura con il radicchio? Ebbene, si può. Ora, ovviamente non sono l’unica al mondo ad averci pensato, ma sono tra le poche ad avere usato non il normale radicchio, ma quello tardivo Igp, particolarmente dolce, croccante e fresco: il risultato è una confettura dolce e aromatica, grazie al succo e alla scorza di arance rosse, che io ho ulteriormente arricchito con un po’ di scorza di limone, anice stellato e rum. Ho avuto la ‘dritta’ sull’uso del radicchio tardivo da un ristoratore della Marca Trevigiana e, visto che sono tornata da Treviso con una cassetta di questo straordinario ortaggio, ho deciso di provare a fare la confettura (avete già letto il mio articolo sul radicchio tardivo Igp e guardato il video della produzione?). Il risultato è una confettura molto versatile, che potrete usare in dolce come farcia per crostate, torte, muffin o anche semplicemente a colazione su una fetta di pane e burro oppure, come piace a me, per accompagnare dei formaggi: io l’ho provata con un pecorino dolce a crosta fiorita e un erborinato di pecora sardo (il Brebiblu di Argiolas formaggi), ma soprattutto con un formaggio speciale, un pecorino stagionato erborinato che ha maturato nelle vinacce e nelle fragole del caseificio Dicecca di Altamura che mi è stato regalato da Vito Dicecca durante un incontro casuale. Galeotto fu l’incontro e qui lo ringrazio pubblicamente per la gentilezza e soprattutto per i particolarissimi formaggi che riesce a creare, con passione e fantasia. E ora vi lascio alla preparazione della confettura, buona giornata!

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    16 febbraio 2018 • Dolci (torte, biscotti, dolci al cucchiaio, muffin, etc.) • Views: 1164

  • Focaccia messinese

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    Focaccia messinese. E che avrà mai di diverso questa focaccia dalle altre, vi starete chiedendo? Intanto, insieme ai pitoni, è uno dei simboli della mia città. In secondo luogo, ha una serie di ingredienti tradizionali che sono in un certo modo codificati, e che la identificano con precisione: la scarola, la tuma siciliana, le acciughe salate (abbondanti) e il pomodorino a scocca. Come condimento si usano solo sale, olio extravergine di oliva e tanto pepe nero. L’impasto è abbastanza alto (2 centimetri circa), croccante sul fondo ma soffice all’interno, ben alveolato. Oggi purtroppo, come accade anche per i pitoni, la tuma non la utilizza quasi più nessuno (dicono gli esercenti per una questione di gusto, io vi dico che non è altro che una questione di costi, il filante costa un decimo) e chi la fa ancora con la tuma o il primo sale la prepara solo su prenotazione. Anche sulle acciughe ci sarebbe da discutere: pare non vadano più di moda, con il risultato di focacce insapori e senza mordente. Quindi anche in questo caso ho deciso di prepararmela da sola la focaccia, con il gusto della mia infanzia. La più buona, nei miei ricordi, resta quella del panificio Astone in via Garibaldi, che dopo la ristrutturazione è decisamente decaduto. Quella che vedete in foto l’ho preparata nella mia casa al mare la scorsa estate e l’ho fotografata con il cellulare: le foto non sono granché (sovraesposte come minimo) ma visto che il gusto era ottimo ho deciso di utilizzarle. Vedrete che nell’impasto (vi do le dosi sia con lievito madre sia con lievito di birra fresco) ci sono vino bianco e strutto. Potete ometterli o sostituirli ma vi assicuro che il gusto e la consistenza ne risentiranno. Per cui preparate tutti gli ingredienti giusti e, con un po’ di pazienza, gusterete uno dei piatti simbolo di Messina. Chiudendo gli occhi potrete immaginare il vento di mare dello Stretto. Ovviamente oggi sarete tutti impegnati a preparare piatti a forma di cuore per San Valentino (avrete capito che provo una certa antipatia per questa festa), ma questa ricetta potrebbe servirvi prima o poi, quindi mettetela da parte. Buona giornata!
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    14 febbraio 2018 • Piatti unici, Pizze, torte rustiche e lievitati • Views: 5641

  • Ravioli dolci fritti di ricotta (cassatelle siciliane)

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    Ravioli dolci di ricotta, ovvero cassatelle fritte siciliane. Sono dei dolcetti che in Sicilia, soprattutto nella Sicilia occidentale, si preparano nei mesi che vanno da Carnevale a Pasqua. In realtà, ormai è possibile trovarle praticamente tutto l’anno e anche in altre zone, magari con un ripieno diverso. La ricetta tradizionale, infatti, prevede una farcia a base di ricotta e gocce di cioccolato, ma si trovano anche semplicemente aromatizzate con la scorza di limone (la mia variante preferita, quella che vi lascio in questa ricetta) o con ripieni particolari come una crema di ceci con cannella, cioccolato e canditi: non ho mai assaggiato quelle con i ceci, ma trovo la variante molto interessante e proverò a rifarla presto. L’impasto è a base di farina, uova, strutto, zucchero e Marsala. Non sono difficili da preparare, ci vuole solo un po’ di manualità nella chiusura dei ravioli: dovete fare uscire tutta l’aria e sigillare perfettamente i bordi, altrimenti si apriranno un po’ in cottura (detto questo, anche a me qualcuna si apre sempre ma non succede nulla di grave). Potete prepararle con la scorza di limone o con il cioccolato, e vi suggerisco di usare le gocce perché sono più resistenti alla frittura ad alta temperatura, altrimenti vi ritroverete con la ricotta marrone. Sono ottime anche il giorno dopo e si conservano fino a 3-4 giorni a temperatura ambiente. Se vi piacciono i dolci alla ricotta, date una occhiata anche alle cassatedde al forno, con un impasto a base di frolla arricchita e una farcia di ricotta e cioccolata, e alle sfinci di San Giuseppe, uno dei miei dolci preferiti. Buona giornata!
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